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La Lega mangia Forza Italia a partire dall'Abruzzo

Il prossimo 21 ottobre si voterà in Abruzzo, Basilicata e Trentino Alto Adige. In Abruzzo la Lega di Salvini si presenta da sola. Sa che in Abruzzo e Basilicata sono in vantaggio i 5 Stelle. E sa che in Trentino vincerà il centrosinistra. Ma almeno farà la sua prova di forza con Berlusconi.

Berlusconi e Salvini

Che il disegno politico di Matteo Salvini fosse quello di prosciugare il bacino elettorale di Forza Italia nessuno lo negava. Ma che la rottura potesse arrivare proprio sugli enti locali, cioè l’ambito in cui l’alleanza con Forza Italia sta dando ottime prove di solidità, appare sorprendente.

Il leader del Carroccio, sempre più sicuro di sé e pronto a lanciare un’opa sull’intera coalizione di centrodestra, sembra in campagna elettorale permanente. A livello nazionale sta portando avanti i cavalli di battaglia più cari ai suoi elettori, tra cui il contrasto all’immigrazione clandestina, mentre a livello locale è impegnato in una vera e propria campagna acquisti tesa a sfilare uno a uno tutti gli amministratori locali all’alleato-rivale forzista. Abilmente, il Ministro dell’Interno, sta usando come grimaldello, per scardinare l’alleanza, la rottura con Silvio Berlusconi sulla nomina di Marcello Foa a Presidente della Rai, nomina congelata fino a settembre, proprio per avere il tempo di tenere sulla corda il Cavaliere, particolarmente interessato alle sorti della tv pubblica per evidenti interessi aziendali in ambito radiotelevisivo.

I test elettorali d’autunno, che dovrebbero tenersi il 21 ottobre, rappresenteranno già un decisivo banco di prova. Abruzzo, Basilicata e Trentino Alto Adige sono chiamate a rinnovare le proprie amministrazioni regionali. La prima doccia fredda sugli azzurri è arrivata ieri. In Abruzzo la Lega correrà da sola. "Chi ci ama ci segua e andiamo a vincere", ha scritto sul suo profilo Facebook il deputato Giuseppe Bellachioma, coordinatore regionale del Carroccio, in vista delle elezioni per il nuovo presidente della Regione che dovrebbero tenersi entro il prossimo inverno. Il giorno prima il consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, a margine di una conferenza stampa per fare un bilancio dell'attività del centrodestra in Abruzzo, auspicava invece un centrodestra unito.

Probabilmente sarà così anche nelle altre due regioni chiamate alle urne fra qualche mese. La strategia salviniana potrebbe apparire suicida ma in realtà ha una sua logica: andare da soli ovunque per dimostrare la crescente consistenza dei propri consensi e la progressiva disfatta di Forza Italia, attrarre i forzisti delusi e scaricare su Berlusconi le colpe della distruzione del centrodestra, giocando sugli “inciuci” con il Pd di Matteo Renzi, emersi anche in occasione del decreto dignità e delle nomine pubbliche.

Tanto Salvini sa che quasi sicuramente in Abruzzo e in Basilicata (dove l’attuale governatore, il dem Marcello Pittella, è ancora agli arresti domiciliari per lo scandalo sanità) vinceranno i Cinque Stelle e in Trentino Alto Adige il centrosinistra. Meglio, allora, mostrare i muscoli all’elettorato, fare il pieno di voti nel bacino di centrodestra e dimostrare chi comanda davvero in quell’area politica. Il resto si vedrà nella prossima primavera, quando si voterà in altre regioni tra cui il Piemonte, l’Emilia Romagna, la Sardegna, la Toscana e la Calabria. Li’ potrebbe aversi la definitiva rappresentazione di un nuovo bipolarismo tra un centrodestra dominato dalla Lega e un asse tra pentastellati e ciò che resta della sinistra identitaria. Poi alle europee del maggio 2019 ciascuno correrà per conto suo, dal momento che vige il sistema proporzionale, e la Lega, intenzionata a fare il pieno di voti anche li’ (come fece Renzi nel 2014), potrebbe tentare la svolta moderata e diventare il principale riferimento del Partito popolare europeo, dopo aver progressivamente dismesso i toni populisti di questi mesi.

Dunque l’Abruzzo potrebbe essere il laboratorio politico di nuovi equilibri nazionali, che per maturare hanno ancora bisogno però dell’attuale asse di governo tra Lega e Cinque Stelle. Come ha peraltro ribadito il Presidente della Camera, il grillino Roberto Fico, si tratta di forze distanti e alternative, ma che in questa fase storica, al fine di marginalizzare definitivamente Pd e Forza Italia, sono “condannate” a governare insieme e a collaborare ancora per un po’. Fino a quando è presto per dirlo. Dipenderà dalla percentuale di realizzazione delle rispettive promesse elettorali e da quando Matteo Salvini vorrà e potrà “staccare la spina” per completare il suo disegno egemonico sul centrodestra.