• LA STATISTICA

Ma guarda, l'aborto tardivo non piace agli abortisti

Sondaggi americani mostrano come l'aborto poco prima della nascita sia largamente condannato persino da quanti si dichiarano a favore della «libertà di scelta». Una posizione incoerente perché l'aborto tout court viene percepito invece come neutro. E per giustificarlo si utilizzano argomenti di distrazione di massa. 

Nel dibattito sulla possibilità di abortire fino al nono mese, introdotta qualche settimana fa dallo Stato di New York, diverse sono state le voci intervenute, con da una parte l’indignazione del mondo pro life americano e dall’altra il giubilo democratico, a partire da quello del governatore newyorkese Andrew Cuomo, il quale ha salutato la svolta legislativa con un entusiasmo francamente surreale. D’accordo, ma invece il popolo americano cosa ne pensa? Come si pone dinnanzi all’aborto tardivo che, sostanzialmente, è infanticidio? Per rispondere a questo interrogativo, la società di sondaggi YouGov, in collaborazione con Aul, acronimo che sta per Americans United for Life, ha realizzato una specifica rilevazione.

Così, il 6 e 7 febbraio – quindi due settimane dopo la nuova legge sulla «salute riproduttiva» voluta da Cuomo e una dopo che il governatore della Virginia, Ralph Northam, ha affermato che sarebbe legale lasciar morire un bambino nato vivo - un campione di 1145 adulti americani è stato interpellato a proposito dei propri atteggiamenti nei confronti dell’aborto. Ebbene, i risultati dell’indagine si sono rivelati piuttosto sorprendenti. Non per gli esiti generali, che hanno visto abortisti e antiabortisti quasi in pareggio, con i primi (53%) in leggero vantaggio sui secondi (47%), ma per gli atteggiamenti riscontrati tra i pro choice.

Si è infatti scoperto come l’aborto pochi giorni prima della nascita – giudicato inaccettabile dall’80% degli americani nel loro insieme – sia largamente condannato persino da quanti si dichiarano a favore della «libertà di scelta». Per la precisione, si è visto come il 68% degli americani abortisti si opponga all’aborto al nono mese, con il 66% di essi contrario anche a quello nel terzo trimestre e il 77%, sempre del campione pro choice, avverso alla rimozione delle cure fetali e neonatali allorquando un bimbo dà segni di vita. Dati, questi, abbastanza simili a quelli di una recente rilevazione di Rasmussen, che ha riscontrato come, negli States, appena il 21% degli elettori sia a favore di una legislazione abortista così come quella varata a New York.

Quindi gli americani sono improvvisamente diventati tutti quanti pro life? No, non esattamente. Tuttavia dette rilevazioni – a cui ne può essere affiancata una terza, sempre effettuata negli Usa, a cura del Marist Poll, che ha messo in luce come quasi un abortista su quattro (23%) ritenga che la vita inizi dal concepimento – risultano utili perché evidenziano come l’aborto tardivo e a pochi giorni prima del parto, oggi, sia giudicato come qualcosa di abominevole da quasi tutti. Significa che neppure l’argomento, del tutto pretestuoso, del supposto «pericolo di vita» per la madre, è bastato a far accettare al popolo americano l’idea che, a certe condizioni, l’infanticidio sia tutto sommato una strada percorribile. Ma come mai, ci si potrebbe allora chiedere, gli abortisti rigettano sì l’aborto tardivo, però poi continuano a tollerare quello nei primi mesi di gravidanza? Non è una posizione incoerente? 

Certo che lo è. E si spiega con il fatto che, mentre nel caso dell’infanticidio l’idea dell’uccisione di un essere umano innocente risalta a chiunque in tutta la sua brutalità, l’aborto nei primi mesi di gravidanza viene purtroppo percepito come qualcosa di più neutro, come cioè più un problema della donna che come la soppressione di una vita umana. Non è un caso che, allorquando si parla di aborto, si finisca sistematicamente con il discutere di tutta una serie di altri temi – dal Medioevo ai diritti delle donne – che, a ben vedere, rispondono solamente a uno scopo: deviare l’attenzione. Perché nel momento in cui ci si riflette con attenzione, ancora oggi l’aborto è percepito, quasi da chiunque, come atto intrinsecamente malvagio. Ed è su questo che il mondo pro life americano e non solo, superando gli argomenti di distrazione di massa, deve cercare di far leva.