• SVEZIA

Nuova legge: tutti i maschi sono stupratori potenziali

In Svezia è in discussione una nuova legge contro l'abuso sessuale, appoggiato dal primo ministro Stefan Löfven, in base al quale il concetto di violenza sessuale viene allargato a dismisura, fino a comprendere tutti i rapporti sessuali "non consensuali".

#MeToo

Homo homini lupus, ammoniva Plauto e poi Hobbes. E in Svezia, ma non solo lì, si interpreta questo aforisma quasi a senso unico: “l’uomo è un lupo per le donne”.  Anzi, un porco. Per molte femministe tutti i maschi sarebbero dei potenziali cloni di Harvey Weinstein e quindi bisogna difendersi. Anche impugnando l’arma delle leggi.

Il primo ministro svedese Stefan Löfven ha appoggiato un disegno di legge che prevede una modifica radicale in merito alla tipologia di condotte che configureranno il reato di stupro. Ad oggi il reo per finire dietro le sbarre deve avere usato violenza o deve aver minacciato la vittima. Da domani basterà la prova che il rapporto sessuale è avvenuto senza consenso. “Dovrebbe essere ovvio – ha commentato Löfven – il sesso dovrebbe essere consensuale. Se non lo è, allora è illegale”. E così ha concluso, invitando alla prudenza i portatori malsani di bollenti spiriti: “Se non sei sicuro che lei lo voglia, allora trattieniti!”.

La nuova legge nasce sulla spinta della campagna planetaria #metoo contro la violenza sulle donne. Infatti il vice primo ministro Isabella Lovin, riferendosi alla proposta di legge, ha dichiarato: “È un nuovo capitolo della storia svedese sull’uguaglianza di genere. Se solo poniamo mente, da ultimo, al movimento #metoo, vediamo quanto questa legge sia necessaria”. La proposta di legge dal punto di vista giuridico e del buon senso è un pugno in un occhio (tiratoci senza il nostro consenso, tanto per rimanere in tema). In primo luogo poniamoci un interrogativo: se il rapporto è avvenuto senza consenso, su chi ricadrà la prova che si è agito contro la volontà della vittima? Non su quest’ultima (che d’ora in poi per comodità indicheremo solo come appartenente al sesso femminile). Proprio così: l’onere della prova non ricadrà, come vogliono tutti i codici penali del mondo, su chi accusa, ma sull’accusato. Sarà lui che dovrà provare che il rapporto è stato consensuale. Ed infatti Löfven ha dichiarato: “Mettiamo al primo posto la vittima”. Bene, ma accertato che lo sia veramente.

E qui arriviamo al secondo inciampo che è realmente tragicomico. Tutti i maschietti temendo che dal letto si passi direttamente alla brandina di una cella  si staranno domandando due cose. La prima: quali atti esprimono in modo incontrovertibile, anche davanti a dei giudici, il consenso all’amplesso? Pare che siano sufficienti non solo parole, ma anche gesti. D’accordo – direbbe il biondo Erik – ma quali parole e gesti mi terranno alla larga dalle patrie galere? Non si sa. Il margine di incertezza è enorme. Lei che ti ha detto: “Mi piaci”, esprime un “Sì, facciamolo”? E parimenti altre espressioni simili quali “Sei divertente e simpatico – Non ti vedo più come un amico – Pensi di sposarti e mettere su famiglia?” possono esprimere sia attrazione sessuale che indicare meri giudizi estetici o addirittura curiosità sociologiche. Ancor più scivoloso il campo dell’ermeneutica del linguaggio non verbale. La strizzatina d’occhio di lei significava “andiamo a letto” oppure solo “prendiamo qualcosa al bar”? E se era solo un tic? Che facciamo? Ci portiamo dietro un profiler che lavora in polizia per capire le reali intenzioni della fanciulla? La decodificazione del linguaggio del corpo diventerà un esercizio irto di pericoli.

Dunque la norma pecca di mancanza di tassatività, ossia io cittadino devo sapere esattamente, prima di finire a processo, quali sono le condotte illegittime e quali legittime e quindi il legislatore deve descrivere con somma precisione il discrimen tra atto criminale e atto lecito. Ed invece il ministro della Giustizia, Morgan Johansson, ha fatto sapere che si deciderà “caso per caso” se quella parola o quel gesto dovevano essere considerati espressione di libera volontà di avere un rapporto sessuale oppure no. Quindi solo dopo che si avrà assunta la condotta e nel bel mezzo del processo. Assolutamente folle. In breve avremo metà popolazione maschile svedese che, nel mentre del trasporto amoroso o godereccio, sarà nel panico e continuerà a pensare: “Lo voleva oppure no?”. Altro che ansia da prestazione. Qui cadremo nell’ansia da carcere.

E dunque – ecco la seconda domanda che si porranno milioni di Erik - come difendersi? I commentatori più acuti hanno già la risposta pronta: basta far sottoscrivere alla pettoruta Klara un consenso scritto (e chi prova che tale consenso era davvero libero? La dinamica della prova non può che procedere all’infinito). Sarebbe l’unico modo per evitare una castità coatta da scontarsi in carcere. In effetti ci pare la soluzione più congeniale ai prodromi che portano al congresso carnale (come amavano definirlo i moralisti di un tempo). E così nell’eccitazione del momento il biondo Erik dovrà avere il sangue freddo di tenere la pettoruta Klara lontana da sé, andare a recuperare il documento già compilato e la penna nella tasca dei jeans, farla accomodare, foss’anche giù in costume adamitico, trovare una superficie piana per farla firmare, aspettare che legga tutto il contenuto e dopo che il lapis avrà vergato l’immacolato foglio, ecco che si potrà riprendere da dove ci si era fermati. Il vero problema d’ora in poi sarà dunque che la penna non si inceppi e non altri disguidi di natura simile ma di ordine fisico. Naturalmente si inventeranno anche app che, come quando ricevi un pacco dal corriere, permetteranno di firmare direttamente sullo schermo dello smartphone. I più scrupolosi suggeriscono di non uscire più di casa senza un registratore, oppure che i più disinvolti montino permanentemente in testa una GoPro (è una telecamera) per avere le prove filmate di tutto. Ce ne rendiamo conto: rasentiamo la pornografia, ma non si potrà lasciare più nulla al caso o al buon cuore di Klara. C’è chi magari proporrà di ingaggiare anche un notaio, ma sarebbe peggio che avere la suocera che dorme nella stanza accanto a quella degli sposi. A proposito di coniugi: il sesso burocratico riguarderà anche loro perché anche i mariti sotto sotto sono dei cavernicoli.

Poi ovviamente ci sarà il problema del contenuto del documento esprimente il consenso. Suggeriamo il seguente: “Io sottoscritto/a………., nato a…… il…… residente in……..CF…..con la presente esprimo il mio consenso affinchè il Sig./la Sig.ra…. (seguono le medesimi generalità) abbia con me un rapporto di natura sessuale [chi vorrà potrà anche specificare meglio cosa o cosa non si vuole fare]. Tale consenso è valido solo dalle ore….. alle ore….”. L’ultima postilla è fondamentale altrimenti vi troverete il biondo Erik in pianta stabile nel vostro letto. Va da sé che la pettoruta Klara potrebbe anche cambiare idea durante il rapporto. E’ bene quindi sospendere di tanto in tanto l’esercizio genitale e  verificare, sempre per iscritto, le disposizioni della di lei persona.

Certo, tutta la pratica pare un tantino artificiosa e sofisticata, una sorta di castrazione burocratica delle tanto sbandierate gioie del sesso, e, come una novella doccia svedese, raffredderà un po’ gli animi degli abitanti dei fiordi che in quanto a caldo non se la passano già bene, ma sembra proprio necessaria per tutelare l’incolumità delle donne. Poi c’è il problemino della suscettibilità femminile: “Come? – vi griderà dietro lei – Se hai con te il foglio del consenso vuol dire che avevi già intenzione di portarmi a letto! Oppure significa che ci provi con tutte!”. Ecco, in questo caso è palese che questa reazione significa “No, non voglio”. Meglio non insistere. Senza poi contare che questa nuova disciplina sarà uno coltello affilatissimo in mano alle vendicatrici di professione che, pur non avendo subito violenza, vorranno farla pagare al fidanzato che l’ha abbandonata oppure al ragazzo che alla festa non l’ha degnata nemmeno di uno sguardo. Servirà anche come arma di ricatto di massa per avere attenzioni, soldi e benefits in più. Basterà trascinare il poverino in tribunale con l’accusa di stupro e poi sarà suo onere provare che lei invece era consenziente. Non avevi con te il documento del consenso informato? Affari tuoi.

Il sesso con consenso, ossia il sesso consessuale, è l’ultima deriva di tre principi marci fino al midollo. Primo: l’idea del sesso sicuro. Come devi metterti il preservativo prima di un rapporto sessuale per tutelare la tua salute, così devi firmare il modulo pre-coito per tutelare la tua libertà, altrimenti finisci al fresco. Secondo principio che ha partorito questo monstrum giuridico: l’individualismo. Senza il mio permesso dentro la mia sfera personale non ci deve entrare nessuno. E’ abolita la fiducia: prima mi devi provare che non sei un criminale, poi forse ci possiamo conoscere. E’ l’etica della diffidenza, secondo la quale l’altro è un tuo nemico. Se non lo è, allora lo puoi usare per il tuo piacere. E’ la medesima etica che ha partorito il consenso informato in ambito clinico per difendersi da supposti soprusi dei medici. E così anche le camere da letto sono diventate camere operatorie e la sessualità si è trasformata in un intervento medico che necessità di bolli e controbolli. Tutto questo è accaduto perché si è abolito il valore del matrimonio che è basato sulla fiducia, che può certo essere tradita, ma che richiama costantemente a dare e meritarsi fiducia. Un progetto di vita a due presuppone che l’altro non usi violenza, perché lo conosci, lo ami, ti fidi. Solo il sesso nomade e random poteva portare alla certificazione ISO 9000 del partner. Chiedere l’autenticazione delle sincere intenzioni, significa temere l’altro, non abbandonarsi con cuore, cervello e corpo nel cuore, cervello e corpo dell’altro. Ma ovviamente se intendi la sessualità solo come un fast-food e un take-away allora è chiaro che spesso ti porti a casa un perfetto sconosciuto. Il libertinaggio sessuale che forse in Svezia trova la sua patria di elezione, per paradosso, ha condotto a ridurre in vincoli la tanto celebrata libertà sessuale. Dalla spontaneità del sesso, alla sua formalizzazione, alla sua burocratizzazione, dallo slancio animalesco verso il corpo dell’altro all’atteggiamento difensivo e accorto di chi sospetta che sotto le vesti dell’agnello si nasconda un lupo. Ma forse, paradosso nel paradosso, tutto questo butterà un po’ d’acqua sul fuoco delle passioni che trascinano molti al sesso randagio e promiscuo. Non tutti i mali…