• MALA ECONOMIA

L'illusione monetaria. La nostra economia malata di paganesimo

C’è un pericoloso filo conduttore che unisce gran parte delle iniziative del governo giallo-verde, come i miniBot, Reddito di cittadinanza, Quota 100: quello secondo cui la soluzione di tutti i problemi sta nel dare soldi. Dunque: più spesa pubblica e più debito. Questo nuovo paganesimo, fondato sul materialismo, diventa così insieme l’esaltazione della società dei consumi e l’affossamento di qualunque seria riflessione sullo stato dell’economia e della società italiana. Che ha gravi punti deboli, come la crisi demografica e una burocrazia che affossa ogni iniziativa. Ma anche notevoli punti di forza che dovremmo valorizzare: piccole imprese competitive, grandi ricchezze artistiche e ambientali e molta capacità di innovazione.

La card del reddito di cittadinanza

L’esempio più immediato e palese del declino della politica e dell’incapacità di pensare alla società come una realtà dinamica e complessa lo si può avere guardando alle iniziative e alle proposte del Governo giallo-verde. C’è infatti un pericoloso filo conduttore che unisce gran parte delle iniziative: quello secondo cui la soluzione di tutti i problemi sta nei soldi, nella spesa, nel debito.

C’è un  problema di povertà: si danno dei soldi con il reddito di cittadinanza. C’è un problema di posti di lavoro: si danno dei soldi perché si possa andare prima in pensione con la speranza che le aziende assumano dei giovani. C’è un problema di stagnazione dell’economia: si cercano i soldi degli altri prendendoli a prestito ed aumentando i debiti. C’è un problema di rispetto delle regole europee: si propone di stampare nuovi soldi, magari chiamandoli mini-Bot così è più simpatico.

Questo nuovo paganesimo fondato sul materialismo diventa così insieme l’esaltazione della società dei consumi e l’affossamento di qualunque seria riflessione sullo stato dell’economia e della società italiana. Sì, perché in sintesi l’economia e la società italiana hanno tre problemi: 1) un drammatico calo demografico con un forte aumento degli anziani che porta con sé un inesorabile, e più che giustificato, aumento della spesa per previdenza e sanità; 2) una perdita di competitività dell’industria che non riesce a tenere il passo con la produttività degli altri paesi europei; 3) una burocrazia soffocata da leggi, regolamenti e ordinanze che frena ogni nuova attività economica.

In compenso l’economia e la società italiana hanno tre punti di forza: 1) la capacità di innovazione, non solo tecnologica, che permette alle imprese di avere ottimi risultati sul fronte delle esportazioni; 2) un tessuto imprenditoriale di piccole e medie imprese a controllo familiare in grado di rispondere con grande flessibilità ai mutamenti dei mercati; 3) un patrimonio storico e ambientale che può offrire grandi opportunità di crescita al sistema turistico.

E allora se guardiamo ai punti di debolezza e a quelli di forza abbiamo chiaramente la prova che per contrastare i primi e valorizzare i secondi non è importante immettere più denaro nell’economia, ma attuare quelle riforme di struttura che possono agevolare l’attività delle imprese, ridurre i vincoli e liberare le capacità delle persone. C’è una disinformazione che fa leva sui facili slogan, come quello per cui l’Italia sarebbe vittima dell’austerità imposta dall’Europa. Ebbene la storia recente ci dice che, salvo la breve parentesi del Governo Monti e della sua riforma delle pensioni, negli ultimi decenni non si può certo parlare di austerità: le spese hanno continuato a crescere e i conti pubblici hanno sempre, sottolineo sempre, chiuso in disavanzo facendo aumentare costantemente il debito. L’austerità è un’altra cosa, ma fa comodo costruirsi un nemico a cui imputare tutti i mali.

La volontà di spendere, soldi propri o presi a prestito, da parte del Governo risponde essenzialmente ad una ricerca di facile consenso, peraltro non scontato come dimostra il deludente esito elettorale dei 5 Stelle dopo aver fatti i salti mortali per distribuire il reddito di cittadinanza prima delle elezioni.  Ma non risponde, se non in piccola parte, all’esigenza di rilanciare l’economia. I consumi sono fermi per effetto del calo demografico (l’anno scorso sono nati meno di mezzo milione di bambini, la metà esatta di quanti ne nascevano negli anni ’60). E’ poi molto alta la quota di risparmio delle famiglie, preoccupate per il futuro. Senza dimenticare che la spesa aggiuntiva si indirizzerebbe comunque almeno in parte all’acquisto di prodotti importati senza quindi particolari effetti positivi all’interno.  

C’è nell’illusione che la moneta possa risolvere i problemi una drammatica economia del paganesimo, quell’economia che non riconosce i valori, che non stimola il rischio e la responsabilità, che non premia il lavoro e il merito, che non garantisce quella regola basilare della civiltà giuridica che dice: i patti si devono rispettare.