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"L'indifendibile" Betsy DeVos contro l'ideologia a scuola

Se l’amministrazione Trump è odiata dai media, una dei suoi esponenti, in particolare, è presa di mira. È Betsy DeVos, Segretaria dell’Istruzione. La stanno accusando di legalizzare lo stupro nei campus e di pagare diplomifici privati con soldi pubblici. Le accuse sono false. E rivelano piuttosto quale sia il progetto progressista sull'istruzione

Betsy DeVos

Se l’amministrazione Trump è odiata dai media, una dei suoi esponenti, in particolare, è presa di mira. È Betsy DeVos, Segretaria dell’Istruzione. Secondo il giornale progressista The New Republic, “bisogna fare fronte comune contro di lei”, come titolava tre giorni fa. “Stiamo organizzandoci per porre fine alla tua (tua di Betsy DeVos, ndr) distruzione della protezione dei diritti civili degli studenti”, ha dichiarato la deputata claliforniana democratica Maxine Waters. Ma cosa ha fatto per tirarsi contro tutto questo livore “resistenziale”? Sono due i provvedimenti controversi, entrambi di questa settimana. Nel primo, la DeVos ha reintrodotto le vecchie regole per le indagini sulle molestie e la violenza sessuale all’interno dei campus. Queste regole sono considerate alla stregua di una “legalizzazione dello stupro” da parte delle femministe e della Aclu, l’associazione per la difesa delle libertà civili. Nel secondo e forse più importante provvedimento, la DeVos ha di nuovo riconosciuto la società di certificazione dei college privati Acics, finita nella bufera per aver continuato, negli anni scorsi, a certificare anche due “diplomifici”, poi falliti e chiusi nel 2015 e 2016. In pratica, i critici della DeVos, oltre ad attaccarla per la “legalizzazione dello stupro”, adesso la condannano anche per il “finanziamento dei diplomifici con soldi pubblici”. Quanto sono reali queste accuse? Ben poco. Piuttosto tradiscono il vero volto e i veri fini dell’ideologia progressista statunitense sull’istruzione.

La reintroduzione delle vecchie regole sulle indagini, che secondo la dichiarazione dell’ex vicepresidente Joe Biden “ci riporteranno ai tempi in cui le scuole nascondevano gli stupri sotto il tappeto e le vittime erano ridotte al silenzio per la vergogna”, in realtà non fanno che proteggere l’accusato, considerato, come da diritto penale, innocente fino a prova contraria. In pratica, reintroduce la pratica del controllo incrociato delle testimonianze. Il fine della (contro)riforma, sono parole della DeVos, è: "Qualsiasi scuola che si rifiuti di prendere sul serio uno studente che denuncia una condotta sessuale negativa, sta commettendo una discriminazione. Così come la commette qualsiasi scuola che impieghi un sistema partigiano per giudicare colpevole di mala condotta sessuale uno studente", perché "un sistema senza un processo congruo infine non serve a nessuno". Tra l’altro, nelle università si utilizzerà un criterio ancora sbilanciato a favore della vittima, rispetto all’accusato, perché prevarrà il principio di una colpa basata su “la preponderanza di prove”, come nel diritto civile, invece che un criterio più severo di “prove chiare e convincenti” come nel diritto penale. Per mitigare questo aspetto, nella riforma della DeVos, si vieta alle università di applicare questo standard solo per i casi di accuse di aggressioni sessuali, se negli altri casi disciplinari viene applicato uno standard più severo. Di fatto, il ministro dell’Istruzione sta facendo il possibile per reintrodurre un po’ di garantismo ed evitare la caccia alle streghe (dove, in questo caso, le “streghe”, sono i presunti “maschi predatori”). Il fatto che protesti la sinistra all’opposizione e persino la Aclu, associazione nata per garantire il giusto processo anche delle minoranze, la dice lunga su cosa stia diventando il progressismo americano.

Ma la battaglia meno visibile, ma ancor più dura da un punto di vista politico, nasce dal provvedimento con cui il governo federale ripristina il rapporto con la Acics. Il governo, infatti, è solito appaltare compagnie private di certificazione per classificare l’affidabilità delle scuole private. Visto che queste ultime sono troppo e troppo diffusamente distribuite, è infatti impossibile per il governo controllarle una per una. Tuttavia, il Dipartimento per l’Istruzione ha sempre l’ultima parola e può condurre sue ispezioni. Dopo un’indagine ministeriale gli ispettori avevano scoperto che la Acics stava certificando almeno due “diplomifici”, scuole i cui standard educativi erano ritenuti pessimi e i cui studenti, negli anni dopo il diploma, non erano riusciti (in una percentuale molto alta) a ripagare i debiti contratti, dunque non avevano trovato un lavoro sufficientemente remunerativo. Queste due catene di scuole di istruzione superiore, i Corinthian Colleges e l’Itt Technical Institute hanno chiuso i battenti rispettivamente nel 2015 e nel 2016. L’amministrazione Obama ha dunque rotto ogni rapporto con la Acics. Tuttavia, la primavera scorsa, la magistratura ha emesso una sentenza favorevole alla compagnia di certificazione, trovando che l’amministrazione Obama non avesse esaminato tutti i documenti presentati prima di prendere la sua decisione. E di qui la scelta (rischiosa, dal punto di vista dell’immagine) della segretaria DeVos, di ripristinare l’appalto alla Acics, almeno in via temporanea, per 12 mesi e sotto stretto controllo governativo. Nei mesi scorsi aveva anche liberalizzato le regole di controllo sulle scuole superiori for profit. Dunque ha di fatto salvato un settore dell’istruzione che la precedente amministrazione aveva messo completamente in crisi.

Lo ha annunciato mercoledì scorso e già le contestazioni piovono: è accusata di conflitto di interesse, perché lo stesso presidente Donald Trump, fino al 2010, era proprietario di un’università for profit, la Trump University, anch'essa molto controversa. La seconda accusa è quella di regalare soldi pubblici ai diplomifici. Ma se la prima è vera fino a un certo punto (anche tanti politici dell’opposizione hanno interessi diretti nell’istruzione privata e for profit), la seconda manipola i fatti: il settore pubblico, infatti, aiuta gli studenti, sin dal Higher Education Act del 1965, non le scuole. Saranno poi gli studenti, con le loro famiglie, a scegliere la scuola che preferiscono. Accusare i college privati di prendere i soldi dal settore pubblico non è corretto: solo indirettamente aumentano i loro profitti dalle rette pagate da studenti aiutati dallo Stato, ma l’iscrizione dipende dalla scelta di questi ultimi. E questo tema ricorda molto da vicino anche il dibattito sulla scuola paritaria in Italia, perché i difensori del monopolio statale dell’istruzione si sono sempre battuti contro l’introduzione del buono scuola. Perché questo avrebbe dato maggiori possibilità di scelta alle famiglie. Mentre lo Stato vuole essere l’unico educatore. Negli Usa, i democratici hanno approfittato di uno scandalo su casi limite per cercare di compromettere tutto il settore delle scuole private for profit, privando gli studenti di una scelta in più. La decisione della nuova segretaria all’Istruzione permette a decine di scuole di mantenersi in vita, spesso in aree del paese in cui non c’è molta altra scelta.