• IL LIBRO

Maria Celeste Crostarosa, la Colomba del Redentore

Un libro scritto da Carmen Pafundi ripercorre la vita della beata Maria Celeste Crostarosa, che il 25 aprile 1725, ancora novizia, ebbe una visione e comprese che Dio voleva che lei fondasse un proprio monastero, con una propria regola, conforme alla vita di Gesù il Salvatore. Fu così che nacquero le Redentoriste.

“Una biografia incalzante come un romanzo per una grande mistica tutta da scoprire”. Campeggia questa frase sulla copertina del volume La Colomba del Redentore. Vita della beata madre Maria Celeste Crostarosa, dato alle stampe di recente da Carmen Pafundi, per le edizioni Ares.

Madre Maria Celeste Crostarosa, nata a Napoli in una nobile famiglia il 31 ottobre 1696 e morta a Foggia il 14 settembre 1755, è stata proclamata beata nel 2016. Poco più che ventenne entrò con la sorella Orsola nel monastero delle carmelitane scalze di Marigliano, prendendo il nome di suor Candida del Cielo. Dopo la chiusura - per difficoltà esterne - del Carmelo, le due sorelle si trasferirono a Scala, in provincia di Salerno, presso il monastero fondato da padre Tommaso Falcoia, passando alla regola della Visitazione. Ancora novizia, il 25 aprile 1725, ebbe una visione e comprese che Dio voleva che lei fondasse un proprio monastero, con una propria regola, conforme alla vita di Gesù il Salvatore. Con l’appoggio di padre Falcoia, suo direttore spirituale, ottenne l’approvazione ecclesiastica della regola e con la mediazione di sant’Alfonso Maria de’ Liguori ebbe dal vescovo di Ravello, Nicola Guerriero, l’autorizzazione a trasformare la comunità di Scala in monastero. Nasceva, così, l’Ordine delle Redentoriste, in origine chiamate Monache del Santissimo Salvatore. 

La Crostarosa è storicamente raffigurata seduta a un tavolo nell’atto di scrivere. Come si legge nel volume di Carmen Pafundi, ascoltare la volontà del Redentore e farla adempiere anche fra uomini e donne di Dio non è facile per una monaca del suo tempo; inizia così la passione di Maria Celeste per realizzare l’opera che il Signore le ha affidato, tra calunnie, discredito, invidie, carcerazioni e buio dell’anima, fino alle incomprensioni con il suo padre spirituale, Falcoia, che pretendeva di modificare la regola. Dopo un periodo di prigionia, Maria Celeste Crostarosa viene quindi espulsa con decreto vescovile. Lasciata Scala, passa a Piedimonte, poi a Pareti, per stabilirsi infine a Foggia dove la città l’accoglie con tutti gli onori come Santa Priora e dove, secondo il proprio progetto, fonda il Conservatorio del SS. Salvatore.

«Attraverso queste pagine», annota monsignor Vincenzo Pelvi nella prefazione del volume della Pafundi, «comprendiamo che gli occhi di Maria Celeste non si sono mai spenti, il suo carisma fa fiorire l’umano e lo apre alla gioia dell’amore crocifisso, fondendo insieme sensibilità e immaginazione, corporeità e interiorità, finito e infinito». Come detto, Maria Celeste Crostarosa morì a Foggia il 14 settembre 1755, il giorno della festa della Esaltazione della Croce. Nello stesso istante della sua morte, san Gerardo Maiella, a lei legato da una profonda amicizia, vide la sua anima salire al Cielo, come una candida colomba. Con decreto della Sacra Congregazione dei Riti, gli scritti di Madre Celeste furono dichiarati privi di errore il 12 dicembre 1895. La causa della sua canonizzazione fu introdotta, con decreto apostolico che la dichiarava venerabile, l’11 agosto 1901. È stata proclamata beata il 18 giugno 2016 - molto tardi rispetto a don Alfonso, canonizzato già nel 1839 - ma il suo esempio e il suo insegnamento restano ancora tutti da scoprire.

Il volume della Pafundi presenta, con taglio vivace e divulgativo, la vicenda biografica e l’itinerario di santificazione della beata, lasciando emergere l’amore irresistibile di Dio, che si irradia fino ad avvolgere tutti gli uomini, anche i nemici, chiamati alla conversione. È un amore che attraversa anche la sofferenza e il peccato, come Maria Celeste Crostarosa sperimenta nella sua carismatica esistenza, contemplando l’invisibile e vivendo intensamente la spiritualità della Redenzione.