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Lilli Gruber abortista tra insulti e fake news

Nella rubrica che tiene sul magazine Sette, Lilli Gruber lancia un attacco contro la Nuova BQ, accusata di diffondere false notizie riguardo ai progetti di legge abortisti negli Usa. Ma a dire falsità è lei che, tra l'altro, mente anche sull'applicazione della Legge 194 in Italia.

Lilli Gruber

Non leggo mai Sette, il magazine del Corriere della Sera, ma un nostro lettore ci ha segnalato che sull’ultimo numero, datato 28 febbraio, c’è qualcosa che ci riguarda direttamente. Nella sua rubrica settimanale, Lilli Gruber risponde a un lettore che cita l’articolo de La Nuova Bussola Quotidiana riguardante dei progetti di legge in diversi stati americani che promuovono l’aborto fino al nono mese e giungono fino all’infanticidio.

Il lettore è giustamente scandalizzato, ma la risposta della Lilli nazionale, decisamente inacidita, è sprezzante nei suoi e nei nostri confronti: ci accusa sostanzialmente di aver inventato la notizia, di porre in essere l’ennesimo tentativo di imporre alle donne quello che vogliono gli uomini e infine, neanche fosse la reincarnazione di Adele Faccio, rivendica le lotte per il diritto all’aborto che sarebbe minacciato dai medici obiettori.

Dopo Enrico Mentana, anche Lilli Gruber dunque: è triste constatare come le vecchie glorie del giornalismo italiano ricorrano a banali trucchetti per salvare la loro ideologia abortista. Quando non hanno più ragioni lanciano l’allarme fake news sperando così di mettere a tacere l’avversario.  Ma ciò che sta avvenendo in diversi stati americani non rientra affatto nelle fake news, è una tragica realtà, tanto che lo stesso presidente Donald Trump si è soffermato con forza su questo tema nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione.

Nell’articolo della Nuova BQ incriminato, non solo si descrive precisamente la proposta di legge HB-2491 presentata dalla democratica Kathy Tran nel parlamento della Virginia; c’è anche il video in cui la stessa Tran spiega che sì, effettivamente, il suo disegno di legge consente di abortire fino al momento immediatamente precedente la nascita. Non solo, il governatore della Virginia, Ralph Northam, ha ulteriormente spiegato che lo stesso disegno di legge permette di rifiutare di rianimare un bambino nato vivo dopo un aborto fallito: chiamasi infanticidio.

Se la signora Gruber dedicasse più tempo a verificare le notizie invece di affibbiare comode etichette a quelli che considera “nemici”, ne guadagnerebbe sicuramente in credibilità e serietà professionale.

Peraltro, tutta impegnata a rispolverare i vecchi slogan degli anni ’70 – “Il corpo è mio e lo gestisco io” – è proprio lei a lanciare fake news sullo stato della Legge 194 in Italia. Secondo la Gruber infatti, la legge che in Italia ha legalizzato l’aborto, «troppo spesso» non viene applicata «perché non ci si preoccupa di garantire il servizio»; con stangatina di rito ai medici obiettori.

Ma la relazione sulla Legge 194 presentata recentemente in Parlamento e riferita all’anno 2017 racconta tutta un’altra storia: il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è più che sufficiente su tutto il territorio nazionale. E questo vale anzitutto per il numero di strutture: basti pensare che sebbene il numero di aborti volontari ammonti al 17.6% rispetto alle nascite, «il numero di punti IVG è pari all’87,8% di quello dei punti nascita».

Stesso discorso per i medici non obiettori, che risultano più che sufficienti a coprire le richieste su tutto il territorio nazionale. Il carico di lavoro per i medici non obiettori è mediamente di 1,2 aborti praticati alla settimana, con variazioni dallo 0,2 della Valle d’Aosta all’8,6 del Molise. Non solo non parliamo di carichi massacranti ma i medici che praticano aborti hanno tutto il tempo di dedicarsi ad altre attività sanitarie e addirittura ci sono diversi medici non obiettori di cui non c’è neanche bisogno per le IVG.

Ah, povera Lilli, che triste declino….

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