• I TESTIMONI DELLA MARCHA ARGENTINA

Medico alla sbarra: "Ho detto no all'aborto, ma ho salvato 2 vite"

Un laicato cattolico responsabile e che non arretra di fronte al nemico. Le storie più commoventi alla Marcha per la vita in Argentina. Come quella di Leandro Rodríguez Lastra, ginecologo sotto processo per essersi rifiutato di praticare un aborto su una 19enne. Ora il bambino è sano ed è stato dato in adozione. (VERSION EN ESPAÑOL)

Senza paura e senza chiedere permesso. E’ il popolo che ha manifestato per la vita in Argentina sabato scorso. Lo ha fatto nel mezzo di ostacoli, tentazioni e limitazioni tipiche della condizione umana. E’ certo però che l’ha fatto senza indietreggiare di fronte all’avversario.

Sabato c’erano più di 2 milioni e 500 mila persone a dire “presente” nel momento in cui ci era richiesto di difendere, conservare e trasmettere i principi fondanti della patria.

“Sono Leandro Rodríguez Lastra, sono medico della Provincia di Rio Negro, della città di Cipolletti”. Comincia così una delle testimonianze più significative di questa marcia. Leandro infatti oggi è sottoposto a un processo per essersi rifiutato di realizzare un aborto a 22 settimane e mezzo di gestazione. I suoi accusatori hanno invocato un protocollo istituzionale inventato a partire da un discutibile errore della Corte Suprema di Giustizia conosciuto come F.A.L.

Lastra è accusato per un caso che coinvolge una giovane di 19 anni, rimasta incinta dopo uno stupro e alla quale sono state somministrate pastiglie abortive nell’ospedale della cittadina di Fermandez Oro (Provincia di Rio Negro). A seguito di complicazioni è stata poi portata all’ospedale Pedro Moguillansky de Cipoletti ed è qui che Rodriguez Lastra, medico ginecologo di turno quel giorno, l’ha ricevuta e curata.

Lastra (in foto) si è rifiutato di praticare un aborto: non c’era alcun rischio di vita per la madre e il nascituro era “vitale”. Il medico ha così parlato con la giovane e con la madre della ragazza e le ha convinte a proseguire la gravidanza fino alla 35esima settimana. In questo modo ha salvato la vita della giovane e del bambino, il quale è nato sanissimo ed è stato dato in adozione. Per quella decisione Rodriguez Lastra ha ricevuto numerose manifestazioni di appoggio, tra cui quella dei Medici per la vita. Attualmente l’esito del processo penale contro Rodriguez Lastra dipende dai giudici del Tribunale di Neuquen.

In moltissime città argentine il popolo della vita ha manifestato con coraggio, ma anche con una straordinaria capacità di coinvolgere e di emozionare. Come dimostra il colpo d’occhio degli oltre 40mila telefoni cellulari accesi nella città di Tucuman, il paese di Lucia. “Per le migliaia e migliaia di bambini che erano nel ventre materno e non sono potuti nascere. Per loro, migliaia di cellulari illuminano la notte che comincia a scendere su Piazza Indipendenza, come se ogni luce rappresenti l’anima di un bambino non nato. Per loro che non sono potuti essere qui, per loro che non sono potuti nascere, facciamo un minuto di silenzio”, hanno annunciato gli organizzatori al microfono”, riferisce lagaceta, giornale di Tucuman.

Il deputato Jorge Enríquez (PRO, Ciudad Autónoma de Buenos Aires) ha dichiarato alla Nuova BQ che ha partecipato alla Marcha “perché si tratta di ribadire il nostro impegno costante per difendere le due vite, per difendere la vita fin dal concepimento, per l’accompagnamento e la difesa della vita della donna incinta. Per questo non possiamo accettare questa scorciatoia che è l’aborto. L’unica cosa che compie l’aborto è rompere una vita per rovinarne un’altra”, e ha puntualizzato che “il sacro impegno di difendere la vita umana fin dal concepimento ci obbliga a salvare il primo dei diritti che è il diritto alla vita”.

Enríquez ha inoltre annunciato di aver presentato un progetto di legge sull’educazione sessuale integrale partendo da una prospettiva di amore e altri progetti di protezione per la donna incinta e i figli. “La protezione e la difesa delle due vite – ha concluso – deve essere una politica dello Stato”.

Nel frattempo, si avvicina il 27 ottobre 2019, data nella quale si svolgeranno le elezioni presidenziali per il successore di Mauricio Macri. Nei prossimi mesi si conosceranno i nomi dei candidati. Alcuni, già lo sappiamo, sono “minestre riscaldate”. Altri invece rappresentano una novità nel panorama politico. In entrambi i casi però dovranno passare il test pro-vita e pro-family per ricevere il voto di un laicato cattolico argentino che, a patto che non sfugga alla sua missione di ristabilire l’ordine politico secondo il diritto naturale cristiano, chiederà conto a loro della gestione passata e reclamerà impegni concreti per il futuro.