• CASO GIULIO CESARE

La scuola secondo il ministro Giannini

Il ministro Stefania Giannini non censura gli insegnanti, né il preside, del Liceo Giulio Cesare che invitano gli studenti alla lettura del libro della Mazzucco, con scene di sesso omo esplicite. Lei stessa rifiuta di leggerlo in pubblico.

Stefania Giannini

Stefania Giannini, ministro della pubblica istruzione nonché segretario di Scelta Civica, si è espressa con l’autorevolezza del professore universitario quando ha chiuso la questione Giulio Cesare: nessuna censura a nessun professore né tanto meno alla preside dell’istituto. Anche perché, ha spiegato, i professori non hanno letto in classe l’incisiva descrizione del rapporto orale fra due uomini, hanno solo suggerito di farlo a casa, all’interno di un percorso didattico teso ad allontanare lo spettro dell’omofobia che, come noto, è una delle principali emergenze che la società italiana e la scuola si trovano ad affrontare.

La scelta della lettura del testo della Mazzucco consigliata a casa in lettura privata e non affrontata a scuola è stata illustrata in un’intervista a Un giorno da pecora, un programma di Radio2: invitata a leggere il brano di cui molto si è discusso, la Giannini ha spiegato perché non poteva accedere alla richiesta dei giornalisti: «Non è giusto decontestualizzare questo brano, bisognerebbe leggere tutto il libro a cominciare dalla prima pagina […] Se lo leggessi ad alta voce farei una spettacolarizzazione. E certamente non lo leggerei in classe a ragazzi di 15 anni». Quel brano «al Giulio Cesare i professori non l’hanno letto agli studenti».

Professoressa di glottologia, la signora Giannini si fa paladina di un originale metodo di insegnamento: quello che relega lo studio delle questioni più delicate, difficili e controverse all’intimità delle mura domestiche. A scuola no. Il libro della Mazzucco né si legge per radio né si legge in classe. A casa sì. Il ministro Giannini è evidentemente poco convinta della funzione educativa e formativa della scuola: meglio la casa.

Al raduno dei trecentomila organizzato dalla Cei in Vaticano, il ministro Giannini, presente, dopo aver ricordato che “la scuola è un bene comune” ha espresso il seguente auspicio nei confronti della funzione docente: «dobbiamo esplicitamente restituire dignità: deve tornare ad essere un lavoro qualificato e gratificante».

Come spiega Gianfranco Amato in un articolo qui a fianco, né il presidente della Camera né quello del Senato hanno permesso la lettura in aula del poco edificante brano della Mazzucco. Quanto a noi facciamo bene a ricordare che, in matematica, uno più uno fa due: le scuole per i nostri figli vanno scelte in base alla serietà dei presidi, degli insegnanti e del piano formativo; i voti alle elezioni vanno dati in base alla correttezza e credibilità dei candidati e delle forze politiche che li esprimono.