• Utero in affitto

Macron e il mercantilismo che scambia i bimbi per cose

La Francia di Macron si avvia, dopo l’imposizione dell’eugenetica ed eutanasia di Stato nel caso Lambert, a imporre una nuova legge che ‘cosificherà’ i neonati, li condannerà a essere orfani e permetterà la mascherata schiavitù della maternità surrogata. Bel rinascimento futuro per uno dei più esaltati ‘galletti’ europei.

La legge sulla bioetica, che include l’apertura alla procreazione medicalmente assistita (Pma) per coppie lesbiche e donne single, è stata approvata dal Consiglio dei ministri dello scorso 24 luglio. Il grande dibattito o Stati generali della bioetica, indetti dallo stesso Macron e svoltisi lo scorso anno, avevano dimostrato “l’assenza di consenso su questa questione e un sostanziale sostegno allo status quo”. Così aveva dichiarato il 5 giugno 2018 il presidente del Comitato consultivo nazionale di etica, nella sua sintesi dei lavori, in un’intervista a Le Monde.

Rimangiandosi tutti gli impegni presi prima e dopo la sua elezione all’Eliseo, con i quali Macron aveva più volte affermato che si sarebbe adeguato alle conclusioni del Comitato consultivo di etica, a seguito degli Stati generali lo stesso Macron e il suo governo hanno dimostrato ancora una volta di non essere per nulla interessati alla volontà popolare quando essa è in contrasto con le proprie idee. Un approccio repubblicano poco democratico, per nulla ‘rinascimentale’.

Non c’è da temere il silenzio della Chiesa e dell’arcivescovo di Parigi, che già si è schierato con grande chiarezza e coerenza dottrinale durante gli scorsi mesi. La Chiesa di Francia non tacerà. Colpisce molto anche la fermezza che sta emergendo nel mondo laico e tra le femministe francesi di sinistra. In vista del dibattito in parlamento del prossimo settembre, in particolare sulla Pma, la filosofa femminista francese Sylviane Agacinski si è detta molto preoccupata per le questioni bioetiche che la proposta di legge del governo Macron include. Nel suo ultimo saggio, L’Uomo disincarnato, pubblicato dall’editore Gallimard, la Agacinski attacca la procreazione assistita e le sue conseguenze.

Se Agnès Buzyn, il ministro della Sanità, ha ripetutamente affermato che l’estensione della Pma “non ha messo in discussione i nostri valori etici”, la Agacinski vede le cose da un punto di vista diametralmente opposto. La filosofa si rammarica che tutto sia ora giustificato in nome di “interessi individuali” che il diritto sarebbe chiamato a non ostacolare. Deplora anche l’argomento di invocare il principio di uguaglianza per chiudere tutte le forme di dibattito. “La procreazione, assistita o no, non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale. Ha tutto a che fare con l'asimmetria dei due sessi, che non sono equivalenti o uguali in questo senso”, scrive la Agacinski. Per la scrittrice femminista francese, l'uomo moderno vuole dominare la natura e liberarsi dalla carne, dalla morte e dalla generazione sessuale.

Nella sua intervista a Le Point di qualche giorno fa, la Agacinski ha smascherato e smontato l’uso e l’abuso del termine “discriminazione” dicendo che «la Pma serve per combattere l’infertilità. La diagnosi di infertilità, definita dall'Oms come “l’assenza di gravidanza dopo più di dodici mesi di rapporti sessuali regolari senza contraccezione”, si applica necessariamente alle coppie miste, che soffrono ad esempio di un’anomalia delle cellule germinali (gameti) o a rischio di trasmettere ai suoi figli una malattia genetica invalidante. Né il celibato né l’omosessualità disturbano le funzioni riproduttive degli individui e una coppia di due donne (o due uomini) non sono, a priori, interessate dall’infertilità. In questo senso, non sono neppure “discriminati”. Pertanto, l'uso dell'inseminazione artificiale o della fecondazione in vitro, con lo sperma di un donatore di terze parti, per una donna single o una coppia di donne, non rappresenterebbe l’estensione di un diritto, ma un completo cambiamento nel sistema di procreazione assistita….[Piuttosto siamo di fronte a] una sorta di “diritto al bambino”… Lo schema della fabbricazione dei bambini ha sostituito quello della generazione carnale. Inutile dire che se il ridicolo principio di “autonomia riproduttiva” fosse riconosciuto per le donne, sarebbe presto invocato per gli uomini e quindi sarebbe necessario considerare avere “madri surrogate” per uomini single o gay».

Dunque, apertura alla maternità surrogata e nuova schiavitù. Privando i bambini del padre (attuale formulazione della norma), per coerenza con la (errata) interpretazione ‘macronista’ del principio di non discriminazione, si giungerebbe a privare i bambini anche della madre. Tutti orfani, di padre, di madre o di entrambi i genitori nella Francia di Macron.

Non solo da sinistra e dal mondo femminista ci si scaglia duramente contro la proposta del governo. Quindici associazioni stanno intanto organizzando una grande manifestazione di popolo, aperta a tutti coloro che si oppongono a questo neomercantilismo umano e infantile. Per protestare contro il disegno di legge sulla bioetica, l’appuntamento è domenica 6 ottobre a Parigi. “Libertà, uguaglianza, paternità!”. Questo è uno degli slogan che risuonerà il prossimo 6 ottobre nelle strade parigine. E anche: “Per un mondo migliore, non per il Brave New World” (Il mondo nuovo), famoso e profetico libro di Aldous Huxley.

Tra le associazioni organizzatrici c’è la Manif pour tous, l’Alleanza Vita, i Sindaci per l’infanzia e tante altre; non mancheranno voci ‘laiche’, femministe e omosessuali che si uniranno al coro contro questo obbrobrio legislativo che sta così tanto a cuore a Macron.

Senza offesa per i francesi, dopo l’eutanasia di Stato imposta a Lambert, la Francia di Macron si incammina verso il ‘neomercantilismo’ dell’umano, con decisioni che potrebbero portare alla fabbricazione di bimbi orfani per legge e frutto di mascherate schiavitù. Aspettiamoci milioni di persone in piazza nei prossimi mesi in Francia. i francesi non sopportano di essere presi per i fondelli dai propri governanti. Dopo le grandi manifestazioni del 2013 e 2014 contro il matrimonio gay imposto da Hollande, ora sarà il turno di Macron.

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