• LA FICTION

Lampedusa, solo una fiaba strappa-lacrime

Su RaiUno è andata in onda la fiction Lampedusa, miniserie in due puntate sul dramma degli sbarchi di immigrati e profughi. La solita sceneggiata strappa-lacrime e sentimentalismo in salsa coop-caritas. Ma spenta la tivù e asciugato il ciglio, il rapporto tra immigrati e cittadini italiani ha un altro svolgimento.

L'attore Claudio Amendola

In riunione di redazione è stato deciso di affidarmi un pezzo sulla fiction Lampedusa, miniserie in due puntate che Ra1 ha finito di trasmettere il 21 settembre. Pur riluttante, mi sono accinto a guardarla, accorgendomi subito che mi ero perso la prima parte. Il riassunto della puntata precedente, comunque, mi ha confermato quel che mi aspettavo. 

Iniziata, come di consueto, alle nove e un quarto (c.d. prime time), alle dieci avevo già buttato la spugna. Puro minculpop TeleRenzi. Regia, attori e sceneggiatura? Bah, avete presente Montalbano? Uguale, cambiava solo l’argomento. Stesse facce, Zingaretti a parte. Chissà perché in Italia lavorano sempre i medesimi. Mah. Dizione? Seeeh, pure romanesque. Fantasia? Se volete vederne, rivolgetevi a Walt Disney. Buonismo, cattocomunismo bergogliano, ponti e non muri. Sentimentalismo in salsa coop-caritas. 

Ripeto: ne ho visti solo tre quarti d’ora, e non so se il prima e il dopo erano atti a smentirmi. Sia come sia, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore di non aver guardato il cattivismo di Arancia meccanica, in onda su altro canale alla stessa ora. Almeno non era filosofia Arci-tutto. Ovviamente, sì, il “dramma dell’immigrazione” scioglie il cuore, e anch’io, che sono (diventato) cinico, fossi lì a guardarli negli occhi mi commuoverei fino alle lacrime: sono un essere umano e pure cattolico. Ma, davanti allo schermo, mi indigno per l’Operazione Svuota-e-Importa-l’Africa a spese del contribuente, il quale la paga tre volte: a) direttamente, b) con gli “aiuti” ai Paesi in Via di Sviluppo Ma Che Non Si Sviluppano Mai, aiuti che vanno nelle tasche dei loro tiranni (tiranni eletti dai loro popoli regolarmente divisi nelle rispettive etnie), c) con problemi di ordine pubblico a intensità crescente. 

Sì, perché, spenta la tivù e asciugato il ciglio, il mio quotidiano di cittadino comune è questo: devo scortare mia moglie a parcheggiare l’auto perché, nelle aree gratuite, qualche africano potrebbe insolentirla o addirittura minacciarla per non avergli versato l’obolo. E, anche con la scorta, l’obolo è meglio versarlo se non si vuol trovare la macchina sfregiata. Questa estate, a Pisa, ristorante all’aperto: ceno con amici, mogli e figli. Arriva l’africano e interrompe la conversazione, dandomi  pacche sulla spalla. Gli dico che la sua cianfrusaglia non mi interessa, ma è abituato ai suoi suk e insiste. Glielo dico due, tre volte, alzo la voce. Niente. 

Sa che, se sarà sufficientemente molesto, pur di vederlo andarsene qualcosa gli daremo. Ma sono appena stato a Viareggio, dove mi sono sdegnato avendo appreso che gli africani ospitati dalla Misericordia si sono rifiutati di pulire dalle erbacce il cimitero (della Confraternita) in quanto pieno di croci. Eh, sono musulmani e, «per non ferire la loro sensibilità», i datori di lavoro –cattolici- hanno abbozzato. Così, al quarto diniego mi alzo in piedi e grido al venditore di cianfrusaglia che se non se va non rispondo di me. Se ne va, finalmente, ma uno dei bambini al mio tavolo mi dà del «razzista». Eh, così gli hanno insegnato a scuola, in parrocchia e alla tivù nazionale. Il cerchio si chiude. Intanto, la cena con amici è rovinata. Due minuti -diconsi due- dopo, arriva un altro vuccumprà. 

La cena dura un paio d’ore, ne conto sei. La mamma del bambino di cui sopra, per evitare l’imbarazzo di un’altra scenata da parte mia, compra collanine di legno a tutti quelli che vengono. Ora, mi scuso se al posto della fiction renziana vi ho narrato la mia. Ma anche nelle previsioni meteo ormai ti informano sulla temperatura “percepita”. Sanno, infatti, che è quella che conta. Il resto è solo malgoverno. Profezia: l’Italia comincia con Lampedusa e finisce col Libano. Che Dio (quello di Gesù) ci aiuti.