• ELEZIONI DEL 2020

Joe Biden, il cattolico "adulto" che sfida Trump

Joe Biden ha annunciato ieri la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico degli Stati Uniti. Vuole sfidare Donald Trump nel 2020. Si presenta come un candidato anziano, esperto e rassicurante. E' irlandese cattolico. Ma un cattolico "adulto": pro-aborto, pro-nozze gay e per la scuola statale. 

Joe Biden

Joe Biden ha annunciato ieri la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico degli Stati Uniti. Vuole sfidare Donald Trump ed è convinto di vincere nelle prossime elezioni presidenziali del 2020. Dal 2008 al 2016, Joe Biden, democratico cattolico irlandese, è stato il vicepresidente di Barack Obama. Era il volto che rassicurava il vecchio elettorato democratico, l’opposto del presidente “di rottura”, liberal e afro-americano. I sondaggi mostravano, nel 2016, che Joe Biden avrebbe avuto molte chance di vincere le primarie democratiche, più di Hillary Clinton, ma forse proprio per questo non si è candidato. Nel 2019, in un’America e in un Partito Democratico americano completamente cambiati, ha deciso di correre. Ma come si presenta?

Si presenta, innanzi tutto con un video elettorale di tre minuti in cui scorrono le immagini drammatiche di Charlottesville, in Virginia, durante i disordini scoppiati attorno alla decisione di rimuovere la statua al generale sudista Lee. A Charlottesville, nel 2017, gli antifascisti si scontrarono con i suprematisti bianchi e militanti apertamente neofascisti, come in una città europea e fu un suprematista bianco a travolgere e uccidere una manifestante di sinistra. “E’ in corso una battaglia per lo spirito della nazione – dice Biden nello spot – Se diamo a Donald Trump otto anni alla Casa Bianca, altererà per sempre e in modo radicale la natura di questa nazione, cambierà il nostro modo di essere e non posso stare a guardare mentre ciò avviene”. Si tratta di un messaggio da conservatore, contro una rivoluzione in corso. Nella competizione democratica, la scelta di Biden serve proprio a questo: a riportare l’elettorato su temi e volti rassicuranti, sulla vecchia America che rischia di scomparire in una polarizzazione sempre più violenta. Ma è il personaggio giusto? E quante chance ha, realmente, nel nuovo partito democratico?

Partendo dal secondo interrogativo, Biden ha già un nemico interno molto forte: il movimento femminista #MeToo. Ben sette accusatrici hanno puntato il dito contro di lui, già nei mesi scorsi, per comportamenti “inappropriati”. Biden non ha chiesto scusa, ma ha promesso di stare più attento in futuro. Sapendo quanto sia letale il tritacarne mediatico-femminista, la sua posizione è ancora fragile. Biden punta comunque a un elettorato differente: non giovani e neppure femministe e minoranze varie, ma i vecchi blue collars, il voto operaio. Anche quando era vicepresidente era soprattutto lui il portavoce delle istanze operaie negli Stati come la Pennsylvania, il Michigan e Wisconsin. Il suo tour elettorale incomincerà a Pittsburgh, in Pennsylvania, con un discorso a un sindacato operaio. Tutto questo elettorato, nel 2016, ha garantito la vittoria a Trump. Quanto sarà facile riconquistarlo? Considerando i buoni risultati in termini occupazionali della politica economica di Trump, l’esito della campagna di Biden non sarà scontato.

Quanto al carattere di Biden, è chiara la sua funzione “contro-rivoluzionaria” per riconquistare la vecchia America democratica inorridita dalle nuove cause radicali e identitarie, ormai totalmente alienata dai nuovi Democratici. Ma è l’uomo giusto, appunto? Il profilo di Biden, che è in Congresso sin dal lontano 1973, è quello tipico del cattolico “solo sul piano personale”, come Kennedy a suo tempo. Prodi lo definirebbe un “cattolico adulto”. “La religione plasma i miei valori, ma gli esiti sono dati dalla ragione” aveva dichiarato nel 2007 ed era stato poi ancora più esplicito nella campagna elettorale di Obama, nel 2012, quando aveva dichiarato: “Accetto le regole della Chiesa a livello personale, ma non nella vita pubblica”. Dal 1993 parteggia e vota per i “diritti riproduttivi” (eufemismo per: aborto). Dal 2007 ha votato per i finanziamenti pubblici alle politiche contraccettive. Il National Right to Life Committee, nel valutare la sua carriera di votazioni, nel 2006 gli ha dato 0%: il candidato più pro-abortista d’America.

Sul matrimonio gay ha cambiato idea, abbastanza repentinamente, man mano che si è avvicinato al suo ruolo istituzionale di vicepresidente. Inizialmente contrario, negli anni ’90 si diceva “favorevole alle unioni civili, ma non al matrimonio” e alla fine degli anni ’90 era convinto che il matrimonio gay fosse “inevitabile” in futuro, nel 2012 ha anticipato Obama (ancora ufficialmente contrario) dicendosi “assolutamente a proprio agio” all’idea dell’introduzione del matrimonio gay. Nel 2017, passato all'opposizione, ha definito il matrimonio come “chiunque si ami” a prescindere dal genere e dall’orientamento sessuale. Per quanto riguarda la famiglia, la Christian Coalition, nel valutare la sua storia di voto gli ha dato 16% (sostanzialmente uno dei politici più anti-famiglia) ancora nel lontano 2003. E la National Education Association gli ha dato il 91% come maggior sostenitore della scuola pubblica, dunque contrario alle scuole private e allo home schooling. E’ stato anche uno dei maggiori promotori della Obamacare, la riforma sanitaria di Obama, inclusi i suoi aspetti più avversi alla libertà di religione, come l’obbligo assicurativo che includeva anche la copertura a contraccezione e aborto.