• FONDAMENTALISMO

La campionessa di scacchi che sfida il regime saudita

Anna Muzychuk

Un episodio singolo può spesso portarci a molte similitudini, sia positive che negative, e soprattutto aiutarci a riflettere sull'evolvere dell'attualità. In queste ore si allarga il dibattito sulla scelta della campionessa mondiale di scacchi ucraina Anna Muzychuk, 27 anni, che ha annunciato pubblicamente di non prendere parte al Rapid and Blitz Chess Campionship di Riad in Arabia Saudita, torneo relativamente breve e dai premi faraonici.

Il rifiuto, ha spiegato sulla sua pagina Facebook, deriva dalla volontà di non sottostare all'obbligo di indossare il velo, di essere accompagnata da uomini in ogni occasione e via discorrendo: insomma, la Muzychuk ha sbattuto la porta in faccia agli obblighi restrittivi imposti alle donne che calpestano il suolo saudita.

Sono con lei, lo premetto, ma non posso non lanciare un sassolino per increspare un po' l'acqua del piatto stagno della solidarietà: dall'alto della sua posizione forse sarebbe potuta andare, sfidare di persona gli obblighi e qualora non avesse avuto ragione se ne sarebbe potuta tornare, senza partecipare e dopo aver creato un caso ancora più deflagrante. Questo, sia chiaro non intacca di una virgola la correttezza della sua posizione che di certo appare ben più lineare e aderente alla lotta per la dignità delle donne di quella delle varie Boldrini e Mogherini, che non appena vedono una moschea o un Paese a maggioranza islamica corrono a velarsi, quasi ne attendessero fervidamente l'occasione.

O anche di quella di chi ha deciso, nel 2016, di coprire tutte le statue dei Musei Capitolini che raffiguravano soggetti nudi al passaggio di Rohani in visita istituzionale in Italia. Cosa che portò all'orrenda visione di Renzi e Rohani che passavano in mezzo a due file di cartoni. Genuflessione culturale peraltro inutile perché lo stesso presidente iraniano fece poi sapere di non aver chiesto nulla al riguardo.

Il caso della campionessa di scacchi Muzychuk è poi eloquente per un altro motivo; Le Parisien, che racconta per primo la vicenda, spiega che la federazione internazionale aveva già da Novembre ottenuto una deroga per lei in relazione all'indossare il velo durante le gare. Toppa peggio del buco, discriminazione nella discriminazione: si fa una deroga per la Muzychuk perché atleta internazionale che crea il caso mentre tutte le altre donne rimangono obbligate? Con la polizia religiosa che le persegue?

Ho più volte detto, e non lo smentirò certo ora, che sono piuttosto incuriosita dalle riforme che Salman sta mettendo in campo, come la possibilità per le donne di guidare, di andare allo stadio o piuttosto la riapertura dei cinema, ma ribadisco allo stesso modo che non basta e che per essere credibile servono aperture più radicali.
Voglio ricordare che, insieme ad altri, marcisce in carcere da 5 anni e mezzo ormai il blogger Raif Badawi, andato ad un pelo dalla condanna a morte per aver criticato il regime sul suo blog. Forse Salman può iniziare da qui e dall'eliminare una serie di pene che ricadono sulle donne che non rispettano il rigido manuale di comportamento imposto dal wahabismo.
E forse l'opinione pubblica europea potrebbe iniziare con lo stigmatizzare chi si vela senza motivo in qualsiasi occasione per ossequio del politicamente corretto, in piena dittatura del pensiero unico. Perché non ci si può genuflettere davanti a chiunque e poi solidarizzare con chi si ribella. Schiavitù care signore, ma con coerenza.