• LA RISPOSTA

Lettera da Babbo Natale

Cari bambini, ricevo sempre tante letterine da voi (ne ho ricevute moltissime anche quest'anno). Questa volta ve ne scrivo una io. Proprio così: una letterina «da» Babbo Natale, non «a» Babbo Natale...

Babbo Natale

Cari bambini,

ricevo sempre tante letterine da voi (ne ho ricevute moltissime anche quest'anno). Questa volta ve ne scrivo una io. Proprio così: una letterina «da» Babbo Natale, non «a» Babbo Natale. 

Ho deciso di fare coming out (tanto sapete benissimo cosa significa; ve l'avranno spiegato a scuola...). Babbo Natale non esiste. Io non esisto. O meglio: io esisto, ma non sono Babbo Natale. Mi chiamo Mike; lavoravo per una azienda della New Economy (preistoria, lasciate perdere) e ho perso il posto di lavoro. Ho partecipato ad un casting e mi hanno assunto come Babbo Natale. Ho dovuto ingrassare un po' per le foto, ma tutto sommato mi è andata bene. Non faccio nulla (se non qualche servizio fotografico) per la maggior parte dell'anno; quando si avvicina Natale c'è da sgobbare, ma ho alcune controfigure e diverse segretarie. No, non mi aiutano gli elfi; mi aiutano Edna, Magda, Linda e altre che vengono assunte per il periodo natalizio. Non abito nemmeno al Polo Nord (per fortuna); abito a New York. Prima di me c'era John, ma beveva continuamente e l'hanno licenziato.

Poche cose sono più brutte di un Babbo Natale ubriaco che ignora i bambini e fa apprezzamenti sconci alle mamme... Prima di John c'era Joe, e prima ancora un altro Mike. Il primo Babbo Natale è stato assunto dopo la Prima Guerra Mondiale da alcune aziende produttrici di bevande. Hanno creato un particolare clima natalizio, la «magia del Natale», e hanno associato questa festa ai loro prodotti. Nulla di spirituale, o mistico: semplicemente, una occasione per aumentare le vendite e guadagnare denaro. 

Perché vi dico queste cose? Perché non ne posso più di ingannare i bambini. Credo che sia questo il motivo per cui John ha cominciato a bere. Non era cattivo, l'ho conosciuto; si sentiva semplicemente in colpa perché ingannava i bambini. Ora: io non voglio finire come John. Alcolizzato, intendo, perché dopo questa lettera licenzieranno anche me... Dicevo: non voglio finire come John. Quindi vi dico la verità. Non sono io che porto i doni a Natale. Ecco, l'ho scritto.  Ma allora chi porta i doni a Natale? Mamma e papà?

Bambini... la verità è che, a portare i doni a Natale, è Gesù. Magari la Playstation ve la regala lo zio, ok... Però è Gesù che porta i doni. Che doni porta? Porta la pace per tante persone; porta l'amore che salva tante vite; porta la possibilità di vivere tutta l'eternità tra le braccia del nostro amorevole Papà. E porta se stesso, ogni anno, nonostante l'accogliamo in modo sempre più maleducato: «Non c'è posto per te in questa scuola», «Non c'è posto per te in questo ufficio pubblico», «Non c'è posto per te in questo condominio» o «In questa casa». Ma lui viene lo stesso. Ed è lui il regalo più bello che possiamo mai avere: Gesù. Ecco, adesso l'ho detto.

So che mi licenzieranno, ma Edna, Magda e le altre finiranno il lavoro. L'anno prossimo ci sarà un nuovo Babbo Natale, magari uno studente laureato e disoccupato... mandano tanti curriculum... Vabbeh, in qualche modo mi arrangerò. Sicuramente non finirà come John. Anzi: appena mi licenziano vado a trovarlo e passo il Natale con lui. Gli porterò un abbraccio e la bella notizia che è nato Gesù. 

Buon Natale! Oh! Oh! Oh!