a cura di Riccardo Cascioli
  • Africa in fiamme

La foresta tropicale africana brucia, o forse no

“Anche le foreste dell’Africa centrale sono invase dalla fiamme”,  “In Congo e Angola va in fiamme la seconda foresta pluviale”, “L’Africa è in fiamme più dell’Amazzonia”,  “Africa in fiamme: oltre 10.000 incendi in una settimana”... Questi e altri analoghi sono i titoli che compaiono da giorni sui mass media italiani e stranieri. Gli articoli spiegano che, come in Siberia e in Amazzonia, anche in Africa gli incendi sono molto più estesi rispetto al passato. Il presidente francese Emmanuel Macron, raccontano, sta pensando di stanziare milioni di dollari per fermare anche gli incendi africani. Con quasi due milioni di chilometri quadrati, il Bacino del Congo in effetti ospita la seconda foresta tropicale del mondo per estensione. I chilometri quadrati diventano tre milioni se si considerano anche foresta secondaria e savana. Ma, spiegano gli esperti, la foresta tropicale del Bacino del Congo non sta bruciando, è lambita dai fuochi appiccati come ogni anno altrove, nella savana e negli spazi aperti. Ad appiccare gli incendi sono gli agricoltori e i pastori: si tratta di una antica pratica, il debbio, adottata per fertilizzare i suoli. Paula Francisca Coelho, ministro dell’ambiente dell’Angola, lo stato peggiore per numero di incendi e danni, lo ha confermato a Euronews, assicurando che non ci sono incendi incontrollabili nel paese. Alla Bbc lo ha spiegato Denis McClean, esperto Onu in contenimento delle catastrofi naturali. Gli incendi – dice McClean – sono in gran parte causati dai contadini che continuano ad adottare l’antica tecnica agricola del debbio. Non risulta che siano più estesi e pericolosi che negli anni precedenti. Spendere per estinguerli non sarebbe risolutivo. Se si vuole impedire che si verifichino in futuro bisogna convincere la gente a coltivare in modo diverso, cosa assai difficile senza politiche agricole adeguate e senza tecniche alternative disponibili. Piuttosto, secondo McClean, bisognerebbe concentrarsi sull’obiettivo di impedire che muoia della gente negli incendi e di spegnere quelli che si sviluppano accidentalmente nella foresta tropicale, e per questo basterebbero delle squadre ben addestrate di vigili del fuoco volontari.