• GUERRA IN UCRAINA

Kiev, scambio di prigionieri per scongelare la pace

Storico scambio di prigionieri fra la Russia e l’Ucraina, 70 persone, 35 per parte. Fra gli altri, anche i 24 marinai catturati dalla guardia costiera russa lo scorso novembre e il regista ucraino Oleg Semtsov, insignito del premio Sakharov. Ma fra i russi c'è anche l'ufficiale dei separatisti sospettato di aver abbattuto il volo Mh-17 nel 2014.

Kiev, il ritorno in libertà del regista Oleg Sentsov

Storico scambio di prigionieri fra la Russia e l’Ucraina, ieri pomeriggio, 70 persone, 35 per parte. A Kiev, una folla esultante e il presidente, hanno potuto riabbracciare, fra gli altri, anche i 24 marinai catturati dalla guardia costiera russa lo scorso novembre e il regista Oleg Semtsov, prigioniero politico e insignito del premio Sakharov l’anno scorso, arrestato in Crimea nel 2015. Si tratta di un gesto di distensione, premessa di un processo di pace in Ucraina. Ma non mancano le polemiche, sia interne che internazionali.

Non è il primo scambio di prigionieri in assoluto, da quando è scoppiata la guerra nell’Est dell’Ucraina nel 2014. L’ultimo, però, era avvenuto quasi due anni fa, nel dicembre del 2017, quando erano stati scambiati 300 separatisti del Donbass contro 70 ucraini governativi. Da allora non c’erano più stati rilasci, causa profondi disaccordi nelle trattative. Ora la condizione è cambiata, prima di tutto perché l’Ucraina ha un nuovo presidente Zhelenski, che ha immediatamente messo in cima alla sua agenda di politica estera la soluzione del conflitto. Non si tratta di una questione facile. La guerra è scoppiata nell’aprile del 2014, due mesi dopo l’annessione russa della Crimea e tre mesi dopo il successo della rivoluzione filo-occidentale del Maidan, quando separatisti delle regioni minerarie di Luhansk e Donetsk hanno preso il controllo delle istituzioni locali e hanno proclamato unilateralmente la loro indipendenza, sostenuti apertamente dalla Russia. L’Ucraina ha rinunciato a riconquistare militarmente le regioni, dopo le dure sconfitte subite fra l’estate del 2014 e i primi mesi del 2015. La Russia, ufficialmente, nega ogni intervento militare a favore dei separatisti, ma la potenza di fuoco, l’organizzazione e l’addestramento dimostrati dai separatisti in battaglia dimostrano che essi non sono solo soldati ucraini disertori con armamento trafugato all’esercito regolare. Dal 2014 ad oggi, i morti sono 13mila.

La guerra si è “congelata” dal 2015. La comunità internazionale ha reagito con i colloqui di Minsk, in due round, che hanno posto fine alla fase più acuta del conflitto, ma non hanno portato ad alcun risultato concreto in termini politici: le due regioni restano separate dal resto dell’Ucraina. La prima promessa fatta dal nuovo presidente Zhelenski è proprio la soluzione pacifica del conflitto, anche se non si conoscono ancora i dettagli del suo piano di pace. La liberazione dei prigionieri serve a creare il clima giusto per riavviare i negoziati fra Mosca e Kiev, una premessa necessaria.

I prigionieri liberati sono, appunto, 35 a testa. Kiev ha pubblicato i nomi dei suoi, Mosca non li ha ufficializzati. Fra i prigionieri ucraini liberati figurano soprattutto i 24 marinai presi dalla guardia costiera russa nell’incidente navale del Mar d’Azov nel novembre del 2018 (di cui avevamo parlato qui). Si è trattato di uno dei momenti di massima tensione fra Russia e Ucraina perché era stato un primo scontro diretto fra forze regolari dei due Paesi. La scarcerazione dei marinai, da parte della Russia, non è stato chiesto solo dall'Ucraina. Lo scorso maggio il Tribunale internazionale del Mare (dell’Onu) aveva ordinato alle autorità russe di rilasciare i marinai e restituire le navi sequestrate. Fra i prigionieri tornati in libertà, comunque, quello che ha suscitato maggior emozione è certamente il regista Oleg Sentsov, condannato a 20 anni di carcere in Russia per accuse di “pianificazione di atti terroristici”, in un processo che è stato contestato sia dall’Ue che dagli Usa in quanto arbitrario e politicizzato. Sentsov era, a tutti gli effetti, un prigioniero politico. Il Parlamento europeo gli ha conferito il Premio Sakharov, con cui insignisce dissidenti e perseguitati. Risulta dunque abbastanza chiaro che, con questo scambio, Mosca si sia "liberata" di decine di prigionieri scomodi, su cui poteva subire forti pressioni internazionali.

I russi non hanno ufficializzato i nomi dei loro prigionieri liberati. Ma è certo che fra questi c’è Kirill Vishinskij, giornalista, capo dell’ufficio di Kiev dell’agenzia Ria Novosti. Ma soprattutto c’è l’uomo che ha suscitato la maggior polemica internazionale: Volodymyr Tsemakh, l’ufficiale dei separatisti del Donbass che è sospettato di aver abbattuto il volo di linea Mh-17 (298 morti, soprattutto passeggeri olandesi) il 17 luglio 2014. Doveva essere processato a Kiev il mese prossimo. Anche la magistratura olandese era interessata alla sua testimonianza e il governo dell’Aia aveva chiesto al presidente Zhelenski di non includere Tsemakh nella lista dei prigionieri da liberare e rimandare in Russia. Si era mosso anche il Parlamento europeo, con un appello di 40 eurodeputati. Ma non c’è stato nulla da fare. Zhelenski afferma di averlo fatto rilasciare solo dopo che Tsemakh era stato comunque interrogato dal gruppo di indagine internazionale (Jit) guidato da ispettori olandesi. Ora torna dunque libero e in Russia, portando tutti i suoi eventuali, ulteriori, segreti con sé. Ottenere una sua testimonianza di fronte a un giudice in Olanda, sarà molto difficile.

Le reazioni internazionali sono tutte positive. Esulta il presidente Trump: “Una notizia molto buona, probabilmente un primo passo da gigante per la pace. Congratulazioni a entrambi i Paesi!”. Il presidente Usa vede quasi certamente la rappacificazione fra Russia e Ucraina come primo passo per la riammissione della Russia nel G-7 (che a quel punto tornerebbe ad essere G-8), considerando che ha invitato Putin al prossimo summit a Washington. Soddisfatta anche la Merkel, che solidarizza con gli ucraini: “Sono contenta per Oleg Sentsov e per i marinai ucraini, che finalmente hanno potuto tornare a casa”.