• PAZZI DAL CALDO

La follia, adesso, è colpa dei cambiamenti climatici

Nonostante il riscaldamento globale antropico (causato dall'uomo) sia ancora una congettura, le Nazioni Unite e gran parte del mondo accademico continuano a produrre rapporti allarmanti. Gli ultimi studi riguardano l'impatto del riscaldamento globale sulla salute mentale. Ed è subito causa sociale: minoranze, donne e categorie più deboli, si dice, sono più a rischio.

Colpa del global warming?

A causa del cambiamento climatico città costiere e intere isole finiranno sott’acqua, i pascoli e i terreni agricoli inaridiranno, spariranno le foreste, subiremo eventi climatici sempre più estremi e devastanti. È ormai da decenni che vengono annunciate queste imminenti calamità prodotte, si dice, dall’eccezionale, continuo aumento della temperatura della Terra: il global warming di origine antropica, un fenomeno che però, per fortuna, al momento è solo una congettura, come hanno ricordato di recente in una lettera rivolta ai politici italiani anche un centinaio di scienziati.

Ma guai a dirlo in certi ambienti, tra cui le Nazioni Unite, gran parte del mondo accademico mondiale e molti centri di ricerca che anzi continuano a produrre rapporti sugli effetti drammatici del cambiamento climatico prodotto dall’uomo. Si deve ai loro ricercatori la “scoperta” che un’altro grave pericolo incombe sull’umanità: i danni del cambiamento climatico sulla salute mentale. Di recente E-Mence, un centro internazionale di salute mentale, ha pubblicato alcuni articoli dedicati a questa “nuova e crescente minaccia alla quale ancora non si presta la dovuta attenzione”. La maggior parte delle ricerche su questo problema, spiega il centro di ricerca, “vengono svolte negli Stati Uniti, in Australia e in India. L’Europa invece è molto indietro benché l’impatto del cambiamento climatico stia aumentando anche in questa parte del mondo”.

Il risultato a cui sono pervenuti i ricercatori – riporta E-Mence – è che il rapido aumento delle temperature in atto è una delle più gravi minacce alla salute in generale e alla salute mentale in particolare. Il problema interessa tutti i paesi, nessuno escluso, ma, anche in questo campo così come in tutti settori della vita economica e sociale, a risentirne maggiormente sono i paesi dotati di poche infrastrutture e con mezzi limitati a disposizione.

Sulla salute mentale le conseguenze negative sono tante, spiegano i ricercatori, perché il benessere dell’uomo dipende molto dalla temperatura. Il caldo estremo compromette la qualità del sonno, rende difficili le attività fisiche. Oltre a una certa temperatura le persone appartenenti alle categorie più vulnerabili, come gli anziani, i poveri e le vittime di abusi, manifestano disordini comportamentali, maggiore propensione a violenze, aggressioni e suicidio. È il caso dei contadini, specialmente quelli indiani.

I disturbi mentali aumentano ancora quando il global warming provoca fenomeni come inondazioni, tornado, uragani, siccità, frane, ondate di gelo e incendi boschivi. Si manifestano tra le persone direttamente colpite. Ma gli eventi catastrofici preoccupano anche chi non ne subisce i danni ma pensa che in futuro potrebbe succedere. I disturbi mentali più frequenti sono stress post traumatici, depressione, stati d’ansia, disordini del sonno.

Tra le categorie più a rischio, oltre a quelle già indicate, i ricercatori hanno individuato i bambini e gli adolescenti. “Il cervello dei bambini e degli adolescenti sta ancora crescendo e sviluppandosi e questo rende i giovani particolarmente vulnerabili agli stress ambientali”. A dirlo è Lise Van Susteren, una psicologa di Washington D.C. esperta in effetti del cambiamento climatico sulla salute mentale. Lo sostiene in un rapporto redatto nel 2018 per un caso giudiziario, quello di 21 ragazzi che hanno denunciato il governo degli Stati Uniti accudandolo di non aver preso provvedimenti contro il cambiamento climatico. I ragazzi sostenevano che, promuovendo l’uso di combustibili fossili, il governo violava i loro diritti fondamentali e quelli delle generazioni future. Van Susteren e altri psicologi ritengono che per i giovani sia particolarmente difficile far fronte alle nuove situazioni che il cambiamento climatico crea. Molti sono spaventati, pensano che l’impatto del cambiamento climatico possa solo aggravarsi e questo incide sul loro equilibrio mentale. Bisogna inoltre considerare – spiega Van Susteren – l’effetto negativo di sapere che la generazione che li ha preceduti avrebbe potuto fare qualcosa e non lo ha fatto. Questo “può scatenare in loro sentimenti di rabbia, angoscia, risentimento, paura, frustrazione e possono esserne sopraffatti”.

Poveri, vittime di abusi, anziani, bambini e adolescenti … sono tutti soggetti a rischio. Esiste poi una categoria di persone per così dire trasversale: qualunque sia la loro condizione sociale ed economica e la loro età, le donne, o per lo meno quelle che vivono negli Stati Uniti, hanno il 60% di probabilità in più rispetto agli uomini di soffrire di malattie mentali a causa del cambiamento climatico. A questa conclusione sono arrivati i ricercatori di tre università Usa, niente meno che il Massachusetts Institute of Technology, la Harvard University e la University of California, San Diego, grazie a una indagine condotta su un campione di quasi due milioni di persone. Problemi di salute mentale insorgono secondo i ricercatori quando le temperature superano i 30 gradi e al verificarsi di eventi naturali avversi. Il motivo per cui le donne sono più soggette a malattie mentali dovute al global warming è che più degli uomini vivono condizioni di disagio e marginalità che l’aumento delle temperature aggrava. Studi effettuati in Canada e in Australia lo confermerebbero.

C’è però almeno una donna alla quale finora il global warming ha giovato. È Helen Berry, docente presso l’Università di Sydney, Australia. È sua la prima cattedra al mondo di Cambiamento climatico e salute mentale.