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L'establishment mondiale vuole la droga libera

Libera e legalizzata. Cioè libera di fare schiavi in modo legalizzato. Così la vogliono le star di Hollywood e uomini politici come Bill Clinton, Javier Solana e Kofi Annan. In America la loro crociata ha già ottenuto i primi risultati. E a breve nelle casse federali entrerà molto denaro.

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Droga libera e legalizzata. Lo chiedono tutti, in America e non solo. Star di Hollywood come Kate Winslet, Morgan Freeman, Dizzee Rascal, Richard Branson e Sam Branson - protagonisti di un documentario intitolato Breaking the Taboo, che ha debuttato su You Tube il 7 dicembre - ex Presidenti degli Stati Uniti come Jimmy Carter e Bill Clinton.

Si aggiungono a coloro che un anno fa apposero la loro firma al rapporto del “Global Commission on Drug Policy”, redatto a cura delle Nazioni Unite, che diceva: “La Guerra alle droghe ha fallito, con conseguenze devastanti per gli individui e le società del mondo. Cinquant'anni dopo la Convenzione sulle droghe, promossa dalle Nazioni Unite e quarant'anni dopo il lancio, da parte del Presidente degli Stati Uniti Nixon della guerra alla droga, sono necessarie ed urgenti fondamentali riforme nei Paesi e a livello globale in termini di controllo di polizia sulle droghe”. Tra gli altri: scrittori famosi (Carlos Fuentes e il Premio Nobel Mario Vargas Llosa); ex Capi di Stato (César Gaviria, Colombia, Ernesto Zedillo, Messico, Fernando Henrique Cardoso, Brasile, Ruth Dreifuss, Svizzera); l'ex Primo Ministro della Grecia, George Papandreou; l'ex Segretario di Stato Usa, George P. Shultz; l'ex Commissario dell'Unione Europea, Javier Solana; Paul Volcker, ex presidente della United States Federal Reserve; John Whitehead, banchiere e presidente della World Trade Center Memorial Foundation; Kofi Annan, già Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Questo cambiamento di rotta dell'establishment mondiale sta incidendo sulle opinioni pubbliche e sui Governi, specie quelli dell'America meridionale e centrale, in particolare il Messico, e la strategia antiproibizionista - che ha sostenitori e finanziatori importanti, come George Soros, fin dal 1996 uno dei primi sponsor per la legalizzazione della marijuana a scopo terapeutico - punta, per iniziare, sulle droghe cosiddette leggere ed ha preso nuovo vigore dall'esito dei referendum in Colorado e a Washington. Si sono svolti in contemporanea alle elezioni presidenziali e hanno visto trionfare i promotori dell'”emendamento 64”: la maggioranza dei voti si è espressa a favore della legalizzazione della cannabis per usi ricreativi. Risultato? Tra un anno, quando la Corte Suprema completerà l'iter previsto, il consumatore di marijuana ne potrà acquistare fino a 28,5 grammi, contro i 5 grammi che si possono acquistare in Olanda. Alla malavita organizzata si sostituiranno lo Stato federale e il governo locale come percettori delle tasse prodotte dalla vendita: si stima che gli introiti saranno tra i 5 e i 22 milioni di dollari l'anno, solo in Colorado. Si arriverebbe al mezzo miliardo di dollari se la decisione si estendesse a tutti gli altri Stati. In tempi di crisi economica, non sarebbe denaro da buttare.

Resta il fatto che da uno studio del NIDA (National Institute on Drug Abuse), durato trent'anni, si rileva che l'uso di cannabis è in grado nel tempo di ridurre il quoziente intellettivo, la memorizzazione, l'attenzione, la motivazione e il coordinamento psicomotorio. “Come ricercatrice - ha affermato di recente Nora Volkow, direttore del NIDA - ritengo che favorire il consumo di marijuana negli adolescenti crei un notevole danno alla maturazione cerebrale”. Gli antiproibizionisti dovrebbero tentare di rispondere alle argomentazioni scientifiche, come quelle sostenute da Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento Politiche Antidroga del Governo italiano: “l'uso di droga (cocaina e cannabis) influisce direttamente sulla corteccia prefrontale, allontanando la capacità decisionale dell'individuo, anche rispetto alla stessa assunzione di droghe. La legalizzazione può aprire le porte alla diffusione dell'uso e dei danni neurocognitivi conseguenti”.

Un altro dato: l'ultima Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, certifica che nel nostro Paese, dove vige la legge “Fini-Giovanardi”, il consumo di stupefacenti è in diminuzione: - 0,09% per l'eroina; - 0,14% per la cocaina; - 0,11% per gli stimolanti; 0,05% per gli allucinogeni; - 1,18% per la cannabis. Questi dati dimostrano che una legge proibizionista non fa aumentare il consumo di droghe. Anzi, lo fa diminuire. La posizione ideologica degli antiproibizionisti naturalmente non tiene conto di questi dati e conduce una battaglia per la quale dovrebbe essere lo Stato stesso - come avviene con il tabacco e con l'alcool - a vendere, lucrando, sostanze che nuocciono gravemente alla salute e in molti casi provocano la morte. Si inizierebbe con la cannabis, per poi passare a sostanze che sono attualmente sul mercato, come dimostra il Report 2012 dell'Osservatorio Europeo sulle Droghe e le Tossicodipendenze: gli stimolanti, ad esempio la metamfetamina o i catinoni, una droga sintetica che si sta diffondendo rapidamente e che può provocare sensazioni di aumento dei livelli di energia, euforia, desiderio di socializzare, agitazione, sensazione di distacco, vista sfocata, midriasi, bruxismo, aumento della frequenza cardiaca e degli impulsi sessuali, ansia, paranoia, agitazione, stati psicotici, ipertermia, tachiacardia o aritmie, convulsioni e a lungo andare impotenza.

È questa la società che vogliamo? Una società impotente? Disperata, nella sua ricerca di felicità artificiale? Si dice, lo dicono i guru alla Vasco Rossi, che chi è contro la legalizzazione delle droghe, “delira”. Si tratta di stabilire, invece, se abbia o meno ragione chi sostiene che tollerare l'uso delle droghe e legalizzarle equivalga a diminuire un fattore preventivo di grande importanza: la disapprovazione sociale, che incide nel ridurre l'uso tra gli adolescenti. Siamo pienamente nel campo del relativismo, che inquina il discernimento tra bene e male e contribuisce ad essere tiepidi ed accondiscendenti di fronte a coloro che urlano posizioni demagogiche e anti-umane, con la pretesa di convincere tutti della loro ragionevolezza.