• 8 marzo

Le mimose e le fobie dell'uomo moderno

Qualche anno fa a spaventare era l’anticipo della fioritura delle mimose, un fenomeno che secondo alcuni avrebbe dovuto dimostrare il “riscaldamento globale”. Oggi il problema è l'opposto. E se fosse il nostro modo di guardare il problema?

Mimosa

La natura è tutto un continuo divenire che mantiene però un ordine, osservazione che spesso ha indotto molti a pensare che essa fosse dotata di un'“intelligenza” e/o “volontà”, come ad esempio accade in molte teorie neo-panteistiche e alcune presentazioni della famosa teoria Gaia. 
Purtroppo la caratteristica del divenire spontaneo della Natura è spesso dimenticato dai mass-media: sorprende e talvolta, ad esempio, incute timore la sola osservazione che lo stesso tipo di  alberi non fioriscano tutti gli anni alla stessa ora dello stesso giorno e che la produzione cambi di anno in anno.

Un esempio tipico è il caso dei ciliegi giapponesi oppure della fioritura della mimosa: leggendo qualche articolo in questi giorni sembra che fino alla Rivoluzione industriale la mimosa sia sempre fiorita l’8 marzo, festa della donna, per poi essersi modificata a causa dell’attività umana e in particolar modo per il cambiamento climatico.
Fino a qualche anno fa a spaventare era l’anticipo della fioritura, un fenomeno locale che diveniva la dimostrazione scientifica del “riscaldamento globale”. Naturalmente gli effetti erano nefasti su produzione e prezzi.
Da qualche anno la faccenda sta cambiando ed è il freddo a causare ritardi nella fioritura; ritardi che diventano talvolta la dimostrazione scientifica del “cambiamento climatico globale”. Anche in questo caso generalmente gli effetti sono nefasti sulla produzione e, probabilmente a causa del periodo di crisi, meno sui prezzi.

Dimenticando che fino a pochi giorni fa si è detto che “non esiste più la mezza stagione”, a breve cominceranno le interviste televisive agli esperti sull’arrivo della Primavera. Qualcuno dirà che la bella stagione non arriverà più il 21 marzo come accadeva in passato, altri più sofisticati informeranno che la primavera meteorologica inizia il 1° marzo, facendo credere che tra Lampedusa e Bolzano non ci siano differenze e senza informare che quella del 1° marzo è una data convenzionale senza alcun riferimento o dimostrazione scientifica (tutti faranno finta che sia possibile definire quantitativamente il significato di Primavera meteorologica).

Ma come sta andando la fioritura delle mimose quest’anno? «Meno mimose per l’8 marzo – avverte l’agenzia Ansa -. Ma questa volta non c’entra la crisi, è tutta colpa delle temperature. Le “bizze” del clima, infatti, hanno ritardato la fioritura della pianta simbolo della Festa delle donne e provocato una flessione pari a un terzo della produzione totale. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori,  visto che si tratta di piante particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici. Nonostante il calo produttivo del 30% le quotazioni sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto al 2012, complice l’eccellente qualità delle fronde». 

Per la Coldiretti invece la diminuzione è “solo” del 20%: «Arriva la primavera, ma con il 20% di mimose in meno per effetto di un inverno rigido che ha ritardato la fioritura e provocato la diminuzione di quantità del prodotto, pur garantendo una eccellente qualità delle fronde. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che l’inizio della primavera meteorologica del primo marzo ha praticamente coinciso in Italia con l’arrivo del bel tempo.

Ma come era andata l’anno scorso? Nel 2012 si scriveva: «La produzione italiana di mimosa  è crollata di circa il 30 per cento a causa del freddo e del gelo, ma la qualità del fiore simbolo della donna quest’anno sarà eccellente”, sosteneva il comunicato della Coldiretti. Insomma, con il freddo siamo tornati a quella che anni fa descrivevamo come la normalità, ma non sembriamo felici, anzi.

L’inizio del saluto di Benedetto XVI prima di divenire Papa emerito è stato: “Cari amici, sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del Creato”. Per riscoprire la bellezza di ciò che ci circonda probabilmente dovremmo sforzarci di vederlo “con gli occhi affascinati e fiduciosi dei bambini” che cercano di scoprire la misteriosa “legge naturale” in esso scritta dal Creatore. Troppo spesso invece utilizziamo “gli occhi degli adulti” che cercano d’incasellare ciò che vedono nelle loro aride e semplicistiche regole, troppo spesso solo quantitative, in già note “leggi umane” che la natura prima o poi non rispetta generando angoscia. Dovremmo imparare quello sguardo che papa Benedetto XVI ci ha indicato il 14 novembre 2012, parlando delle vie che portano alla conoscenza di Dio.

«Penso che dobbiamo recuperare e far recuperare all’uomo d’oggi la capacità di contemplare la creazione, la sua bellezza, la sua struttura. Il mondo non è un magma informe, ma più lo conosciamo e più ne scopriamo i meravigliosi meccanismi, più vediamo un disegno, vediamo che c’è un’intelligenza creatrice. Albert Einstein disse che nelle leggi della natura «si rivela una ragione così superiore che tutta la razionalità del pensiero e degli ordinamenti umani è al confronto un riflesso assolutamente insignificante» (Il Mondo come lo vedo io, Roma 2005). Una prima via, quindi, che conduce alla scoperta di Dio è il contemplare con occhi attenti la creazione».