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L'Italia delle 836 religioni

I musulmani non sono la maggioranza degli immigrati, e tra gli italiani la seconda religione è quella protestante. La maggioranza degli italiani è di "credenti non praticanti", persone che sono «in ricerca» in attesa della nuova evangelizzazione. Lo dice la nuova Enciclopedia delle Religioni.

Pluralismo religioso in Italia

Due volumi in uscita in questi giorni intendono fare il punto sul pluralismo religioso in Italia. Il primo, curato dal sociologo di Padova Enzo Pace e pubblicato da Carocci con il titolo «Le religioni nell’Italia che cambia. Mappe e bussole», è di carattere interpretativo e offre interessanti e importanti novità sugli edifici di culto e sulle religioni degli immigrati. Non ha un taglio esaustivo: si concentra sulle grandi religioni storiche più che sulle presenze minute e minori; più su islam, pentecostalismo, religioni orientali che sul mondo dell'esoterismo o del New Age.

Passando dalle 267 pagine dell'opera curata da Pace alle 1.240 dell'«Enciclopedia delle religioni in Italia», curata dal CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni) e diretta per Elledici da chi scrive e da PierLuigi Zoccatelli, ci troviamo di fronte a un'opera diversa - che quella della Carocci può completare utilmente sul piano dell'interpretazione -, con pretese di esaustività, tipiche di un'enciclopedia, quanto alle presenze religiose sul territorio italiano.

L'Enciclopedia - terza edizione, interamente rinnovata, di una ricerca presentata per la prima volta nel 2001 - rubrica infatti 836 religioni e denominazioni presenti in Italia: non solo quelle grandi e storiche, ma anche le nuove, le esoteriche, le presenze limitate a poche decine di fedeli.

I dati, nelle due opere, sono anche lievemente diversi, specie per quanto riguarda gli immigrati. Il testo di Pace riprende sostanzialmente i dati sull'appartenenza religiosa degli immigrati dei dossier proposti annualmente dalla Caritas/Migrantes, mentre l'Enciclopedia spiega perché ha ritenuto di rivedere queste cifre, in genere al ribasso, partendo da criteri diversi che danno rilievo più all'effettivo contatto fra l'immigrato e organizzazioni religiose presenti in Italia che alla sua semplice provenienza geografica o alla religione che aveva nel Paese di origine. Così se per la Caritas gli immigrati musulmani presenti in Italia sono 1.651.000 per l'Enciclopedia sono 1.360.000. E gli immigrati cristiani ortodossi scendono dagli 1.483.000 della Caritas agli 1.295.000 della ricerca del CESNUR. Non cambia però la linea di fondo che entrambe le opere rilevano. C'è una grande crescita del numero d'immigrati ortodossi, soprattutto romeni, che ormai avvicinano per cifre assolute i musulmani e nei prossimi anni potrebbero superarli.

Nel loro complesso gli immigrati che professano religioni diverse da quella cattolica sono 4.050.000 per la Caritas e 3.218.000 per il CESNUR. Oltre a ortodossi e musulmani, rilevanti sono - per stare ai dati CESNUR -  le comunità d'immigrati protestanti - in maggioranza pentecostali (212.000) -, induisti (114.000), buddhisti (103.000) e sikh (60.000), senza dimenticare che anche fra i Testimoni di Geova ci sono 17.400 fedeli immigrati.  I non cattolici globalmente in Italia sono 4.635.400 se si considerano nel totale anche gli immigrati che non sono cittadini italiani, 1.417.000 se si prendono in esame i soli cittadini italiani. Detto in altre parole, gli appartenenti a minoranze religiose sono il 2,5% dei cittadini italiani e il 7,6% delle persone presenti sul territorio italiano, immigrati non cittadini compresi.

Tra i cittadini italiani, secondo gli stessi dati, la prima minoranza come famiglia spirituale o corrente è quella protestante, con 435.000 fedeli. I protestanti italiani sono divisi in oltre cento diverse denominazioni,  e gli appartenenti alle comunità «storiche» che fanno parte del Consiglio Ecumenico delle Chiese - valdesi, luterani, riformati, metodisti, battisti - si sono ridotti al 14,2% del totale, mentre una salda maggioranza assoluta è costituita da pentecostali (72%). La prima denominazione protestante italiana è quella, pentecostale, delle Assemblee di Dio in Italia, con 150.000 membri. Poiché appunto i protestanti sono divisi in numerose denominazioni, la seconda organizzazione religiosa tra i cittadini italiani - immigrati non cittadini esclusi - dopo la Chiesa Cattolica è quella dei Testimoni di Geova, con poco più di 400.000 fedeli. Al terzo posto fra le minoranze presenti tra i cittadini italiani, dopo protestanti e Testimoni di Geova, vengono i buddhisti: 135.000, sommando i fedeli delle comunità che aderiscono all'Unione Buddhista Italiana (UBI) e i 63.000 membri della Soka Gakkai, un gruppo di origine giapponese - noto anche perché ne sono membri l'ex calciatore Roberto Baggio e l'attrice Sabina Guzzanti - che non fa parte dell'UBI ma è il singolo gruppo buddhista più numeroso in Italia.

Altre presenze hanno numeri decisamente più piccoli. Gli ebrei cittadini italiani costituiscono una realtà di grande rilievo storico e culturale, ma sono solo 36.000. L'area esoterica e New Age - se guardiamo agli aderenti a movimenti organizzati, non al numero certamente più grande di coloro che simpatizzano per certe idee - è ferma a circa 15.000 aderenti, accanto ai quali vanno considerati anche i 35.000 aderenti alle varie obbedienze della massoneria, che non vuole essere considerata una religione ma di cui comunque l'Enciclopedia fornisce una mappa. Molti italiani, forse oltre centomila, hanno partecipato a un corso o seguito questa o quell'iniziativa di Scientology, ma sulla base dei criteri seguiti dall'Enciclopedia i «membri» veri e propri, quelli che considerano Scientology la loro religione, in Italia sono intorno ai diecimila (il movimento ne dichiara cinquantamila).

Che cosa ci dicono tutti questi dati, che - come sempre avviene - rischiano di causare problemi d'interpretazione per overdose di numeri, di diventare alberi che nascondono la foresta? Qui è utile paragonare i due volumi, la raccolta di saggi pubblicata da Carocci e l'enciclopedia della Elledici.

Il primo dato che emerge è che molti italiani hanno scoperto il pluralismo religioso soprattutto con l'arrivo degli immigrati. Il numero degli appartenenti a minoranze religiose è tre volte più numeroso tra gli immigrati che tra i cittadini. E anche le mappe dei luoghi di culto proposte nell'opera curata da Pace mostrano bene come centri di preghiera islamici e templi sikh, induisti, buddhisti - le presenze che danno immediata visibilità ed evidenza al pluralismo religioso, insieme alle più colorite chiese protestanti pentecostali «etniche» - si devono principalmente agli immigrati. Entrambi i volumi lo sottolineano: mentre in un certo immaginario collettivo e giornalistico un immigrato non cattolico è quasi per definizione un musulmano, in realtà tra gli immigrati appartenenti a minoranze religiose i musulmani non sono - o non sono più - in maggioranza né assoluta né relativa, e i cristiani non cattolici - sommando ortodossi e protestanti pentecostali - sono più numerosi degli islamici.

Passando invece dagli immigrati ai cittadini italiani, il pluralismo non va né sottovalutato né sopravvalutato. L'Enciclopedia lo riscontra soprattutto nelle 835 religioni diverse dalla cattolica tra cui gli italiani possono scegliere - le religioni rubricate sono 836, ma una appunto è quella cattolica - e il volume di Carocci nel lussureggiare di edifici di culto e manifestazioni colorite di religiosità più o meno esotica. Resta però anche vero che questo pluralismo, simbolicamente e culturalmente molto importante, dal punto di vista statistico resta limitato. Tra i cittadini italiani dire che il 2,5% appartiene a minoranze religiose significa naturalmente anche dire che il 97,5% rimane estraneo a tali minoranze. Questo 97,5%, beninteso, non è composto tutto da cattolici. C'è un dieci per cento circa di atei e agnostici, e quanto ai cattolici occorre distinguere fra praticanti almeno sporadici (circa un terzo degli italiani) e battezzati non praticanti o lontani dalla Chiesa.

Provocatoriamente, l'Enciclopedia conclude che la religione di maggioranza relativa in Italia forse non è più la cattolica, ma quel fenomeno che la sociologa inglese Grace Davie chiama «believing without belonging», «credere senza appartenere»: il mondo di coloro che si dichiarano credenti - non atei o agnostici - ma non sono in contatto regolare con nessuna delle 836 Chiese e religioni presenti in Italia. Una provocazione, perché non si tratta di una «religione» organizzata ma di una costellazione di persone ciascuna con le sue idee e aspirazioni religiose individuali, più o meno vaghe e indefinite. Un arcipelago di naufraghi della religione, secondo l'immagine che usa Papa Francesco, un grande Far West di persone che restano lontane dalla Chiesa Cattolica ma non aderiscono ad alcuna minoranza religiosa. Che sono «in ricerca»: e in attesa della nuova evangelizzazione.