• IL VIAGGIO DEL PAPA

Mauritius, Francesco insiste su ambiente e migranti

Nel corso dell’omelia tenuta a Port Louis, Bergoglio ha ricordato la figura del beato Jacques Laval, sacerdote e missionario francese che evangelizzò i mauriziani. Poi, al Palazzo presidenziale, ha parlato di accoglienza dei migranti, ecologia e convivenza religiosa. Nella serata di ieri il ritorno ad Antananarivo, da dove stamattina ripartirà in direzione Roma.

L’ultima tappa del viaggio apostolico in Africa di Francesco è lo Stato insulare di Mauritius, dove i cristiani (per l’83% cattolici) rappresentano il 31,4% della popolazione. Bergoglio ha celebrato la Messa a Port Louis davanti al Monumento di Maria Regina della Pace.

Nel corso della sua omelia, il papa ha evocato la figura del beato Jacques Laval (1803-1864), il sacerdote e missionario francese che dedicò la sua vita a evangelizzare gli abitanti dell’isola. Francesco ha invitato la comunità cattolica locale a conservare quel dinamismo missionario che consentì allo spiritano vissuto due secoli fa di dare alla “Chiesa mauriziana una nuova giovinezza, un nuovo respiro che oggi siamo invitati a continuare nel contesto attuale”.

L’attenzione del pontefice si è focalizzata sui giovani, i quali, nonostante la crescita economica recente, sono coloro che continuano a soffrire maggiormente la mancanza di lavoro nel Paese. Molto spesso questo futuro incerto, come ha ricordato il papa, li “spinge fuori strada e li costringe a scrivere la loro vita tante volte ai margini, lasciandoli vulnerabili e quasi senza punti di riferimento davanti alle nuove forme di schiavitù di questo secolo”.

Dopo la celebrazione eucaristica, Francesco si è recato presso il santuario del beato Laval per rendergli omaggio privatamente, per poi trasferirsi al Palazzo presidenziale. Qui, il pontefice ha avuto l’occasione di incontrare le maggiori autorità nazionali davanti alle quali ha lodato il “volto multiforme sul piano culturale, etnico e religioso” del Paese.

Proprio su questo punto, Bergoglio è tornato a evocare uno dei temi che gli stanno più a cuore, quello dell’accoglienza dei migranti: “Il DNA del vostro popolo conserva la memoria di quei movimenti migratori che hanno portato i vostri antenati su questa isola e che li hanno anche condotti ad aprirsi alle differenze per integrarle e promuoverle in vista del bene di tutti”. Facendo appello a questa storia, il papa ha incoraggiato le autorità mauriziane “ad accettare la sfida dell’accoglienza e della protezione dei migranti che oggi vengono qui per trovare lavoro e, per molti di loro, migliori condizioni di vita per le loro famiglie”. Francesco è passato poi a evidenziare i limiti dello sviluppo economico che stanno conoscendo le isole Mauritius, auspicando “una migliore distribuzione delle entrate, la creazione di opportunità di lavoro e una promozione integrale dei più poveri”.

Nel discorso non è mancato un passaggio sul tema ambientale, con l’incoraggiamento a proseguire nell’attuazione di “una conversione ecologica integrale” capace non solo di “evitare terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali”, ma che “cerca anche di promuovere un cambiamento negli stili di vita in modo che la crescita economica possa davvero giovare a tutti, senza correre il rischio di provocare catastrofi ecologiche o gravi crisi sociali”.

Le ultime parole del papa sono state dedicate alla convivenza religiosa, esprimendo apprezzamento per il modo in cui, nelle Mauritius, “le diverse religioni, con le loro rispettive identità, collaborano insieme per contribuire alla pace sociale e per ricordare il valore trascendente della vita contro ogni tipo di riduzionismo”.

Dopo l’impegno al Palazzo presidenziale, Francesco si è diretto all’aeroporto di Port Louis per fare ritorno ad Antananarivo, nel Madagascar. Ed è da lì che l’aereo papale ripartirà stamattina con destinazione Roma, mettendo fine al XXXI viaggio apostolico del suo pontificato.