• IL CASO AL CINEMA

Lo chiamavano Jeeg Robot, una periferia da redimere

Il film che ha fatto incetta di statuette ai David di Donatello racconta di una periferia grottesca in cui tutto è da riscrivere. Solo un eroe può farcela. Ma non il protagonista che ripete “io non sono amico di nessuno” rivelando così come serva un'Amicizia che salvi tutti da una desolazione esistenziale. 

Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot è un film nato ai bordi di periferia, fumettoso e comic-noir. Con sufficiente tributo a Quentin Tarantino e al suo genere “pulp”. Ha vinto ben 7 David di Donatello, per cui, almeno per vedere l'effetto che fa, tocca andare al cinema. Fosse anche solo per quel titolo che ammicca a chi negli anni '80 andava tra i 10 e i 14 anni; noi, quelli per cui “corri ragazzo laggiù, vola tra i lampi di blu” era la colonna sonora di pomeriggi in bianco e nero, a volte a colori.

In una Tor Bella Monaca assolutamente periferica, e libera da ogni romanticismo da borgata de noartri, si snoda la vicenda di Enzo Ceccotti, alias Claudio Santamaria in ottima performance, che finito nel Tevere per sfuggire alla Polizia ne esce con superpoteri nella migliore tradizione da super-eroi.

“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”, recita la regola di Spider-man valida per ogni buon super-eroe che si rispetti, ma il nostro Enzo Ceccotti vola basso e pensa di usarli per quello che sa fare, cioè rubare e vivacchiare nelle nebbie di una periferia devastata.

Bisogna riconoscere che tra le statuette del David elargite con generosità al film, spicca quella a Ilenia Pastorelli come attrice protagonista. L'ex gieffina (Grande Fratello 12) sfodera una prestazione di livello nel rappresentare una sciroccata che vive in casa con il padre di professione delinquente. Vive nel suo mondo fatto di Jeeg Robot, nel senso del cartone anni '70, e pensa di vedere nel mitico Enzo Ceccotti il suo eroe, Hiroshi, il protagonista del cartoon che può diventare Jeeg per sconfiggere Ikima, Amaso e Mimashi, i tre comandanti dell'antico popolo Yamatai.

Peccato che Ceccotti faccia una gran fatica a calarsi nel personaggio che deve salvare il mondo, e preferisce passare il tempo trangugiando lo stesso improbabile yogurt e guardando incessantemente film porno, chiuso (anche lui) in un suo mondo quasi asfittico. Una delle frasi ricorrenti del protagonista, non a caso, è: “Io non sono amico di nessuno.” Una battuta non tanto da duro, quanto da disperato.

Lei, Alessia (Ilenia Pastorelli), di rosa vestita, con un costume da principessa comperato al supermarket, che scende in braccio a Ceccotti da un tram fermato direttamente con le mani di lui, permettetelo, è una “via col vento” post-moderna a suo modo inarrivabile. Poi, come accennavamo, c'è tanto Tarantino nel film, nel senso che il sangue non manca fin nei dettagli. Il sesso c'è, ma è dentro questo mondo surreale e disperato, prendendo a sua volta quel gusto amarognolo che denuncia un disagio globale.

Il cattivo, un ottimo Luca Marinelli, dà il meglio di sé quando canta una cover di Anna Oxa davanti alla boss mafiosa napoletana. E quando, dopo aver compiuto una mattanza, mostra di avere la preoccupazione di fare il video per poter avere molti mi piace e diventare “famoso”. Lui sì che vuole diventare Jeeg, perchè vive nel ricordo di una partecipazione a Buona Domenica, e ora vuole il suo video virale su YouTube.

Dopo i titolo di coda si resta un po' così, come davanti a qualcosa che non ti aspetti. Un film interessante, una prima prova gagliarda per il regista Gabriele Mainetti, anche se certi passaggi risultano un po' troppo eccessivi. Un'americanata all'italiana e quindi più densa, persino più vera. Enzo Ceccotti alla fine diventa Jeeg e, in piedi sul Colosseo, guarda una Roma che sta per svegliarsi compiendo la più consueta catarsi redentiva di ogni super-eroe che si rispetti.

Rimane l'odore acre di una periferia grottesca, desolata. Un vero e proprio deserto. Quasi una tabula rasa in cui tutto, appunto, è da rifare, da riscrivere. Solo un eroe può farcela. "Salvali, salvali tutti, tu che puoi… diventare Jeeg", dice Alessia ad Enzo.

Il film, a suo modo, dà ragione al Papa quando insiste sull'uscire verso le periferie dove tutto viene scartato, dove l'umanità sembra dispersa e disarticolata. “Io non sono amico di nessuno”,  ripete più volte il protagonista. Di questa solitudine sembra ammalata questa Tor Bella Monaca noir e fumettosa. Di amicizia c'è veramente bisogno, ma non di una solidarietà qualsiasi, non di un super-eroe borgataro che può salvare solo qualcuno. C'è bisogno di un'Amicizia che salvi tutti da una desolazione che, dai fumetti, purtroppo, esce sempre più spesso sulle strade delle nostre periferie che sono sopratutto esistenziali.