• IL CASO MATTINO CINQUE

La pupa e l'11enne. Show per un messaggio devastante

La pantomima della soubrette che ha raccontato in tv di aver dormito con un 11enne "di cui è innamorata". Se fosse vera rischierebbe un'accusa di istigazione alla pedofilia. Ma una cosa è certa: è stata chiamata per recitare la parte della pupa innamorata di un bambino. Possibile che nessuno si sia accorto del messaggio sull'abbassamento del consenso? La denuncia di don Di Noto.

Emanuela Titocchia e Federica Panicucci in trasmissione

L'intervento della soubrette che ha detto in tv di essersi innamorata di un ragazzo di 11 anni fa ragionevolmente pensare ad una sparata (guarda qui). Falsa come falso è il 90% dei format costruiti per il tubo catodico per imbottire di emozioni spesso irrazionali il popolo incollato alla tv. 

Falso e costruito appare anche il folle racconto di una attrice semisconosciuta, togliamo anche il semi, di nome Emanuela Tittocchia. E' comparsa in un salotto tv con altri ospiti per commentare la notizia, questa sì vera, dell’insegnante messa incinta dallo studente 14enne e se ne è uscita per rompere il muro di indignazione a comando degli ospiti. Dicendo cosa? Che lei non ci trova nulla di strano in questo tipo di relazioni, dato che dorme spesso con un 11enne tanto da essersene “praticamente innamorata”.

Gli ospiti in studio, e persino la conduttrice di Mattino Cinque, Federica Panicucci, ovviamente hanno strabuzzato gli occhi e si sono stracciati le vesti: “Ma cosa dici?”, “Ma ti rendi conto di quello che fai?”; Alessandro Cecchi Paone nella parte di censore si è scandalizzato ("nemmeno un genitore può dormire con un ragazzino!"), il pubblico a casa ha mostrato il pollice verso e i social hanno fatto il resto con la pubblica indignazione di massa e il conseguente tam tam: rivelazione choc, titoli di giornale, intervento di questo o quello per commentare la notizia.

Eppure qualcuno l’avrà invitata: certi format, è noto, sono costruiti in modo tale da creare ad hoc personaggi, situazioni e dialoghi che possano veicolare un determinato messaggio. Se il copione televisivo tratti di fatti veri o falsi non è dato sapere. Peraltro, basterebbero le sole parole della signorina Tittocchia, la quale viene definita attrice, ad aprire una indagine della Procura per istigazione alla pedofilia, reato previsto dall'art. 414 bis c.p. Ma tant'è, the show must go on e, che siano veri o no, poco importa, purchè la pratica di quei comportamenti venga facilmente sdoganata. Ce lo ricorda, intervistato da Aleteia, don Fortunato Di Noto: il reato si rivolge non agli atti, ma a chi allude indirettamente e/o direttamente alla istigazione, alla normalizzazione e alla giustificazione delle pratiche di pedofilia e pedopornografia.

E di elementi per normalizzare questa esperienza ce ne sono tanti nella testimonianza choc della Tittocchia: dal «gioco» vissuto nella loro relazione, al fatto che i genitori dell’oggi quattordicenne, ma all’epoca delle prime dormite undicenne, siano d’accordo. Anzi, lui, il padre, sarebbe persino il parrucchiere della suddetta. Inoltre, che lei è un po’ come innamorata e che comunque non bisogna pensare che sia sto gran problema etc...etc...

Ovviamente, nella sua narrazione, la Tittocchia è stata ben attenta a non far uscire la parola sesso. Certo, per un undicenne e oggi quattordicenne che si ritrova la notte con una "pupa" nel letto, l’idea che non gli venga neppure una piccola tentazione di allungare le mani è così fuori dalla realtà che sarebbe come immaginare che Piatek improvvisamente smettesse di sparare. E' a questo punto che il racconto dell'attrice diventa ancor più inverosimile, soprattutto tenuto conto che, se si guarda attentamente la puntata di Mattino Cinque, sembra tutto estremamente calcolato e lei, addirittura, a suo agio nell’interpretare la parte della svampita che cade dal pero di fronte allo scandalo degli astanti.

Insomma, narrazione teatrale. E anche delle più scadenti. Ma attenzione: falso non vuol dire irreale. Perché qualcuno la Tittocchia nello studio della Panicucci deve avercela spinta. E qui veniamo all’aspetto più interessante di questa squallida pagina di televisione. Indignarsi di fronte alle sue parole non è altro che una delle reazioni previste. Facile stracciarsi le vesti per una che dice di dormire con un undicenne. Molto meno facile è chiedersi il perché in una trasmissione di punta dell’ammiraglia Mediaset, improvvisamente, si solleciti il prurito dell’opinione pubblica con queste sceneggiate. Perché si vuole lo scandalo, certo, l'audience alta pure, ma, contemporaneamente, si accetta lo sdoganamento di questo concetto: che altro non è che la pervicace, insistita e malvagia ipersessualizzazione dei bambini che sta proseguendo in molti modi più o meno subdoli.

Anche l’indignazione popolare fa parte del gioco: perché se il popolo si indigna, dall’altra parte la televisione ti mostra che tutto ciò può essere anche normale e a dirtelo non è un orco peloso e mostruoso incontrato sulla riva di un fiume, ma una bella donna, attraente, sexy quanto basta e con un atteggiamento da fatina delle fiabe che ti accoglie nel suo lettuccio caldo parlando di «gioco».

Intanto però, mentre impazza l’indignazione, si insinua anche l’accettazione opposta: “Indurre cioè a una riflessione che ridiscuta la possibilità di abbassare l’età di consenso da parte dei minori per vivere liberamente una relazione”. Di Noto l’ha capito subito e lo ha denunciato. Perché quello che sta passando, con forza e subdola veemenza pervasiva, è il concetto – e i media cavalcano questa idea – che “in amore non c’è età” e una relazione, tra adulti e minori è possibile, anche quella sessuale, “basta che esprimano liberamente un consenso”.

Per questo, più che la commediante dallo sguardo conturbante, sono gli autori della trasmissione che dovrebbero spiegare per quale motivo hanno deciso, nel commentare una notizia di cronaca, di creare uno spazio in cui guardare le cose sotto un’altra ottica. Più choccante, ma contemporaneamente dai toni rassicuranti; normalizzante, ma anche più diabolica; che fa a pugni con la ragione, però emozionante quanto basta.

Sono queste le spiegazioni che dovrebbero arrivare al più presto dai vertici di Mediaset, possibilmente senza trincerarsi dietro la comoda scusa che in fondo “si tratta di un programma di intrattenimento” come se questo fosse sinonimo di evasione leggera da temi impegnativi. Perché in questa vicenda, di leggero, non c’era manco il trucco dell’ammaliatrice nel lettone.