• 50MILA EURO A LIFELINE

L'assist di Marx alla Ong "fuorilegge"

Il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha donato almeno 50mila euro alla Ong Lifeline, la che nave il Ministro Salvini aveva definito "fuorilegge". Lo scopo della mossa del porporato è quello di coadiuvare le operazioni di salvataggio per i migranti. Ma è un'operazione pericolosa e ideologica che denota la politicizzazione della Chiesa tedesca. 

Il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha donato almeno 50mila euro alla Ong Lifeline. Lo scopo presunto della mossa del porporato è quello di coadiuvare le operazioni di salvataggio per i migranti che finiscono in mare.

La nave in questione era balzata agli onori delle cronache durante l’estate scorsa, quando il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva twittato convinto: “La NAVE FUORILEGGE #Lifeline”. Era seguita la consueta polemica sulla nazione di riferimento della bandiera battente sull’imbarcazione, in questo caso l’Olanda, e sulla scelta di provare ad attraccare nei porti italiani. Persino Macron, nel giugno scorso, aveva dichiarato che Lifeline aveva agito “contro tutto le regole”. Ma le questioni di casa nostra, almeno in relazione a questo finanziamento, possono essere lasciate da parte. Certo è che Marx, e non da qualche mese, sembra aver scelto lo stile politico per cui parteggiare tra quelli attualmente in lotta all’interno dell’Unione europea: quello neoliberal, progressista e perché no, magari pure un po’ migrazionista.

A comunicare il ricevimento della donazione è stato lo stesso capitano della nave, Claus-Peter Reisch, che ha voluto ringraziare Marx, come si legge pure su IlGiornale.it, per il sostegno offerto in vista della prossima missione. Pare lecito ipotizzare, dunque, che i 50mila euro fatti arrivare dalla diocesi di Monaco - Frisinga siano destinati a essere utilizzati per il ritorno in scena di Lifeline. “È vero – aveva detto Marx a Die Zeit, durante lo scorso giugno -, in politica la tendenza attuale è per il nazionale, l’autoaffermazione. Ma questo è un modo di guardare le cose che non è il nostro: mantenere la prosperità che si suppone sia minacciata da fuori. L’Europa non deve diventare una fortezza, questa è sempre stata la nostra convinzione. La penso come Jean Monnet: l’Europa dovrebbe essere un contributo per un mondo migliore. Creativo, aperto e curioso”.

La Chiesa tedesca, del resto, non è nuova a interventi in favore di coloro che arrivano sulle coste del Vecchio Continente. Solo nel 2016, l’episcopato teutonico è riuscito a coinvolgere centomila volontari, più quasi seimila stipendiati, nel macro - settore dell’accoglienza. La ricchissima Chiesa tedesca ha stanziato, nell’anno di riferimento, ben 127,7 milioni di euro. L’anno precedente i milioni di euro predisposti furono ‘solo’ 112. Non destinando, tuttavia, queste cifre a nessuna delle nove Ong che operano nel mar Mediterraneo. Insomma: le diocesi presiedute da Marx sembrano fare del sostegno all’immigrazione una costante. E uno dei vescovi più in vista tra gli ecclesiastici della Germania, mons. Karl Jüsten, che è il direttore dell’Ufficio cattolico a Berlino, si era distinto per essere particolarmente critico nei confronti dell’operato di Seehofer, l’equivalente teutonico dell'inquilino del Viminale.

“Il progetto - aveva dichiarato durante l’estate scorsa riferendosi al piano sull’immigrazione del ministro dell’Interno - genera sfiducia e pregiudizi nei confronti di chi cerca protezione. E se alcune misure sarebbero anche sensate, si annuncia un significativo deterioramento della condizioni di chi cerca protezione in Germania”. Anche in questo caso emerge una certa tendenza a opporsi alla “linea dura” sulla gestione dei fenomeni migratori. Andando indietro nel tempo, si apprende come nel marzo del 2017, la Sir diede notizia di un’inchiesta riguardante pastori protestanti e sacerdoti cattolici presi di mira per aver ospitato all’interno delle Chiese dei migranti irregolari: “A Bamberg sono tre i casi inquisiti, come ha confermato il portavoce dell’arcidiocesi, Harry Luck, al portale della Chiesa tedesca, katholisch.de, e la procura di Norimberga-Fuerth ha dato notizia di dodici casi dall’inizio dell’anno”, si legge ancora sull’agenzia. Ma torniamo a Lifeline e alla donazione fatta dal cardinale Marx.

L’arcidiocesi di Monaco - Frisinga ha confermato la notizia via Twitter. “Chiunque voglia unirsi al Cardinale Marx  nel sostenere l'operazione di salvataggio - viene specificato nel ‘cinguettio’ - ha qui un modo semplice per SMS". Nessun’altra diocesi, per ora, sembra aver seguito l’esempio del porporato. La reazione più piccata è arrivata dalla politica. Volker Münz, uno degli esponenti di punta dell’Afd, ha definito la mossa di Marx una “assurdità”, dato che l’azione di Lifeline sarebbe “cristiana” solo in modo apparente. Münz sembrerebbe essere arrivato a sospettare che per la donazione siano stati usati soldi derivanti dalla tassa ecclesiastica. 

Il presidente dell’episcopato teutonico è solito catalogare il “populismo” come una categoria avversa, persino contraria, alle istanze del cattolicesimo. Se l’“Opzione Benedetto” di Rod Dreher consiglia ai cristiani un ritiro strategico, in funzione della necessità di difendere la fede dal sempre più catastrofico avvento dell’alluvione relativista, l’“Opzione Marx” prevede una partecipazione attiva alla discesa di più di qualche temporale. Se per lo scrittore americano, ancora, le basi del disastro sono state alimentate da alcune sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti, quelle che hanno sdoganato equiparazioni o facoltà giuridiche non tutelate o previste dalla dottrina cattolica, per Marx pare valere l’esatto contrario: sarebbe l’adesione a questo sdoganamento, quasi la provocazione (si veda l’ipotesi di trovare una “soluzione” per benedire le coppie omosessuali) a consentire ai cattolici di continuare a dire la loro nel contesto culturale contemporaneo.

La Chiesa di Marx, in sintesi, si dirige oltre l’uscita. Quasi come se gli ecclesiastici, nella partita della gestione dei fenomeni migratori, dovessero giocarla per forza. Qualcuno potrebbe sostenere che grazie alla donazione di Marx verranno messe in salvo delle vite. Altri diranno, magari, che alimentando le missioni delle Ong si finirà, per paradosso, con l’accrescere le statistiche sulle morti in mare. Argomentazioni politiche, per l’appunto. Quelle che, forse, dovrebbero riguardare con meno frequenza il vertice di un episcopato nazionale.