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La passione tra Nigeria e Tanzania

Il 5 maggio ad Arusha, nel nord della Tanzania, una bomba durante l’inaugurazione di una chiesa cattolica ha ucciso tre persone e ne ha ferite decine. E in Nigeria la guerra tra esercito e Boko Haram causa vittime e ingiustizie da entrambi i lati. Ed è il popolo a pagare.

Chiesa di Arusha

Domenica 5 maggio ad Arusha, nel nord della Tanzania, l’inaugurazione di una chiesa cattolica è stata funestata da un attentato che ha ucciso tre persone e ne ha ferite decine. Sembra che a causare la strage sia stata una bomba lanciata da un uomo contro la folla riunita per partecipare all’evento presenziato anche dal nunzio apostolico, Monsignor Francisco Padilla. Per ora le indagini hanno portato all’arresto di otto persone, quattro delle quali – di origine straniera: un saudita e tre cittadini degli Emirati Arabi Uniti – sarebbero sbarcate il giorno prima all’aeroporto cittadino. È la prima volta che in questa parte del paese si verifica un attentato terroristico contro una chiesa, ma negli ultimi mesi altri gravi episodi di violenza hanno preso di mira i cristiani sia sulla costa che nell’arcipelago di Zanzibar dove si concentra la popolazione musulmana del paese. Nel vicino Kenya, poi, gli attentati contro chiese e fedeli firmati dal terrorismo islamico si sono moltiplicati in maniera allarmante a partire dal 2011.

Ma è in Nigeria che la cristianofobia continua a fare il maggior numero di vittime. Il 4 maggio a Wukari, nello stato centro-orientale di Taraba, un corteo funebre di cristiani è stato attaccato mentre percorreva un quartiere musulmano. Ne sono seguiti scontri violenti che hanno causato 39 morti e 30 feriti gravi. Gli islamici accusano i cristiani di averli provocati con slogan offensivi. Il giorno successivo a Jilang, un villaggio dello stato di Adamawa confinante a sud con il Taraba, un commando è entrato in una chiesa mentre vi si celebrava la messa domenicale e ha iniziato a sparare sui fedeli uccidendone 4 e ferendone 9. Poco dopo altre sei persone sono state uccise dai terroristi fuori dalla chiesa, nel vicino mercato. Il villaggio è situato al confine con il Camerun e, secondo la polizia locale, è lì che il commando è poi fuggito prima che sopraggiungessero le forze dell’ordine. Benché non rivendicata, la strage è stata attribuita al gruppo integralista Boko Haram che da anni semina il terrore in Nigeria con l’intenzione di imporre la legge coranica nel paese e di cancellarvi ogni traccia della civiltà occidentale. Sempre Boko Haram è sospettato dell’omicidio di quattro persone, due delle quali erano dei religiosi islamici, sgozzate due giorni prima a Ngamdu, al confine tra gli stati settentrionali di Borno e Yobe.

Nel nord islamico Boko Haram colpisce non solo i cristiani nel suo progetto di destabilizzazione e islamizzazione del paese. Il 7 maggio a Bama, nel Borno che è la roccaforte dei terroristi, per cinque ore circa 200 uomini ben armati hanno preso di mira stazioni di polizia, caserme e carceri. Il bilancio delle perdite è altissimo: 55 morti, tra cui tre bambini e una giovane donna. Inoltre alcuni degli edifici attaccati sono stati interamente distrutti dalle fiamme appiccate dai terroristi e un centinaio di detenuti sono riusciti a fuggire. Il commando ha poi assalito anche la vicina città di Banki, al confine con il Camerun.

Se in Kenya e Tanzania hanno qualche ragione le autorità religiose a sostenere che, almeno per il momento, la maggior parte della popolazione non condivide i sentimenti ostili ai cristiani e un vero problema di convivenza tra islamici e cristiani ancora non si pone, altrettanto non si può dire in Nigeria dove invece la conflittualità religiosa è radicata e contrappone le etnie islamiche del nord tradizionalmente dedite alla pastorizia a quelle in prevalenza agricole, di fede cristiana, del sud: due diverse economie già motivo secolare di scontri per il controllo di pascoli, terre coltivabili e sorgenti. Negli stati centrali, dove le etnie del nord e del sud convivono senza fondersi, l’etnia Fulani, islamica, ha di recente moltiplicato gli attacchi alle comunità cristiane. Nel solo stato di Benue ben 70 chiese sono state rase al suolo o interamente bruciate lasciando migliaia di fedeli senza un luogo di culto e la stessa sorte è toccata ad alcuni edifici scolastici. Negli scontri verificatisi a marzo e aprile decine di cristiani hanno inoltre perso la vita.

Come se non bastasse, è arrivata conferma nei giorni scorsi di un terribile episodio di violenza sulla popolazione civile di cui si è reso responsabile l’esercito nigeriano: talmente grave da sembrare dapprima inverosimile. Il 16 aprile a Baga, un villaggio di pescatori sulle rive del lago Chad nello stato di Borno, si è scatenata una vera e propria battaglia tra esercito e Boko Haram. Quel giorno e quello successivo i militari, terminati gli scontri a fuoco, di certo per stanare i terroristi e presumibilmente sospettando la popolazione di complicità, hanno dato fuoco al villaggio, casa per casa, distruggendo 2.275 abitazioni, danneggiandone 125 e uccidendo da 187 a 220 persone. Le smentite delle autorità militari sono contraddette dalle testimonianze dei sopravvissuti e dall’analisi delle immagini satellitari che confermano l’accaduto e per questo il governo nigeriano ha deciso di avviare un’indagine per accertare le responsabilità del massacro.