• EDITORIALE

Macerata-Loreto, per consegnare a Maria la nostra vita

Camminare anche quest'anno per una notte intera da Macerata verso la casa della Madonna a Loreto, a una settimana dal matrimonio, rende davvero più evidente il bisogno che abbiamo del popolo di Dio in seno alla Madonna, per dire quel sì quotidiano che rende possibile raggiungere giorno per giorno il proprio Destino, il Paradiso, insieme al proprio sposo, accompagnati dalla Chiesa. 

La partenza del pellegrinaggio Macerata Loreto

La partenza del pellegrinaggio Macerata Loreto

Capire bene gli apostoli che si erano detti convinti che "se è così meglio non sposarsi", dopo che Gesù aveva detto loro che "chiunque ripudia la moglie commette adulterio", dichiarando così l'esclusività dell'amore. E per questo camminare verso e con Colei che attraverso le sue braccia (che sono il popolo di Dio, diceva don Giussani) rende possibile questo sì definitivo e questo dono totale di sé che l'uomo desidera ma di cui è incapace. 

Camminare anche quest'anno per una notte intera da Macerata verso la casa della Madonna a Loreto, a una settimana dal matrimonio, rende davvero più evidente il bisogno che abbiamo del popolo di Dio in seno alla Madonna, per dire quel sì quotidiano che rende possibile raggiungere giorno per giorno il proprio Destino, il Paradiso, insieme al proprio sposo, accompagnati dalla Chiesa. 

Dopo la Messa delle ore 21, in cui è stato ricordato che senza la Chiesa non c'è fedeltà a Cristo, siamo partiti in 80mila dallo stadio di Macerata. Il titolo del 39esimo pellegrinaggio era: "Mi ami tu?". Gesù glielo aveva chiesto due volte a Pietro, ma lui aveva risposto in entrambi i casi, addolorato per il tradimento del suo Signore ma sincero, "Sì, lo sai che ti sono amico". Perciò alla terza volta Cristo aveva ridomandato, abbassandosi alla capacità di amare di Pietro, così: "Mi sei amico tu?".

Come a dire che a Cristo basta il nostro piccolo ma sincero sì, per ricominciare anche dopo il più grande tradimento. Questa Sua fedeltà gelosa rende possibile la nostra risposta e ripresa continua: il cammino. 

Affidando la vocazione al Suo Regno, insieme al mio futuro marito, sostenendoci nella durezza del cammino, abbiamo pregato anche per gli amici e per il mondo, incontrando, come segno della benevolenza di Dio, durante la strada tanti volti che in questi anni sono stati la compagnia necessaria al nostro sì quotidiano. Al microfono la voce orante del pastore che guidava i pellegrini per non permettere alla dimenticanza di prendere il sopravvento, faceva pensare a quale potenza avrebbe questo resto d'Israele se fosse educato radicalmente a vivere ogni aspetto della vita secondo la volontà di Dio.

Suonava quindi calzante la supplica alla Vergine di Fatima: "...O madre benigna, se l’umanità si è allonta­nata da Dio, se errori colpevoli e perversioni mora­li col disprezzo dei divini diritti e l’empia lotta con­tro il S. Nome, hanno provocato la Divina Giusti­zia, noi non siamo senza colpa. La nostra vita cri­stiana non è ordinata secondo gli insegnamenti del­la Fede del Vangelo. Troppa vanità, troppa ricerca del piacere, troppa dimenticanza dei nostri eterni destini, troppo attaccamento a ciò che passa, trop­pi peccati, hanno giustamente fatto gravare su di noi il pesante flagello di Dio. . Diradate, o Madre, le tenebre del nostro intelletto, corroborate le nostre fiacche volontà, illuminateci, convertiteci e salvate­ci".

Non a caso, a richiamare di più al fine del cammino, rispostando lo sguardo alla meta, erano le facce degli anziani claudicanti che, all'alba, dopo sette ore avevano il coraggio di cantare forte (più ci si avvicinava alla casa della Madonna più i volti affaticati si facevano seri e le voci si levavano potenti), come se alla fine del tragitto la gioia dei cristiani che vivono mangiando, bevendo e lavorando nell'attesa di Cristo e della Casa che li aspetta, crescesse. Contrariamente ad un mondo per cui il tempo che passa é vissuto come una condanna.

Ad accogliere il pellegrinaggio alle porte di Loreto le parole del sindaco della città, Paolo Nicoletti, hanno chiarito che se la nostra fede non diventa cultura, ossia non é spesa per il bene comune, si affievolisce, perciò "pregate anche per la vostra città nella casa della Madonna", ha domandato ricordando che la vocazione di Dio è un compito. E facendo ritornare alla mente le parole di Enzo Piccinini (chirurgo, grande amico di don Giussani, morto in un incidente stradale nel 1999, ndr): 

"Ti prego di darmi la forza e la decisione perché il matrimonio non sia un fatto privato come lo vuole il mondo, ma sia il luogo dove con più fermezza ci richiamiamo alla vita per Cristo e per la sua Chiesa. La natura sacramentale del matrimonio ci rende adulti... L’adulto prende coscienza che la salvezza, cioè questo nuovo modo di vivere, non è per una soddisfazione sua o di pochi, ma è il progetto di Dio sul mondo. Il cristiano si concepisce quindi come segno della comunità cristiana e in funzione del mondo intero. Impara ad amare e a giocare la sua fede in ogni situazione, a volere cioè che in ogni ambiente cresca la comunione, crescano luoghi dove si fa esperienza cristiana, dove la vita abbia il suo significato che è Cristo morto e risorto".

Giunti alla casa della Madonna nel santuario di Loreto, un silenzio e una commozione profonde per la coscienza di essere al cospetto della Madonna che attendeva i suoi figli hanno zittito il popolo distrutto ma festoso. Di fronte al santuario un bimbo con la testa enorme e una cicatrice su tutto il cranio fa pensare che se siamo arrivati alla fine è per "questo dolore innocente che salva il mondo", mi ricorda il mio fidanzato mentre piango davanti a quel piccolo Gesù. I suoi genitori lo sanno e lo hanno accompagnato qui steso su una carrozzina.

Una preghiera va ancora a Charlie, il bimbo inglese che i giudici vogliono uccidere senza capire che quella è la firma alla nostra condanna, un sacrilegio direbbe don Gnocchi. In coda per entrare la gente continuava a pregare a voce bassa. Davanti alla casa la consegna di tutte le persone, i dolori e le gioie a Maria. Le lacrime, poi l'Angelus in ginocchio per chiedere alla Madonna la grazia della sua stessa disponibilità, che rende l'esistenza un'opera per la gloria di Dio. Infine la pace dell'abbandono. E la certezza che nulla é impossibile a Dio che fa nuove tutte le cose, per cui l'angelo, proprio fra quelle quattro mura, disse a Maria: "Non temere", smentendo i dubbi degli apostoli. 

Pregando per la grazia della conversione e della donazione totale, lasciandosi portare dal popolo di Maria, che è lì a sostenere e a ricordare continuamente la méta, salvando l'uomo dalle ribellioni alla fatica e dal nulla della distrazione, si capisce come sia possibile raggiungere insieme il Paradiso, altrimenti inaccessibile a un mondo che prova, fallendo continuamente, a costruirlo con le proprie forze.