• FINE ANNO

Mattarella, un colpo al cerchio e uno alla botte

L'esigenza del popolo italiano di sentirsi comunità di vita è stato il cuore del tradizionale messaggio di fine anno, il primo dell'era gialloverde, del presidente della Repubblica. Bene l'aver evitato la procedura d'infrazione con l'Unione Europea, ma ora si dia più spazio al Parlamento. Giusto battersi per le proprie idee ma rifiutare l'odio.

Il presidnete Mattarella durante il discorso di fine anno

C’era grande attesa per il primo messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica nell’era gialloverde. Il quarto discorso televisivo a reti unificate di Sergio Mattarella da quando è al Quirinale non ha deluso quanti aspettavano chiarezza e incisività sui temi di maggior richiamo nel dibattito pubblico.

In circa 15 minuti il Capo dello Stato, usando toni colloquiali, distesi e diretti, ha parlato al cuore degli italiani, facendo sentire la sua vicinanza soprattutto alle persone in difficoltà per le più svariate ragioni. Ha toccato argomenti che incrociano le sensibilità di tutti, volando alto rispetto alle divisioni e alle beghe politiche degli ultimi mesi.

«Quel che ho ascoltato dagli italiani - ha detto Mattarella - esprime, soprattutto, l'esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità di vita. La vicinanza e l'affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità, raffigurata da chi rappresenta la Repubblica che è il nostro comune destino».  «Sentirsi "comunità" - aggiunge - significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa "pensarsi" dentro un futuro comune, da costruire insieme».

«Sentirsi comunità significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese». «Vuol dire - sottolinea - anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee, rifiutare l'astio, l'insulto, l'intolleranza, che creano ostilità e timore».     

Certo è che la situazione attuale politica italiana, con il compromesso tra Cinque Stelle e Lega, che si erano presentati divisi alle elezioni del 4 marzo, presenta molteplici risvolti per la vita dei cittadini, al di là delle appartenenze. Il cosiddetto contratto di governo contiene ricette non sempre in linea con le aspettative di chi ha votato l’una o l’altra forza politica di governo e questo alimenta un’alternanza di frustrazioni ed euforie, a seconda delle angolature visuali attraverso le quali si osservano i provvedimenti varati e contenuti nella manovra di bilancio appena firmata dallo stesso Mattarella.

La centralità del Parlamento è stata messa seriamente in discussione dalle prassi delle ultime settimane, con il governo Conte che ha risolto soltanto “in zona Cesarini” il braccio di ferro con l’Unione europea sulla manovra finanziaria, e dunque ha compresso quando non azzerato i tempi della discussione nelle commissioni bilancio di Camera e Senato e nelle due aule. Risultato: le opposizioni gridano al golpe e il Pd addirittura ha presentato un ricorso alla Consulta, che verrà discusso fra una decina di giorni. Il Capo dello Stato si é espresso sul punto: «La grande compressione dell'esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un'attenta verifica dei contenuti del provvedimento». E ha aggiunto: «È stato importante evitare la procedura d'infrazione, ma vanno poste le condizioni per assicurare  tempi adeguati per la discussione della manovra. Mi auguro vivamente che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto».

Il passaggio di Mattarella sull'Unione è da sincero europeista. «La dimensione europea è quella in cui l'Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole», ha detto. «Le elezioni europee sono uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne. Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l'occasione di un serio confronto».

Sullo sfondo c’è quindi l’esigenza di un rilancio del ruolo del Parlamento e di un corretto bilanciamento tra poteri per salvaguardare gli equilibri democratici, nel rispetto dell'Europa. Contro le pulsioni nazionaliste, sovraniste e populiste occorre, secondo il Capo dello Stato, valorizzare l’unità nazionale entro la cornice dell’appartenenza all’Unione europea.

Convivenza solidale e legalità, importanza sociale del lavoro, uguaglianza dei diritti sull’intero territorio nazionale: questi altri spunti colti dai quirinalisti nelle parole di Mattarella «Molte sono le questioni che dobbiamo risolvere - ha detto il Presidente della Repubblica - anzitutto la mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili. L'alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani. La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta. Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio. Dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo. Ma non ci sono ricette miracolistiche».

Forse Mattarella avrebbe potuto fare almeno un cenno al tema delle autonomie, che alimenta esaltanti aspettative al nord e divoranti paure al sud. Le regioni che rivendicano maggiore autonomia finanziaria, dalla Lombardia al Veneto all’Emilia Romagna non daranno molta tregua al governo Conte, già a partire da gennaio, perché chiedono maggiori poteri. Su questo più che su altri temi le due forze di governo potrebbero non trovarsi d’accordo e proprio in queste ore il governatore lombardo, Attilio Fontana, ha esplicitamente avvisato che certamente cadrebbe il governo se i Cinque stelle si mettessero di traverso su questo fronte. Sarà questa una delle mine vaganti nel cammino del governo Conte nel 2019.