• GUERRA INFINITA

Israele si scontra con l'Iran in Siria: il nuovo fronte

La notte scorsa, le forze aeree israeliane hanno colpito alcune postazioni militari nella città di Misyaf, all’interno del governatorato di Hama, Siria occidentale. Secondo fonti dell'opposizione siriana, hanno colpito basi iraniane. Dunque si tratta della prosecuzione della politica israeliana, volta a prevenire la crescente influenza dell'Iran in Siria. E questo accade proprio poco dopo il riconoscimento Usa dell'annessione israeliana delle alture del Golan, aggiungendo tensione alla tensione.

La Siria vista dalle alture del Golan

Continuano le ostilità tra Israele e Iran in territorio siriano. La notte scorsa, le forze aeree israeliane hanno colpito alcune postazioni militari nella città di Misyaf, all’interno del governatorato di Hama.

Secondo SANA, l’agenzia di stampa nazionale siriana, nelle scorse ore la difesa aerea del Paese avrebbe intercettato numerosi missili israeliani. Tuttavia, a nulla sarebbe servita la pronta risposta siriana: il raid avrebbe colpito il governatorato di Hama, causando la morte di 3 persone e la distruzione di alcuni edifici.

Nonostante il silenzio dei vertici israeliani, i media nazionali hanno riportato la notizia, affermando che il raid sarebbe stato lanciato dallo spazio aereo libanese. Stando a fonti libanesi, nelle prime ore del mattino, un caccia israeliano avrebbe sorvolato a bassa quota Dahiye, un sobborgo a sud di Beirut, probabilmente diretto verso la Siria. Diversa, invece, la versione dell’accaduto fornita da fonti legate all’opposizione siriana. Per l’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’attacco avrebbe colpito una scuola della città di Misyaf, oltre a due edifici utilizzati dalle forze iraniane: un centro per la produzione di missili a medio raggio - situato a Zawi, un villaggio vicino - e un campo di addestramento a Sheikh Ghadban. Il numero dei feriti sarebbe di 17 persone, tra i quali militari iraniani e siriani.

L’obiettivo, dunque, sembrerebbe ancora una volta quello di ostacolare la presenza iraniana all’interno del territorio siriano. Se la responsabilità israeliana dell’attacco fosse confermata, infatti, non sarebbe il primo raid del Paese ebraico a colpire la Siria. Il 27 marzo scorso, i sistemi di difesa siriani avevano intercettato un attacco nei cieli di Sheikh Najjar, una zona industriale situata a circa 10 km di distanza dalla città di Aleppo. Anche in questo caso, secondo l’Osservatorio, il raid avrebbe colpito un centro logistico e depositi di munizioni iraniani, oltre all’aeroporto militare di Nairab, anch’esso utilizzato dalle forze di Teheran.

Recentemente, Israele ha chiarito ufficialmente la sua posizione, rivelando di aver intrapreso una politica permanente che mira a prevenire il rafforzamento della presenza iraniana all’interno del territorio siriano. Già nel mese di gennaio, alcuni caccia israeliani erano entrati nello spazio aereo siriano in pieno giorno, provando a centrare gli obiettivi iraniani in Siria: certamente un cambio di passo per Israele e un chiaro avvertimento nei confronti di Russia e Iran. Israele teme la crescente influenza iraniana in Siria e, in particolare, il rafforzamento del fronte con Hezbollah. La presenza di Teheran nel Paese mediorientale risale al 2011, quando, subito dopo lo scoppio della guerra civile siriana, l’Iran è sceso in campo a fianco del presidente Bashar Al-Assad.

Da quel momento, Teheran si è dimostrato abile nell’accrescere la sua presenza all’interno del Paese, rafforzando la cooperazione militare ed economica con Damasco. Nel mese di febbraio, ad esempio, Siria e Iran hanno siglato 11 accordi, incluso un patto di “cooperazione economica strategica a lungo termine”, che comprendono anche la costruzione di nuove centrali elettriche da parte dell’Iran, in territorio siriano. Obiettivo di Teheran è formare una presenza stabile in Siria, al fine di accrescere le capacità militari di Hezbollah e di estendere il fronte con Israele dal sud del Libano fino alle alture del Golan: un progetto ambizioso che spaventa Israele.

Il timore dello Stato ebraico è aumentato dopo essersi trovato solo sul campo ad affrontare il rivale regionale, in seguito alla decisione del presidente Donald Trump, suo alleato, di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria, dopo la sconfitta dello Stato Islamico. La recente decisione degli Usa di riconoscere la sovranità israeliana sul Golan occupato, un territorio de facto occupato militarmente dallo Stato ebraico dal 1967, ma de iure appartenente alla Siria, non ha fatto che accrescere le tensioni. Se dal punto di vista israeliano, il riconoscimento del Golan quale suo territorio rappresenta un passo importante per la sicurezza, soprattutto nel tentativo di arginare le mire dell’Iran, la mossa di Trump ha suscitato l’indignazione del governo siriano, che ha definito l’annuncio “un chiaro attacco alla sovranità nazionale” di Damasco.

L’acutizzarsi delle tensioni potrebbe alla fine sortire l’effetto contrario rispetto a quello sperato da Trump e Netanyahu, provocando il rafforzamento delle relazioni tra Siria e Iran, a scapito di Israele.