• INTERVISTA: EMILIO COLOMBO

Non sparate sul franco CFA. E' solo una moneta africana

Le accuse del vicepremier Di Maio alla Francia continuano a scaldare gli animi degli italiani (e anche dei nostri lettori). Ma è vero che la Francia sta conducendo in Africa una politica neocoloniale, attraverso la valuta del franco CFA? L'accusa non ha senso, come spiega alla NBQ Emilio Colombo, professore di Economia Politica all'Università Cattolica di Milano.

banconota da 10.000 franchi CFA

Il franco CFA è l’oggetto di una crisi diplomatica fra Italia e Francia. Il vicepremier Luigi Di Maio ha accusato la Francia di neocolonialismo: Parigi userebbe lo strumento monetario del franco CFA per frenare la crescita delle sue ex colonie nell’Africa occidentale e centrale. E sarebbe questa, dunque, una delle cause profonde dell’emigrazione africana in Europa e in Italia. L’accusa ha fatto sì che il governo francese convocasse l’ambasciatrice italiana, Teresa Castaldo, per chiarimenti. E nel frattempo la polemica infuria, anche fra privati cittadini, sui social network, nei blog così come nei maggiori quotidiani. E' un tema che scalda gli animi e sta provocando un diffuso e trasversale sentimento anti-francese. La Nuova Bussola Quotidiana, per saperne di più, ha dunque intervistato Emilio Colombo, professore ordinario di Politica Economica, presso la facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Professor Colombo, ci spiega brevemente cosa è il franco CFA e quali paesi lo usano?

E’ una moneta usata da 14 paesi nell’area dell’Africa sub-sahariana. In realtà è un accordo che unisce due aree valutarie preesistenti, una dei Paesi centro-africani e l’altra dei Paesi dell’Africa occidentale. Si chiama franco perché, a eccezione della Guinea Bissau e della Guinea Equatoriale, sono tutti Paesi che in passato erano colonie francesi, che avevano precedentemente un tasso di cambio fisso con il franco. Quando il franco è diventato euro, hanno adottato un tasso di cambio fisso con l’euro. E’ un’unione valutaria, tanto quanto l’euro, fra un gruppo di Stati africani. La differenza rispetto all’euro è che, mentre la moneta unica europea ha un tasso di cambio flessibile nei confronti di tutte le altre valute, il franco CFA ha un tasso di cambio fisso nei confronti dell’euro.

Materialmente, il franco CFA è stampato in Francia o nei paesi che lo hanno adottato?

Dove sia stampato è irrilevante. Esistono stamperie specializzate, perché occorrono tecnologie sofisticate per evitare la contraffazione. Stampano valuta per tanti Paesi diversi. Nemmeno l’euro è stampato tutto nei Paesi dell’eurozona, perché certe banconote sono prodotte nel Regno Unito, ad esempio. Poche banche centrali stampano loro stesse la moneta, nella maggior parte dei casi danno valore alle banconote stampate da terzi, emettendole formalmente. Chi stampa materialmente la moneta, ovviamente, viene pagato per il suo servizio.

E’ vero che la Francia impone una sorta di tassazione ai paesi africani che hanno il franco CFA?

No, è falso. Perché, per adottare un tasso di cambio fisso, la banca centrale che emette la valuta garantisce che il prezzo di quella valuta, nei confronti dell’euro, sia fisso. Per farlo deve comprare e vendere euro contro franchi CFA, per poter mantenere sempre lo stesso prezzo stabilito. Poiché è la Banca di Francia che garantisce la convertibilità con l’euro, chiede alle due banche centrali (delle due unioni valutarie africane che hanno adottato il franco CFA, ndr) di depositare una certa quantità di riserve, proprio per poter svolgere quella operazione di scambio. La Banca di Francia, poi, corrisponde un interesse alle due banche centrali africane, per i depositi che queste lasciano. Quindi è il contrario di una tassa, se proprio vogliamo metterla su questo piano.

E’ vero che il franco CFA è una delle cause dell’emigrazione dall’Africa all’Europa?

Il secondo paese da cui partono gli immigrati in Italia è l’Eritrea, che non è nell’area del franco CFA e non è neppure una ex colonia francese. E' una ex colonia italiana. E quindi per questo dovremmo dire che la colpa dell’emigrazione sia dell’Italia? Se guardiamo ai numeri, il primo paese di origine che appartiene all’area del franco CFA è la Costa d’Avorio, da cui arriva appena il 7% del totale degli immigrati in Italia. In senso lato, non è mai stata dimostrata alcuna relazione fra l’uso di una moneta e i flussi migratori.

Come vanno le economie che hanno adottato il franco CFA?

Né meglio, né peggio rispetto a paesi equivalenti che non hanno adottato questa valuta. Il franco CFA, possiamo dire, non ha portato a grandi risultati in termini di crescita, ma neppure in termini di recessione. Non c’è comunque una relazione chiara fra l’introduzione di questa valuta e le performance economiche. Negli ultimi venti anni possiamo osservare che la quota di interscambio di questi Paesi africani con l’Europa si è dimezzata. Vent’anni fa il 50% dei loro scambi commerciali avveniva con l’Europa, adesso la quota si è ridotta a circa il 25%, perché sono aumentati molto gli scambi con la Cina, con l’India e con altre realtà emergenti. Questo ci suggerisce che tutto questo “giogo economico” imposto dalla Francia sembra proprio non esserci, altrimenti avremmo dovuto vedere un aumento degli scambi con la Francia e dell’Europa. Rispetto ad altri paesi africani, nell’area del franco CFA (questo lo possiamo osservare con certezza) c’è meno inflazione e più disciplina fiscale. E questo è il motivo principale per cui tali paesi hanno scelto di adottare un regime di cambio fisso, con il franco prima e con l’euro poi. Non dobbiamo dimenticare che, quando l’inflazione era un problema, uno dei metodi che si ritenevano più efficaci per contrastarla era proprio l’adozione di un cambio fisso. Questo è il motivo per cui abbiamo sempre cercato di adottarlo anche in Europa. Ora sappiamo che esistono altri metodi per ridurre il tasso di inflazione. Da questo punto di vista è venuto meno, almeno in parte, il motivo per adottare il franco CFA. I paesi che lo usano possono, liberamente, scegliere di sganciarsi. Basta che lo decidano. Nessuno li obbliga, nessuno li vincola, è una loro scelta.

E’ vero che il franco CFA è una delle cause dell’intervento francese in Libia? Si dice che Gheddafi volesse sostituire quella valuta con una sua moneta pan-africana…

La Francia non guadagna nulla dal franco CFA, dunque la causa non sussiste. Questo non vuol dire che la Francia non avesse motivi politici per intervenire in Libia, ma non certo il franco CFA. Il fatto stesso di chiamare quella moneta “franco” non ha una valenza politica. Oggi potrebbero chiamarlo “euro” o “dollaro”, non cambierebbe nulla.