• L'ESEMPIO NEGLI USA

La scuola dove anche i Down ricevono l'educazione del cuore

C’è una scuola cattolica a Louisville, in Kentucky, dove gli studenti sono posti sotto la speciale protezione dell’Immacolata e di san Massimiliano Maria Kolbe, e dove ai bambini con sindrome di Down viene offerta un’istruzione classica accanto ad altri compagni.

C’è una scuola cattolica a Louisville, in Kentucky, dove gli studenti sono posti sotto la speciale protezione dell’Immacolata e di san Massimiliano Maria Kolbe, e dove ai bambini con sindrome di Down viene offerta un’istruzione classica accanto ad altri compagni. La scuola, fatta di 12 classi, è l’Immaculata Classical Academy e la sua storia è stata di recente raccontata dalla Catholic News Agency (Cna). Dietro la nascita dell’istituto, che oggi conta circa il 15 per cento di studenti con bisogni particolari su un totale di 160, c’è una storia d’amore reale che ha il volto di una piccola di nome Elena, nata con la trisomia 21. È dalla sua vita, vera sorgente di grazia, che è sgorgato il desiderio dei suoi genitori Michael e Penny Michalak di fondare la scuola nel 2010, con il proposito di non vederla separata dai suoi fratelli.

Per questo motivo all’Immaculata, divenuta in breve un esempio per molte scuole cattoliche degli Stati Uniti, viene enfatizzata «l’educazione del cuore», privilegiando una filosofia educativa che è come cucita sulla base delle abilità di ciascun allievo. «Quando guardi questi studenti con la sindrome di Down in un contesto classico, è veramente tutto ciò che è un’educazione classica, ciò che significa essere veramente umani», ha spiegato Michael alla Cna. Secondo il fondatore della scuola, «non puoi imparare la compassione in un libro». Questa scuola è in sostanza come un prolungamento dell’ambiente familiare, dove gli studenti apprendono «la capacità di dare se stessi per aiutare gli altri» e lo fanno attraverso un’opera costante e reciproca di tutoraggio tra pari, in collaborazione con l’insegnante, in cui cioè i più istruiti in una data materia aiutano i compagni che lo sono meno. Un principio proprio della grande pedagogia cristiana, trasmesso da diversi santi educatori come per esempio san Girolamo Emiliani (1486-1537) e san Giovanni Battista de La Salle (1651-1719).

Il perché questo approccio favorisca l’integrazione è così spiegato da Penny: «Un’educazione classica è, penso, la migliore educazione per un bambino con bisogni speciali perché è un’educazione a tutto ciò che è bello, vero e buono. È perfetto per questi bambini». Il programma scolastico è organizzato in modo tale che gli studenti possano salire o scendere di livello per ogni ora di lezione, in base alle proprie necessità. Come afferma Michael, «un bambino di seconda elementare potrebbe frequentare una lezione di matematica di terza elementare e un bambino con sindrome di Down in seconda elementare potrebbe andare in prima o rimanere in seconda». Il tutto in assoluta naturalezza. «Nessuno si guarda intorno e dice: Oh, stanno andando in un’aula speciale. Stanno andando dove hanno bisogno di essere». Infatti, aggiunge Penny, «nel bel mezzo di tutto questo non lasciamo gli studenti indietro. Manteniamo i nostri elevati standard accademici mentre integriamo gli studenti con bisogni speciali».

L’istruzione e la formazione spirituale, specificamente cattolica, vanno qui di pari passo. «Ogni volta che qualcuno visita la nostra scuola dice sempre: Oh mio Dio, la gioia di questo posto!», racconta ancora Penny. Lei e il marito attribuiscono la letizia che si respira nella loro scuola all’azione dello Spirito Santo e a quella che chiamano «la gioia dell’appartenenza». Ma in che senso appartenenza? «L’inclusione è più che altro una parola di moda in questi tempi, ma è vero che tutti noi vogliamo appartenere e tutti vogliamo essere amati», spiega Michael, consapevole di come le parole possano essere usate in modo distorto. Infatti, la cultura laicista oggi imperante, ostile al cristianesimo, parla spesso di inclusione ma al contempo teorizza e sostiene come «compassionevole» l’uccisione attraverso l’aborto (e ora pure l’eutanasia) dei bambini disabili o con sindrome di Down, salvo poi dedicarvi titoli e pagine paradossali in occasione delle sempre più ipocrite «giornate internazionali».

Cercando di squarciare il velo di questa ipocrisia, gli studenti dell’Immaculata Classical Academy partecipano ogni anno alla Marcia per la Vita di Washington, sollevando cartelli con la scritta: «L’aborto non è la cura per la sindrome di Down». Come spiegano i coniugi Michalak, quei giovanissimi allievi testimoniano così la loro appartenenza a «una scuola pro life» e pregano insieme per porre fine all’aborto dei loro fratelli e sorelle con sindrome di Down. Non si tratta evidentemente di un gesto occasionale, ma di una missione nutrita quotidianamente dalla preghiera, anche in questo caso in sintonia con ciò che tutti i grandi pedagoghi cristiani hanno insegnato nei secoli. «La preghiera è l’aria che respiriamo. Iniziamo la giornata con la preghiera. Ogni lezione inizia con una preghiera e termina con una preghiera», spiega Penny, che con il marito ha adottato tre bambini con la trisomia 21. «La nostra intera filosofia è insegnare a ogni bambino come se stessimo insegnando a Cristo bambino».

Michael e Penny sono aiutati nella loro opera da alcune suore, le Sorelle del Fiat (Sisters of the Fiat), che insieme ai tre voti di povertà, castità e obbedienza si impegnano anche a osservare un quarto voto, cioè servire le persone con bisogni speciali. Secondo Michael la fondazione di una scuola come l’Immaculata è la naturale risposta del cattolicesimo a un’epoca come la nostra in cui i bambini con sindrome di Down sono particolarmente a rischio. «Guardate cosa ha fatto la Chiesa cattolica nel corso della storia: vediamo orfani, costruiamo orfanotrofi, vediamo persone malate, costruiamo ospedali. È in questo particolare momento e luogo che abbiamo visto la necessità di prendere l’iniziativa in ciò e avviare una scuola che incorpora tutta la famiglia». Aggiunge sua moglie: «Quando fai qualcosa per cui ti senti chiamato da Dio, è una vocazione, è una missione, è una chiamata… come puoi non essere pieno di gioia quando sai che questa è la volontà di Dio?».