• HABEMUS PAPAM

La grande attesa di Francesco

«È bianca, è bianca!». Il grido che si propaga per Piazza San Pietro è un brivido che corre lungo la schiena. La sede non è più vacante, il popolo di Dio non è più orfano. La Chiesa ha un nuovo Papa: Francesco, il Papa che viene "dalla fine del mondo".

Habemus Papam

«È bianca, è bianca!». Il grido che si propaga per Piazza San Pietro è un brivido che corre lungo la schiena, mentre la calca ti spinge in avanti come un automa. L’occhio è ancora incredulo e sta lì ad analizzare le tonalità di grigio sugli schermi. La mente tentenna, ma il cuore lo sa già. E il ricordo della nube nero scuro della sera prima non lascia dubbi. Il momento è arrivato, dopo tanta attesa.
Il comignolo che spunta fuori dalla Cappella Sistina dice al mondo che la Chiesa ha già un nuovo Papa. Sono le 19.06 e piove ancora, come quando la grande attesa è iniziata.

Ombrello e orologio sono stati i veri compagni della giornata fin dal mattino, quando la fumata del primo scrutinio non è arrivata e quella delle 11.40 ha gelato le speranze. Tutto rimandato al pomeriggio, con i fedeli che svuotavano velocemente il colonnato del Bernini, pronti a ritornare.
Intanto i controlli aumentano, anche perché le Femen (gruppo femminista specializzato in azioni di disturbo) ieri hanno sferrato il loro attacco. Non ci sono più ingressi liberi. Si entra solo passando dai metaldetector controllato dai Carabinieri, mentre una due posti elettrica della Polizia, che non farebbe paura nemmeno a un bambino, perlustra continuamente l’area interna al colonnato.

Tablet e smartphone in azione non si contano, anche se il segnale vacilla. Sul fondo della Piazza invece gli obiettivi schierati sono quelli delle televisioni di tutto il mondo, che aspettano la preda. Una dichiarazione, un commento di un fedele o di un religioso sull’emozione del momento. D’altronde le uscite sono poche e da quelle bisogna passare. Il traffico intanto inizia a dare i primi segnali di collasso.
Arrivano le 17, poi le 17.30 e le 18. Nulla. Nessuno però osa andar via. Anzi continua ad arrivare gente, in un tripudio di lingue e di colori. Ogni tanto spunta una bandiera. L’attesa diventa adrenalina, soprattutto per chi sa che non potrà tornare nei prossimi giorni. «Lei sa a che ora è prevista la fumata?» ormai non è solo la domanda di rito, ma un mantra.

Un gabbiano si posa sul comignolo e ci resta per più di mezz’ora, ignaro della mondovisione. Alcune campane iniziano a suonare in lontananza, qualcuno urla, finché un signore lucido e disilluso fa notare a tutti che la cosa si ripete ogni quarto d’ora. Non significa nulla sono solo le 18.45.

Quando il fumo bianco inizia a uscire i telefonini sono ormai scarichi e non prendono più e il mare di ombrelli si compatta sempre più vicino ai gradini del sagrato.
Pian piano si chiudono tutti, non solo perché da dietro c’è sempre qualcuno che urla perché non vede. Non piove più. La scenografia è degna di un grande regista.
Questa volta sono le campane della Basilica a suonare, segno che non era solo un’illusione. Pian piano arrivano le bande del Vaticano e dei Carabinieri, in marcia, accolte da un’ovazione. Poco dopo le 20, le luci dietro le tende della Loggia delle Benedizioni si accendono. Si apre la tenda rossa e viene srotolato un drappo bianco.

È il cardinale Tauran, accolto dall’urlo festante della piazza: «Annuntio vobis guadium magnum. Habemus Papam…». Il cardinale argentino Bergoglio sarà Papa Francesco.
Si aprono anche le tende delle finestre laterali ed escono tutti i porporati in festa. Il nuovo Papa si affaccia e benedice con un grande sorriso. La sede non è più vacante, il popolo di Dio, in lacrime, non è più orfano.