a cura di Riccardo Cascioli
  • Mongolia

L’elevato inquinamento della capitale della Mongolia minaccia la salute e lo sviluppo dei bambini

 

Ulaan Bator, la capitale della Mongolia, è una delle città più inquinate del mondo, insieme a Delhi (India), Dhaka (Bangladesh) e Pechino (Cina). Secondo le rilevazioni effettuate lo scorso gennaio, la concentrazione di polveri sottili, ad esempio, è di 3.320 microgrammi per metro cubo, un valore 133 volte superiore ai limiti fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Dell’inquinamento è responsabile soprattutto il carbone utilizzato per riscaldare case e tende. Ma per risparmiare molte famiglie bruciano anche gomme e altri materiali. Inoltre nella capitale, pensata per ospitare circa mezzo milione di abitanti, vivono ormai 1,5 milioni di persone.  A risentire maggiormente dell’inquinamento atmosferico sono i bambini che, oltre a manifestare più spesso degli adulti difficoltà di respirazione e altre patologie, rischiano danni permanenti agli organi interni in fase di crescita. Ricerche effettuate di recente inducono a temere che l’inquinamento atmosferico a simili livelli possa anche provocare diabete infantile e malattie cardiovascolari. Il motivo per cui i bambini sono più soggetti a patologie legate all’inquinamento è la loro statura, perché le polveri tossiche si concentrano a pochi centimetri dal suolo, e il fatto che il loro respiro è più veloce di quello degli adulti. Per proteggere la salute dei figli molte famiglie hanno incominciato ad allontanare i bambini dalla città affidandoli in permanenza a parenti e amici residenti nelle aree rurali dove l’aria è pulita.