a cura di Francesco Boezi
  • CILE

Niente Te Deum per il cardinale Ezzati

Il cardinale Ezzati con papa Francesco

Il cardinal Ricardo Ezzati non parteciperà al Te Deum del prossimo 18 settembre. Una notizia confermata anche dal quotidiano La Tercera (clicca qui). Prendere una decisione del genere non deve essere stato semplice: quella è la data in cui ricorre la festa nazionale della nazione sudamericana. La Chiesa, così facendo, ha chinato la testa al volere del presidente Sebastián Piñera. Secondo la redazione de il Sismografo (clicca qui), infatti, sarebbe stato proprio l’esponente politico a spingere affinché Ezzati non presenziasse al Te Deum. La politica, insomma, segna un punto sul suo pallottoliere. A sostituirlo ci sarà il decano della cattedrale di Santiago.

Una delle procure che sta indagando sul maxi-scandalo che ha travolto l’intero episcopato di quella nazione, è arrivata a convocare anche Ezzati. Finché l’interrogatorio non avrà luogo e, soprattutto, finché la posizione del porporato naturalizzato cileno non verrà chiarita, il quadro riguardante l’alto prelato non potrà definirsi chiuso. Ezzati sarebbe accusato di coperture su abusi ai danni di minori.

Il porporato ha dichiarato di non aver mai ostacolato la giustizia, ma qualcuno, specie dopo la presentazione del dossier di monsignor Charles Scicluna, ha ipotizzato che al Papa fossero arrivate informazioni sbagliate. Chi sono i responsabili di quella “mancanza di informazioni vere ed equilibrate?”. I lettori più attenti lo ricorderanno: era stato lo stesso Bergoglio a sottolineare l’esistenza di questo problema. Papa Francesco ne aveva parlato all’interno dello stesso scritto in cui aveva in qualche modo ammesso di aver commesso errori di valutazione.

L’ecclesiastico più vicino al pontefice, almeno in linea di prossimità dottrinale, sarebbe un altro: il cardinale Francisco Javier Errázuriz, cileno e membro del C9, cioè del minidirettorio voluto dall’ex arcivescovo di Buenos Aires per riformare “nel profondo” la Curia di Roma. Difficile, se non impossibile, individuare le presunte responsabilità di chi potrebbe aver mischiato un po’ le carte in Vaticano. Le certezze sullo scandalo pedofilia in Cile, almeno per ora, sono queste: 158 indagati; un cardinale convocato in procura e “costretto” a non partecipare al Te Deum. Se a questo sommiamo le dimissioni dell’intero episcopato, la domanda diviene consequenziale: la Chiesa cilena esiste ancora?