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Nella battaglia di Idlib lo scontro tra Russia e Turchia

Lo scontro riaccesosi nei governatorati di Idlib e Hama tra le forze fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad, e l’opposizione, che sta colpendo numerosi obiettivi civili, viola il cessate il fuoco imposto a settembre da Russia e Turchia che ora, da alleate, tornano a dividersi sugli obiettivi.

L'esito degli attacchi in un villaggio della provincia di Idlib

Si riaccende lo scontro nei governatorati di Idlib e Hama tra le forze fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad, e l’opposizione. In poco più di due settimane, i raid aerei del governo avrebbero raggiunto numerosi obiettivi civili, tra i quali 18 strutture sanitarie e almeno 16 istituti scolastici.

Ultima grande roccaforte dell’opposizione, il governatorato di Idlib ospita circa 3 milioni di persone, il triplo rispetto al 2011, anno dello scoppio della guerra civile siriana. Negli ultimi otto anni, Idlib ha rappresentato un riparo per i civili e i ribelli fuggiti dai combattimenti che imperversavano in altre zone della Siria. Qui si sono rifugiati anche i civili costretti ad abbandonare il distretto di Afrin, in seguito all’avvio dell’operazione turca Ramoscello d’Ulivo del gennaio 2018, nonché i combattenti di Hayat Tahrir Al-Sham, rimpatriati con le loro famiglie dai campi profughi libanesi di Arsal, nell’agosto 2017.

L’escalation degli ultimi giorni ha attirato su Idlib l’attenzione della comunità internazionale, preoccupata che il governatorato possa diventare la prossima Aleppo, città che, nella seconda metà del 2016, era stata teatro di una delle più lunghe e sanguinose battaglie dell’intero conflitto siriano. Un timore che, negli ultimi giorni, sembra assumere i contorni di una possibilità concreta.

Considerando il governatorato un “obiettivo legittimo” da colpire per riprendere il pieno controllo del territorio nazionale, il governo siriano ha descritto l’escalation di Idlib come una campagna contro il terrorismo, in risposta agli attacchi degli estremisti presenti nel governatorato. Il territorio, infatti, insieme a parte dei vicini governatorati di Aleppo, Hama e Latakia, si troverebbe sotto il controllo delle fazioni dell’opposizione, che governano insieme al gruppo Hayat Tahrir Al-Sham (Hts), un’organizzazione militante del salafismo jihadista coinvolta nella guerra civile siriana.

Al tempo stesso, i recenti scontri costituiscono una violazione del cessate-il-fuoco imposto nel territorio da Russia e Turchia, che, nel settembre 2018, hanno concordato a Idlib  la creazione di una “zona cuscinetto demilitarizzata”, pattugliata da soldati turchi e russi. I raid governativi sarebbero stati condotti con il supporto della Russia, alleata di Al-Assad e sostenitrice della tregua, e in più avrebbero colpito anche le truppe turche stanziate a Idlib. La partecipazione di Mosca negli attacchi aerei sarebbe dovuta - secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani - all’incapacità dimostrata da Ankara nel frenare le operazioni di Hayat Tahrir Al-Sham.

Preoccupata che l’escalation possa minare il raggiungimento di una soluzione politica in Siria, negli ultimi giorni, Ankara ha intimato ad Al-Assad di porre fine ai bombardamenti. Per nulla convinto delle motivazioni del presidente siriano, Erdogan ha accusato Al-Assad di voler boicottare le relazioni tra Russia e Turchia, impegnate, insieme all’Iran, a trovare un accordo per la stabilizzazione del Paese mediorientale.
Per Ankara, la Russia è un alleato chiave per la tutela dei suoi interessi all’interno del territorio siriano. L’obiettivo della Turchia, infatti, è controllare il confine con la Siria al fine di proteggere il proprio territorio nazionale dall’Unità di Protezione Popolare (Ypg), milizie curde siriane considerate da Ankara un gruppo terroristico.

Finora, Mosca e Ankara sono riuscite a mantenere stabile la cooperazione in Siria, pur tutelando ognuna i proprio interessi e continuando a sostenere parti avverse nel conflitto: la Russia è alleata del governo siriano, mentre la Turchia sostiene alcune fazioni dell’opposizione. Arrivati alle battute finali della guerra civile, tuttavia, le divergenze tra le due parti sono diventate sempre più difficili da ignorare. In questo contesto, Idlib rappresenta un nodo cruciale per le due parti, avendo per entrambe un’importanza strategica.

Ankara si è impegnata a proteggere l’opposizione che risiede nel governatorato e teme di perdere il peso politico assunto nel conflitto, se il governo siriano prenderà possesso di Idlib. Le conseguenze potrebbero essere una nuova ondata di rifugiati siriani che si riverseranno verso il confine turco e il concretizzarsi della minaccia curda nel territorio di confine.

La Russia, invece, mira a riprendere il controllo delle autostrade M4 e M5, che collegano rispettivamente Latakia ad Aleppo e Damasco ad Aleppo e che per due terzi si snodano attraverso il governatorato di Idlib. Gli obiettivi sono limitare la possibilità di attacchi dei ribelli contro la propria base militare di Hmeimim, a Latakia, e aiutare il governo siriano a riprendersi economicamente.

Una possibilità per uscire dall’impasse - suggerita dal ricercatore Joe Macaron dell’Arab Center Washington DC -, potrebbe essere un nuovo compromesso tra Turchia e Russia: Ankara potrebbe espandersi su Tel Rifaat e, in cambio, Mosca otterrebbe il consenso turco per avanzare nel sud di Idlib. Tuttavia, i termini di questo accordo sembrerebbero difficili da negoziare. Innanzitutto, è improbabile che Mosca possa acconsentire a un bombardamento turco  nel territorio settentrionale della Siria, così come che Ankara acconsenta a un’offensiva russa nel governatorato di Idlib, a scapito dei suoi alleati. Secondariamente, il governo siriano potrebbe opporsi alla possibilità di un accordo turco-russo sul territorio di Tal Rifaat, che farebbe passare parte del suo territorio nazionale sotto il controllo di un Paese terzo.