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Missionari uccisi, l'Africa è il continente più pericoloso

L’Africa detiene purtroppo molti primati negativi. Nel 2018 si è di gran lunga aggiudicato tra gli altri quello tragico di essere il continente più pericoloso per i missionari: 21 quelli uccisi, su un totale di 40 in tutto il mondo. È quanto emerge dal rapporto annuale pubblicato da Fides, l’Agenzia delle pontificie opere missionarie.

Una chiesa africana

L’Africa detiene purtroppo molti primati negativi. Nel 2018 si è di gran lunga aggiudicato tra gli altri quello tragico di essere il continente più pericoloso per i missionari: 21 quelli uccisi, su un totale di 40 in tutto il mondo. È quanto emerge dal rapporto annuale pubblicato da Fides, l’Agenzia delle pontificie opere missionarie, il 29 dicembre secondo cui inoltre anche il 2018 stabilisce un record. Risulta infatti l’anno con più vittime dall’inizio del secolo (nel 2017 i missionari uccisi sono stati 23) e uno degli anni peggiori dal 1990 a oggi, superato solo dal 1996, con 48 morti, dal 1997, con 68 morti, e dal 1994, con ben 248 morti, in gran parte vittime dei massacri compiuti in Rwanda dove nella primavera di quell’anno si compì il genocidio dell’etnia Tutsi. 

Fides precisa di usare il termine “missionario” per tutti i cristiani che, in virtù del Battesimo, sono soggetti attivi di evangelizzazione. “Del resto – spiega l’agenzia nell’introduzione al rapporto – l’elenco annuale ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, non espressamente ‘in odio alla fede’. Per questo si preferisce non utilizzare il termine ‘martiri’, se non nel suo significato etimologico di ‘testimoni’, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro”.

Fides dunque comprende nell’elenco delle vittime non solo chi viene ucciso “in odio alla fede”, ma anche chi perde la vita perché svolge la propria opera di evangelizzazione in contesti violenti, e spiega perché. “Anche quest’anno – si legge nel documento – molti missionari hanno perso la vita durante tentativi di rapina o di furto, compiuti anche con ferocia, in contesti sociali di povertà, di degrado, dove la violenza è regola di vita, l’autorità dello stato latita o è indebolita dalla corruzione e dai compromessi, o dove la religione viene strumentalizzata per altri fini. Ad ogni latitudine sacerdoti, religiose e laici condividono con la gente comune la stessa vita quotidiana, portando la loro testimonianza evangelica di amore e di servizio per tutti, come segno di speranza e di pace, cercando di alleviare le sofferenze dei più deboli e alzando la voce in difesa dei loro diritti calpestati, denunciando il male e l’ingiustizia. Anche di fronte a situazioni di pericolo per la propria incolumità, ai richiami delle autorità civili o dei propri superiori religiosi, i missionari sono rimasti al proprio posto, consapevoli dei rischi che correvano, per essere fedeli agli impegni assunti”.

L’elenco dei missionari uccisi nel 2018 comprende 35 sacerdoti, 19 dei quali in Africa, 12 in America, tre in Asia, uno in Europa; quattro laici, tre in America e una in Africa; e un seminarista, ucciso in Africa. In America gli omicidi sono stati commessi tutti in paesi latini: sette in Messico, due in Colombia, due in Nicaragua, uno rispettivamente in Venezuela, Ecuador, El Salvador e Perù. In Asia sono morti tre sacerdoti: due uccisi nelle Filippine e uno in India. L’unica vittima in Europa è un sacerdote originario della Repubblica del Congo, cappellano a Berlino della comunità cattolica francofona. Sei dei 19 missionari caduti in Africa sono stati uccisi in Nigeria, cinque nella Repubblica Centrafricana, tre nella Repubblica democratica del Congo, uno in Camerun, Costa d’Avorio, Sudan del Sud, Kenya e Malawi.

 “I missionari che raggiungono il riconoscimento del loro martirio da parte della Chiesa costituiscono quasi la punta dell’icebeg di questo calvario contemporaneo – sottolineano gli autori del rapporto – è quasi impossibile infatti compilare l’elenco di vescovi, sacerdoti, suore, operatori pastorali, semplici cattolici, operatori umanitari o membri di organizzazioni internazionali, che vengono aggrediti, malmenati, derubati, minacciati. Come è impossibile censire le strutture cattoliche a servizio dell’intera popolazione, senza distinzione di fede o di etnia, come scuole, ospedali, centri di accoglienza, che sono state assalite, vandalizzate o saccheggiate. Particolare dolore provocano poi le chiese profanate o incendiate, le statue e le immagini sacre distrutte, i fedeli aggrediti mentre sono raccolti in preghiera. Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo”. (La Nuova Bussola Quotidiana, consapevole di ciò, da sempre cerca di andare oltre alla “punta dell’iceberg”, seguendo e documentando le vicende dei cristiani perseguitati, e da oltre un anno a tal fine ha creato il blog Cristiani perseguitati costantemente aggiornato, con notizie da tutto il mondo).

Inoltre di recente si sono moltiplicati i casi di sequestro di sacerdoti e suore. Spesso si tratta di rapimenti a scopo di estorsione e in questo caso di solito la liberazione avviene dopo pochi giorni. Ma non sempre è così. Fides dedica un paragrafo ai religiosi rapiti e di cui non si hanno più notizie: il gesuita italiano, padre Paolo Dall’Oglio, sequestrato a Raqqa, in Siria, nel 2013, padre Gabriel Oyaka, nigeriano spiritano, rapito nello stato del Kogi, nella Middle Belt della Nigeria, la suora missionaria Gloria Cecilia Narvaez Argoty, colombiana, rapita da al Qaeda in Mali nel 2017, e padre Pierluigi Maccalli, della SMA, rapito in Niger, nella sua missione di Bamoanga, nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018, molto probabilmente vittima di uno dei gruppi jihadisti attivi nella regione.  

Il testo integrale del rapporto può essere consultato sulla pagina web di Fides. Si trova allegato all’articolo pubblicato il 29 dicembre 2018, intitolato Vaticano - I missionari uccisi nell’anno 2018.