• PRIMO GENNAIO

La pace viene dal volto di Dio

«Il fondamento della pace è nel contemplare in Gesù lo splendore del volto di Dio, e avere così nel cammino della vita la stessa sicurezza che un bambino prova nelle braccia di un Padre buono e onnipotente». Lo ha detto Benedetto XVI nell'omelia del Primo gennaio, riprendendo il tema del Messaggio per la Giornata mondiale della pace.
- Il testo dell'Omelia

Il Papa durante la messa del 1 gennaio

Nel Te Deum del 31 dicembre, che ha concluso il suo 2012, e nell'omelia della Messa del primo giorno del 2013, che coincide con la Giornata Mondiale della Pace, Benedetto XVI è tornato sul suo insegnamento - contenuto nel Messaggio per la stessa Giornata - che vede nell'apertura dei singoli e delle società a Dio la radice della vera pace.

Nell'ultima sera dell'anno 2012 il Papa ha fatto propria la domanda che sarà sorta spontanea in migliaia di famiglie, in Italia e nel mondo: davvero dobbiamo ringraziare Dio con un Te Deum, dopo un anno segnato da una delle più gravi crisi economiche della storia recente e da tante e tanto gravi difficoltà? Sì, ha risposto il Pontefice, dobbiamo ringraziare Dio perché «nonostante  tutto, c’è del bene nel mondo, e questo bene è destinato a vincere grazie a Dio, il Dio di Gesù Cristo, incarnato, morto e risorto. Certo, a volte è difficile cogliere questa profonda realtà, poiché il male fa più rumore del bene; un omicidio efferato, delle violenze diffuse, delle gravi ingiustizie fanno notizia; al contrario i gesti di amore e di servizio, la fatica quotidiana sopportata con fedeltà e pazienza rimangono spesso in ombra, non emergono».

Ma questo non significa che il bene non ci sia. Significa solo che «non possiamo fermarci solo alle notizie se vogliamo capire il mondo e la vita; dobbiamo essere capaci di sostare nel silenzio, nella meditazione, nella riflessione calma e prolungata; dobbiamo saperci fermare per pensare». Solo nel silenzio si troverà la «guarigione dalle inevitabili ferite del quotidiano». Solo nel silenzio comprenderemo che «il cristiano è un uomo di speranza, anche e soprattutto di fronte al buio che spesso c’è nel mondo e che non dipende dal progetto di Dio ma dalle scelte sbagliate dell’uomo, perché sa che la forza della fede può spostare le montagne».

Benedetto XVI ha ricordato che questo Capodanno è venuto nel mezzo dell'Anno della fede, è che «la fede in Gesù permette un costante rinnovamento nel bene e la capacità di uscire dalle sabbie mobili del peccato e di ricominciare di nuovo». Oggi però «la fede rischia di oscurarsi in contesti culturali che ne ostacolano il radicamento personale e la presenza sociale» - perfino a Roma, ha detto il Papa. Dunque, occorre svolgere sul serio l'opera di nuova evangelizzazione, portando il Vangelo a tutti, «in particolare alle nuove generazioni, per saziare quella sete di verità che ognuno porta nel cuore e che spesso è offuscata dalle tante cose che occupano la vita».

Nell'omelia della Messa del 1º gennaio, richiamata anche nell'Angelus, Benedetto XVI ha precisato che questa capacità di aprirsi a Dio, a non chiudere le porte alla fede, è anche la radice della vera pace, e ha invitato a rileggere il suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2013, una «piccola enciclica» - come l'ha chiamata «L'Osservatore Romano» - di cui anche il nostro quotidiano si è a suo tempo occupato.

Questo Messaggio, ha detto il Papa, vuole rispondere alla domanda decisiva sulla vera pace: «Qual è il fondamento, l’origine, la radice di questa pace? Come possiamo sentire in noi la pace, malgrado i problemi, le oscurità, le angosce?». Il Pontefice ha fatto riferimento al Messaggio, ma anche alle letture liturgiche della Messa del 1º gennaio. Il Vangelo ci mostra «la pace interiore di Maria». In mezzo a tanti avvenimenti straordinari e drammatici, «Maria non si scompone, non si agita, non è sconvolta da fatti più grandi di lei; semplicemente considera, in silenzio, quanto accade, lo custodisce nella sua memoria e nel suo cuore, riflettendovi con calma e serenità. È questa la pace interiore che vorremmo avere in mezzo agli eventi a volte tumultuosi e confusi della storia, eventi di cui spesso non cogliamo il senso e che ci sconcertano».

Nel Vangelo del giorno vediamo poi ancora come il figlio della Vergine Maria è circonciso e gli viene dato il suo nome, Gesù. «Quel nome che Dio aveva già stabilito prima ancora che il Bambino fosse concepito, ora gli viene dato ufficialmente nel momento della circoncisione. E questo segna una volta per sempre anche l’identità di Maria: lei è "la madre di Gesù"».

La prima lettura della Messa, dal canto suo, «ci ricorda che la pace è dono di Dio ed è legata allo splendore del volto di Dio, secondo il testo del Libro dei Numeri, che tramanda la benedizione usata dai sacerdoti del popolo d’Israele nelle assemblee liturgiche»: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (6,24-26). Qui - fa notare il Papa - ci sono sei diverse azioni del Signore, il cui risultato ultimo è la pace, la quale deriva dalla contemplazione del volto che Dio ha voluto mostrare al mondo,

Dunque, «dalla contemplazione del volto di Dio nascono gioia, sicurezza e pace». «Ma che cosa significa concretamente contemplare il volto del Signore, così come può essere inteso nel Nuovo Testamento?».  Il volto di Dio è ora apparso veramente nella storia e ha un nome: Gesù. «Godere dello splendore del volto di Dio vuol dire penetrare nel mistero del suo Nome manifestatoci da Gesù, comprendere qualcosa della sua vita intima e della sua volontà, affinché possiamo vivere secondo il suo disegno di amore sull’umanità». «Volto» e «nome» del Signore sono quindi collegati.

E questo nello stesso tempo è davvero «il fondamento della nostra pace: la certezza di contemplare in Gesù Cristo lo splendore del volto di Dio Padre, di essere figli nel Figlio, e avere così, nel cammino della vita, la stessa sicurezza che il bambino prova nelle braccia di un Padre buono e onnipotente». L'apparizione del volto del Signore in Gesù lo rivela come Padre. Guardando il volto del Padre e conoscendo il nome del Figlio ci scopriamo fratelli. E, in un mondo difficile, alla fine solo i fratelli possono veramente vivere in pace.

- Il testo integrale dell'omelia del Papa, 1 gennaio 2013