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Louisiana, adesso la Costituzione è più pro life

Dopo la legge in Alabama, un altro Stato del Sud compie un passo a favore della vita. Il Congresso della Louisiana ha infatti votato un emendamento alla Costituzione per chiarire che in essa non vi è nessuna norma che possa essere interpretata a favore dell'aborto. L'altra buona notizia è che stavolta l'iniziativa è stata di Katrina Jackson, esponente del Partito Democratico.

A una settimana esatta, un altro Stato del Sud degli Stati Uniti ha mosso un passo decisivo nella medesima direzione della messa al bando dell’aborto già approvata dal Congresso dell’Alabama. Martedì 21 maggio, infatti, il Senato della Louisiana ha approvato, con 31 voti contro 4, un emendamento alla Costituzione statale che abolisce il cosiddetto “diritto” all’interruzione volontaria della gravidanza. Il 23 aprile l’emendamento era stato approvato dalla Camera con 81 voti contro 10. La proposta ha dunque superato, ad amplissima maggioranza, la soglia dei due terzi dei voti del Congresso dello Stato e ora, come accade per ogni decisione che tocchi il testo costituzionale, verrà sottoposto alla valutazione dei cittadini per via referendaria il 12 ottobre. In Louisiana le leggi sull’aborto sono già molto restrittive, ma se l’emendamento ottenesse l’approvazione popolare, com’è molto probabile, sarebbe davvero la parola “fine”.

Un impetuoso vento pro life sta insomma preparando il Paese alle elezioni presidenziali del 2020, che inevitabilmente sottoporranno a giudizio l’operato sia della Casa Bianca sia del Partito Repubblicano tanto dentro il Congresso (l’organo legislativo) quanto alla guida di molti Stati dell’Unione (il potere esecutivo “sul territorio”). Sul piano politico, infatti, è indubitabilmente il Partito Repubblicano il traino delle nuove misure di legge a favore della vita che si stanno moltiplicando da mesi in tutto il Paese.

Eppure, in Louisiana, la notizia dentro la notizia arriva proprio a questo punto. Perché l’emendamento costituzionale per bandire l’aborto dalla legislazione dello Stato, denominato HB 425, è stato proposto dalla deputata Katrina R. Jackson: donna, nera e soprattutto del Partito Democratico, la formazione politica oramai da anni graniticamente schierata a favore tanto dell’aborto quanto di ogni iniziativa sfavorevole alla vita, oltre che della sovversione del gender.

Tra i Democratici degli ultimi decenni (da quando, cioè, il PD americano si è trasformato in un lucido strumento della “cultura di morte”) è sempre esistita una esigua minoranza pro life, ma è sempre stata appunto una minoranza. E per di più ostracizzata.

L’eco di quel che successe alla Convention Democratica del 1992, che poi avrebbe scelto Bill Clinton per la corsa presidenziale, non si è infatti ancora spenta. All’epoca, al senatore antiabortista della Pennsylvania Robert P. Casey Sr. (1932-2000), che avrebbe impostato tutto il proprio intervento pubblico sull’aborto, considerandolo un tema chiave anche sul piano politico, fu impedito di parlare nonostante su tutto il resto sottoscrivesse in pieno la linea del partito. Qualche altro Democratico pro life prese la parola durante quella Convention, ma nessuno di loro fece dell’aborto il tema chiave del proprio discorso. Che quindi oggi una esponente di quella compagine politica, sfidando tutta la cattiva retorica corrente e ricorrente sul tema (essendo donna, nera e Democratica la si vorrebbe infatti automaticamente filoabortista), proponga nientemeno che un cambio nella Costituzione per far sì che l’aborto venga vietato alla radice e in principio è un fatto autenticamente clamoroso.

L’emendamento della Jackson, chiamato Love Life Constitution Amendment, afferma infatti con nettezza che nel testo della legge fondamentale della Louisiana non vi è nulla che autorizzi l’aborto e nulla che ne addebiti il costo ai contribuenti: «[…] nulla nella Costituzione deve essere interpretato a garanzia o a protezione del diritto all’aborto o a imposizione del finanziamento dell'aborto». In breve, se l’emendamento passasse, ogni misura a favore dell’aborto diventerebbe automaticamente illegale e perseguibile. E questa deputata Democratica, che sull’aborto parla come il più tetragono dei Repubblicani, in uno spot di propaganda, non fa mistero di ritenere che la legge nazionale sull’interruzione volontaria della gravidanza, giunta nel 1973 attraverso la sentenza emessa dalla Corte Suprema federale sul caso Roe vs Wade, vada abolita.

Ma le notizie belle e clamorose non sono finite. Il governatore della Louisiana è John Bel Edwards. È in carica dal 2016, quando successe al Repubblicano conservatore cattolico Bobby Jindal, che alla fine si decise a sostenere Donald J. Trump nonostante avesse scommesso sul cattolico Marco Rubio. È toccato a Edwards, l’anno scorso, registrare il raggiungimento del minimo storico del livello di aborto in Louisiana da dieci anni a questa parte, con una riduzione del 20% dal 2014. Il governatore Edwards ha salutato l’evento dichiarando ufficialmente: «La mia fede cristiana cattolica mi insegna a essere a favore della vita. Per Donna [sua moglie, nda] e me è una questione personale, e la prendiamo molto sul serio. Ci siamo impegnati a ridurre il numero degli aborti in Louisiana e i dati dimostrano che la cosa sta funzionando». Ebbene, il governatore Edwards non è un Repubblicano tetragono, ma un Democratico accanito. Proprio come la deputata Jackson, madrina della riforma costituzionale della Louisiana, una eroina che il mondo pro life ben conosce e che bucherebbe i media se quelli non stessero sempre maliziosamente a guardare altrove.

Intanto, caso mai dovesse andare male l’emendamento costituzionale della Jackson, è pronta un’altra proposta di legge mirante a ridurre ancora di più gli spazi dell’aborto in Louisiana: il Senate Bill 184 chiede infatti di proibire l’aborto non appena sia possibile ascoltare il battito cardiaco del bambino nel ventre della propria madre, come già hanno fatto diversi Stati dell’Unione americana. Il governatore Edwards si è già detto pronto a firmare la legge qualora i legislatori della Louisiana la passassero e il Senate Bill 184 porta la firma di un altro Democratico, il senatore John Milkovich.