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Libia: Haftar conquista il Fezzan, ma la pace è lontana

L'Esercito Nazionale Libico di Haftar ha annunciato la presa di el-Gatrun, estremo sud della Libia. In un mese ha completato la conquista del Fezzan, regione chiave degli scambi (e dei traffici) con l'Africa nera. Per la Tripolitania la strada è ancora lunghissima e la soluzione dovrà passare per tanti altri compromessi. L'Italia può fare da arbitro

Truppe di Haftar nel Fezzan

L'Esercito Nazionale Libico (LNA) guidato dal Feldmaresciallo Khalifa Haftar ha annunciato di aver conquistato la cittadina di el-Gatrun, all'estremo sud della Libia completando così la “galoppata” nel deserto che ha visto le sue truppe conquistare in poco più di un mese tutte le località chiave del Fezzan

La guerra lampo di Haftar nel sud dell’ex colonia italiana è stata resa possibile dal supporto di alcune milizie Tuareg e Tebu e soprattutto dalla scarsa fiducia di cui gode il governo di Tripoli guidato da Fayez al-Sarraj in regioni così remote, dominate dai traffici illeciti e che finora non hanno beneficiato di molti aiuti allo sviluppo dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi. La conquista di el-Gatrun, località posta sulle principali vie di comunicazione che collegano la Libia al Niger e al Ciad, ed ospita un consolato della Repubblica del Niger, consentirà alle truppe dell’LNA di monitorare i traffici di armi, droga e soprattutto di esseri umani che attraversano quei confini e di contrastare infiltrazioni di milizie e bande criminali.

Nel tentativo di spiegare le ragioni del successo dell’offensiva di Haftar nel sud molti hanno evidenziato un ventilato supporto militare francese, altri hanno ricordato gli aiuti militari forniti da Egitto ed Emirati Arabi Uniti (questi ultimi a Bengasi schierano contractors americani con aerei ed elicotteri al soldo di Abu Dhabi) mentre il giornale britannico The Telegraph ha rivelato che Mosca non sostiene Khalifa Haftar solo politicamente, ma anche con centinaia di mercenari. Secondo quanto ha appreso il quotidiano da fonti istituzionali britanniche, si tratterebbe di 300 mercenari del Gruppo Wagner, organizzazione paramilitare russa già segnalata in Siria, nel Donbass ucraino e più recentemente in Repubblica Centrafricana. Il reparto basato a Bengasi disporrebbe di armi, munizioni, blindati e droni giunti direttamente dalla Russia che utilizza per i suoi voli cargo gli aeroporti di Tobruk e Bengasi oltre ai moli del porto libico di Tobruk e di quello egiziano di Sidi el Barrani. Una presenza che confermerebbe gli interessi russi anche di tipo petrolifero in Cirenaica. In campo energetico il 4 marzo è stata annunciata la revoca del blocco del principale giacimento di petrolio libico, quello di Sharara conquistato dalle forze del generale Khalifa Haftar in febbraio.

L'annuncio é stato reso noto dalla Compagnia petrolifera nazionale (Noc) libica sottolineando che il blocco ha causato perdite per 1,8 miliardi di dollari. Il giacimento (gestito dalla società Akakus, joint-venture tra la Compagnia statale libica Noc, la spagnola Repsol, la francese Total, l'austriaca Omv e la norvegese Statoil) era stato conquistato dall’LNA grazie a un accordo con miliziani Tebu che lo controllavano dall’8 dicembre scorso.

Nonostante le valutazioni in tal senso di molti analisti è difficile interpretare la vittoria di Haftar nel sud come una disfatta per l’Italia schierata a fianco di al-Sarraj. La stabilizzazione del Fezzan e dei confini con Niger e Ciad rientra negli interessi prioritari italiani, indipendentemente dal fatto che ad attuarla siano le forze di Tripoli o quelle di Tobruk. Del resto oggi Roma mantiene e rafforza la necessaria intesa strategica con al-Sarraj (il grosso degli interessi dell’ENI e il problema dei flussi migratori illegali sono radicati in Tripolitania), ma al tempo stesso ha ottimi rapporti con Haftar e il parlamento di Tobruk così come con Misurata, la “Sparta libica” dove è ancora presenta una missione sanitaria militare italiana.

In termini militari poi un po’ di realismo dovrebbe ridimensionare le previsioni di una imminente vittoriosa campagna militare di Haftar verso Tripoli. Innanzitutto perché il successo del feldmaresciallo nel Fezzan è dovuto ad accordi con forze locali che dovranno essere potenziati e rinnovati determinando vantaggi concreti per le comunità locali. In caso contrario ben difficilmente le poche migliaia di miliziani dislocati in un’area così vasta e assistita da scarse infrastrutture potranno esercitare a lungo una parvenza di controllo del territorio. Haftar non sembra certo disporre di forze in grado di marciare su Tripoli, difesa da milizie consistenti e bene armate, superando le potenti brigate di Misurata, equipaggiate con mezzi pesanti e composte da combattenti che esperti che hanno stanato i miliziani dello Stato Islamico da Sirte.

Inoltre l’espansione al sud rende l’LNA vulnerabile a eventuali offensive di Misurata verso la Mezzaluna petrolifera del Golfo della Sirte: il fatto che tra Haftar e Misurata (un tempo acerrimi nemici) oggi vi siano caute intese fino sottolinea il fatto che la pacificazione della Libia potrà avvenire solo in seguito ad intese politiche tra le diverse fazioni. In questo senso sembrano andare le dichiarazioni rese il 6 marzo dal primo ministro del governo di accordo nazionale della Libia, Fayez al-Serraj, che intende tenere elezioni parlamentari e presidenziali entro la fine dell'anno. In un discorso a Tripoli al-Serraj ha dichiarato di aver incontrato il maresciallo Khalifa Haftar, comandante dell'Esercito Nazionale Libico ad Abu Dhabi per "fermare lo spargimento di sangue, raggiungere una formula per evitare il conflitto e l'escalation militare del nostro paese".

"Ho parlato oggi con il rappresentante dell'Onu in Libia, Salamè: mi ha annunciato che c'è l'ipotesi di un accordo tra al Sarraj e Haftar. Vedremo se potrà essere condiviso. Posso annunciare che ci sarà una conferenza nazionale a fine mese, diversa da quella di Palermo, riservata a attori libici e allargata a esponenti di milizie e clan" ha annunciato venerdì il premier Giuseppe Conte ospite a Genova al Festival di Limes. "In Libia gli interlocutori sono vari. Abbiamo vari attori e varie autorità e bisogna parlare con tutti" ha detto Conte aggiungendo che "in passato avevamo concentrato il dialogo con la Tripolitania, ma da quando abbiamo iniziato questa esperienza di governo parliamo con tutti, a tutti i livelli, sfruttando tutte le capacità del Sistema Italia a tutte le latitudini" - ha detto il premier.