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No-vax un pericolo. Ma la censura Facebook è peggio

Facebook troverà il modo di eliminare o rendere invisibili i contenuti no-vax. Non c’è dubbio che l’ideologia no-vax sia antiscientifica e profondamente infondata, ma soprattutto in Italia, con l’ascesa al potere dell’ignoranza pentastellata, i no-vax fanno parlare di sé più di quanto dovrebbero. Tuttavia, l’attività censoria di Zuckerberg è una cosa evidentemente pericolosa.

È deciso. Ancora non si sa se rimarrà la classica uscita “a parole” di Mark Zuckerberg, giovane e potente fondatore del social media più influente al mondo, Facebook (che conta al suo interno circa 2 miliardi di utenti sparsi nel mondo), o se invece si attiverà con interventi diretti. Quello che però è certo è che Facebook troverà il modo di eliminare o rendere invisibili i contenuti no-vax - ovvero di coloro contrari alla vaccinazione obbligatoria per mille ragioni - in tutto il mondo.

Il tutto è chiaramente condito dalla dialettica di Facebook e dei suoi vari esponenti della comunicazione, che al fine di minimizzare le fake news hanno adocchiato i no-vax come la prossima cricca da far finire al bando. Facebook ha nei suoi piani di sfavorire il ranking dei gruppi e delle pagine no-vax sia nel NewsFeed degli utenti sia nella pagina di ricerca, mentre su Instagram - altro social network di cui Facebook è proprietario - non saranno presenti contenuti antiscientifici sulla pagina Explore e sulla pagina con gli hashtag utilizzati dagli utenti.

Già il mese scorso Facebook si sarebbe mossa nella direzione sopra descritta eliminando l’etichetta “vicino a teorie no-vax” dalla targettizzazione della sua audience nelle attività pubblicitarie all’interno della piattaforma. Cosa interessante, poiché fa capire che il social di Zuckerberg, quando si tratta di fatturare, non guarda in faccia nessuno. Ma sul fatto che Facebook ha perso la sua verginità ideologica già da qualche tempo - nonostante i continui ritorni di Zuckerberg - questo sito è pieno di testimonianze in tal senso.

Il problema è sorto quando il membro della Camera dei Rappresentanti della California Adam Schiff ha messo l’accento sulla responsabilità che avrebbero Facebook e YouTube (di proprietà di Google, ricordiamo) nella prolificazione di contenuti non-scientifici, chiedendo quindi alle due società di muoversi affinché fossero condivisi solo contenuti scientificamente corretti. Tuttavia, non è stata la prima volta in cui Zuckerberg è stato interrogato sulla sua posizione in merito ai vaccini. Nel 2015 avrebbe scritto, in un commento a un post che sponsorizzava un libro sui vaccini, che «La scienza parla chiaro: le vaccinazioni funzionano e sono importanti per la salute degli individui e delle comunità».

Lo scorso mese anche YouTube avrebbe mosso i primi passi in tal senso, rimuovendo una larga parte di contenuti di disinformazione. Anche perché uno studio della Royal Society of Public Health ha scoperto che almeno la metà dei genitori con bambini in età vaccinale sarebbe stata esposta a contenuti di disinformazione sulla pratica della vaccinazione. Un’emergenza che è stata dichiarata sia dallo Stato di Washington, dove i casi di malattie sorte a seguito di mancate vaccinazioni sono stati 37 nell’ultimo periodo, sia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha inserito la mancata-vaccinazione come una delle 10 grandi minacce sanitarie del 2019.

Non c’è dubbio che l’ideologia no-vax sia antiscientifica e profondamente infondata, un po’ come il terrapiattismo, ad esempio. Ma a differenza di quest’ultimo, il credo no-vax è sicuramente più pericoloso perché più sedimentato e più ampio. Soprattutto in Italia, con l’ascesa al potere dell’ignoranza pentastellata, i no-vax fanno parlare di sé più di quanto dovrebbero. Tuttavia, l’attività censoria di Zuckerberg, che seguendo richieste esterne o credenze interne può decidere cosa mostrare ai nostri occhi o meno, è una cosa evidentemente pericolosa.

Il problema è che la piattaforma, nel suo essere sempre progressista di mentalità, attua una politica estremamente reazionaria e censoria nei confronti di ciò che reputa contrario alle proprie credenze. Ciò è estremamente pericoloso, perché se da una parte questo limiterà sicuramente l’incorrere in fake news a ogni piè sospinto, dall’altra ci avvicina a quella distonia del “Grande Fratello” di Orwell che vediamo sempre più attualizzata. Il punto è che l’ignoranza va combattuta con il suo nemico naturale, cioè la cultura, e non con la censura. Ma forse questo Zuckerberg ancora non l’ha capito.