• IL CASO

Irlanda, l'abortismo non accetta dissensi e limiti

Il partito Sinn Fein sospende un deputato reo di aver votato contro il progetto di legge sull'aborto attualmente in discussione per dare seguito all'esito del referendum del maggio scorso. Si tratta peraltro di un progetto molto più radicale del previsto.

Manifestazione pro aborto in Irlanda

I nostri lettori ricorderanno certamente il caso della mozione volta a prevenire l’aborto e a sostenere la maternità, approvata il 4 ottobre a larga maggioranza dal consiglio comunale di Verona con il voto favorevole dell’esponente dell’opposizione e capogruppo del Pd, Carla Padovani, che per questo si era attirata l’ira del suo partito, con tanto di gogna mediatica. E pazienza se quel partito rechi con sé l’aggettivo «democratico» e appartenga alla cosiddetta area liberal, sempre più liberal in una sola direzione. Tutto il mondo è paese, recita l’antico proverbio, e in effetti (lo diciamo senza consolazione) non stanno meglio di noi altri Paesi occidentali, tra cui l’Irlanda. Qui il parlamentare Peadar Toibin è stato sospeso per sei mesi dal suo partito - il Sinn Fein, che si rifà al socialismo e da tempo sta all’opposizione - per aver votato contro il progetto di legge sull’aborto attualmente in discussione nel parlamento irlandese.

Non è la prima volta che Toibin si discosta su questo tema dalla linea del suo partito, che già l’aveva sospeso per sei mesi all’epoca del voto sul Pregnancy Act del 2013, la legge con cui si sono introdotte le prime «eccezioni» alla sacralità della vita umana (sull’onda lunga di una sentenza del 1992 della Corte suprema, anche qui a conferma che tutto il mondo è paese, visto che i giudici hanno avuto un ruolo determinante nell’ignorare e condizionare una legislazione inizialmente pro vita). Quelle già di per sé cattive «eccezioni» normative, ossia la possibilità di procurare direttamente l’aborto in caso di pericolo di vita per la donna o rischio suicidio, si sono trasformate com’è noto nella consueta valanga contro i nascituri, fino al referendum dello scorso 25 maggio, quando gli irlandesi hanno votato in massa (66.9% di ) per abrogare l’8° emendamento della Costituzione che proteggeva sia la madre sia il bambino in grembo.

Anche in occasione della campagna per il referendum Toibin era stato tra i dissidenti del Sinn Fein, scegliendo il voto pro life, e come lui aveva fatto la quarantenne collega di partito Carol Nolan, alla quale era toccata una sospensione di tre mesi: alla fine della primavera la Nolan, che in quei tre mesi aveva continuato la sua battaglia per proteggere i bambini, si è infine dimessa dal partito di sinistra, essendo impossibile per lei conciliare militanza e voto secondo coscienza. Ci sarà lo stesso esito per Toibin? Difficile dirlo con certezza, ma il politico ha spiegato che la sua sospensione potrebbe essere vista come un’«espulsione de facto» nell’eventualità, non remota, di elezioni anticipate entro il prossimo semestre.

L’attuale proposta di legge sull’aborto è molto più radicale di quanto si aspettasse perfino una parte dell’elettorato che ha votato per abrogare l’8° emendamento. Si prevede infatti la possibilità di abortire senza alcuna restrizione entro le prime 12 settimane di gravidanza; questo limite, nel caso di rischio per la salute fisica o mentale della donna, è estendibile fino al momento in cui il feto non ha raggiunto la capacità di sopravvivere autonomamente, dunque fino a circa 21-24 settimane di vita nel grembo. Inoltre, sono previste limitazioni alla possibilità di sollevare obiezione di coscienza e il governo - con in testa il premier Leo Varadkar, gay dichiarato, e il ministro della Salute, Simon Harris, entrambi del Fine Gael, un partito che tradizionalmente si colloca nell’area del centrodestra ma oggi schiacciato su posizioni di sinistra - ha detto che pure gli ospedali cattolici dovranno praticare gli aborti, una minaccia rispetto a cui la Conferenza episcopale irlandese ha già annunciato, attraverso un codice etico pubblicato a giugno, che opporrà resistenza.

Lo stesso disegno estremo spiega fin qui il destino di alcuni emendamenti presentati negli ultimi giorni. Il 7 novembre la commissione per la Salute ha respinto un emendamento che chiedeva di dare una degna sepoltura o cremare i resti dei bambini abortiti, i quali, come informano le cronache, sono spesso oggetto di compravendita o finiscono nella spazzatura, venendo solo raramente seppelliti (una possibilità che in Italia è prevista dalla legge).

Bocciata pure la modifica con la quale i firmatari proponevano di bandire l’aborto procurato per ragioni legate al sesso, alla razza o alla disabilità del nascituro. Harris ha definito la misura «superflua», eppure molti aborti avvengono proprio per le ragioni elencate; e nel disegno di legge, come detto, le maglie sono larghissime e non c’è nulla che impedisca di abortire sulla base dei suddetti motivi.

Chiudiamo al riguardo con un’altra parentesi sul nostro Paese. Molti si sono indignati di fronte al contenuto di un video di diversi anni fa con delle affermazioni vergognose su anziani e persone con sindrome di Down pronunciate da Rocco Casalino, portavoce del premier Giuseppe Conte e prima ancora del Movimento 5 Stelle. Non ci interessa qui soffermarci sulla questione se quelle affermazioni fossero frutto di una finzione teatrale, come sostiene il diretto interessato, o realmente espressive del suo pensiero, come sembra dal tono e dall’andamento della discussione. In questo caso, si può solo sperare in una sua conversione. Quel che ci interessa sottolineare è che a indignarsi pubblicamente è stata pure diversa stampa e politica (Pd in primis) favorevole all’aborto, nonché all’eutanasia, che sono esattamente i mezzi attraverso i quali si scartano e sopprimono le vite di bambini con sindrome di Down, disabili, anziani e malati. Nessun problema con la coerenza?