a cura di Francesco Boezi
  • ABUSI SESSUALI

La denuncia delle suore scuote il Vaticano

“Mi ha causato un’enorme ferita, a lungo ho fatto finta che non fosse successo”. A parlare è una consacrata che avrebbe subito un tentativo di violenza presso l’università di Bologna, nel 2000, durante il sacramento della confessione. Qualche giorno fa,  grazie a un’inchiesta dell’Associated Press, è emersa l’esistenza di un fenomeno già definito come “globale e pervasivo”: le violenze che alcuni uomini appartenenti alla Chiesa cattolica perpetrerebbero ai danni delle suore.

Quest’ultime hanno iniziato a denunciare coloro che sarebbero responsabili di abusi sessuali e comportamenti sessualmente inappropriati. Molti quotidiani, specie quelli di matrice neoliberal, si sono affrettati ad attribuire l’esplosione del caso all’onda lunga del movimento #Metoo. In riferimento a questo ennesimo “enorme scandalo”, prima di ogni altra cosa, pare venga a galla una problematica già palesata in altre circostanze: la mancanza di un autogoverno centrale della Chiesa cattolica.

Stando a quanto riportato da Il Corriere della Sera, un anonimo funzionario del Vaticano ha sottolineato che: “Spetta ai dirigenti delle Chiese locali sanzionare i sacerdoti che abusano sessualmente delle suore ma che spesso questi crimini restano impuniti”. I tribunali laici, quasi per paradosso, sembrano chiamati a ovviare alle mancanze di quelli ecclesiastici.

Questa storia delle suore, poi, presenta una difficoltà argomentativa posta forse poco in rilievo: appare difficile associare la condizione femminile delle consacrate africane a quella vissuta dalle europee. Molti testimoni delle prime conversioni avvenute in Africa, ricordano come il punto più ostico del percorso spirituale intrapreso fosse rappresentato dal far passare la dottrina cattolica sul matrimonio. Considerando che buona parte delle violenze raccontate riguardano le novizie dell’Africa, ecco che lo “scandalo” potrebbe essere meglio interpretato se fosse circostanziato.

Sono almeno tre i rapporti già pubblicati sull’argomento: uno di suor Maura O’Donohue, risalente al 1995, che raccontò di come ventinove consacrate di un’unica congregazione fossero rimaste in stato interessato. Queste suore sarebbero state considerate “partner sicure” a discapito di altre potenziali vittime dalle quali, magari, gli ecclesiastici avrebbero potuto contrarre il virus dell’HIV; uno di suor Marie McDonald, del 1998, tutto incentrato sugli abusi ai danni delle monache africane e uno di suor Esther Fangman, che nel 2000 presentò il suo dossier davanti ai vertici benedettini.

Le denunce di cui si parla in questi giorni, però, non riguardano solo l’Africa. Alcune consacrate cilene, tutte appartenenti a una piccola congregazione, hanno raccontato a un Tv locale di essere state abusate. Una narrazione che è già stata inserita all’interno del maxi-scandalo che ha portato alle dimissioni dell’intero episcopato di quella nazione. Alla fine del giugno scorso, una suora indiana ha accusato di stupro il vescovo Franco Mulakkal, che avrebbe abusato di lei per quattordici volte. Europa, Asia, Africa e Sud America: il fenomeno toccherebbe ben continenti. La Santa Sede, per ora, non ha risposto a quanto pubblicato dall’agenzia.