• IL REGISTA ALLA NUOVA BQ

"Io, Carlo e l'ultimo sorriso". Avati racconta Delle Piane

“Una settimana fa gli ho detto che avevo un personaggio per lui. Non era vero, ma bastò per farlo sorridere. E stato il suo ultimo sorriso”. Pupi Avati racconta alla Bussola l'amicizia con Carlo Delle Piane, morto oggi a Roma a 83 anni. "Aveva una grande fede, è stato un attore straordinario, ma snobbato da un cinema razzista. Fellini mi diceva che era troppo...me. All'Auditorium per i 70 anni non c'erano registi, ma tanta gente lo ha amato. Resterà il suo ultimo sorriso. Strappato con una bugia".

Pupi Avati e Carlo delle Piane recentemente

“L’ultima volta che ci siamo visti gli ho detto che avevo pronto un personaggio per lui. Non era vero, ma bastò per farlo sorridere. E stato il suo ultimo sorriso”. La notizia della morte di Carlo delle Piane non può non essere messa in relazione con Pupi Avati e il suo cinema. Se Carlo delle Piane – morto oggi a Roma all’età di 83 anni – è diventato un grande attore il merito è del regista bolognese che lo sganciò da una carriera fatta di caratteri destinata a diventare limitata: 15 film all’attivo insieme, tre capolavori, Regalo di Natale, Festa di laurea e Gita scolastica. E tanta, tanta gratitudine.

Delle Piane iniziò come carattere (per la verità straordinario) con Totò e Alberto Sordi (era il mitico Cicalone di Un Americano a Roma). Poi la sua carriera era destinata al binario morto dei caratteristi.

Invece negli anni ’80 la svolta grazie al regista bolognese. Con Tutti defunti…tranne i morti Delle Piane iniziò la sua seconda vita resa possibile dal coraggio registico di Avati, che poi fece la stessa operazione con Diego Abatantuono: dalla comicità un po’ paesana al dramma vero. Funzionò.

Ricordi, suggestioni, azzardi, l’ostracismo del cinema italiano, la coppia con Nik Novecento, ma soprattutto la condivisione della fede e un’amicizia forte. In poche parole, Avati, in questa intervista alla Nuova BQ a poche ore dalla morte ci offre una pennellata su un attore straordinario e un cristiano vero.

Avati, che cosa ha significato per lei Carlo delle Piane?
Per la nostra vita, mia e di mio fratello Antonio, tantissimo. Credo che le cose più belle le abbia fatte con noi, purtroppo però il cinema italiano lo ha snobbato.

Addirittura?
Per quella forma di razzismo che contraddistingue questo ambiente che non valorizza gli attori del popolo. Mi fregio di averlo recuperato, ma il fatto che solo Ermanno Olmi – al quale sarò riconoscente per sempre - lo abbia chiamato a fare un film la dice lunga sul fatto che un attore così straordinario non abbia avuto possibilità maggiori.

Secondo lei perché?
Perché a un certo punto in avanti lo identificavano con il mio cinema, quando provai a convincere Fellini a chiamarlo mi disse: “Pupi, è troppo… te” e da una parte mi ha anche lusingato, ma dall’altra è stata una condizione che lo ha penalizzato.

Pasticcere per Festa di laurea e professore per Una gita scolastica. Lo abbiamo amato così, per la sua vena struggente, ma non tragica.
Ma anche avvocato in Regalo di Natale. Carlo ha fatto cose che resteranno nella storia del cinema al di là del trattamento ricevuto.

Perché insiste così tanto su questo ostracismo?
Perché meritava di più dal cinema che ha servito tutta la vita. Le racconto questo: per i 70 anni di carriera, all’Auditorium non c’era un mio collega, c’ero solo io. Però c’era tanta gente che lo ha amato. Ecco, questo era Carlo.

Come nacque il suo passaggio dalla comicità di spalla al dramma?
Per la verità fu mio fratello Antonio. Fu lui a insistere, non nascondo di avere avuto anche io un pregiudizio lo identificavo con un cinema di serie B o Z….mi convinse a prenderlo. E poi con Gita Scolastica esplose.

Malinconia e crespuscolarismo, era una comicità che diventò matura su registri drammatici. Succede solo ai grandi interpreti.
Concordo. E’ la stessa situazione che ho vissuto con Lucio Dalla, con questi personaggi fisicamente molto particolari, con questa malinconia di fondo che li accompagna e che vanno fatti esprimere.

Che cosa vi dicevate?
Lui mi ringraziava sempre, stiamo stati amici nel vero senso del termine. Aveva una grande fede Carlo, lo scriva che era un uomo molto religioso. Con mio fratello e Nick Novecento facevano un trio inossidabile.

C'è una scena meravigliosa proprio di Carlo e Nick che è la comicità per antonomasia, non sguaiata, ma delicata, pungente e…solare. In Festa di Laurea, i bignè alla crema che sanno di soglioline…
E’ vero (ride), e adesso non ci sono più…

Quand’è stata l’ultima volta che vi siete visti?
Una settimana fa. Sono andato a trovarlo con mio fratello.

Che cosa vi siete detti?
Era ormai molto assente, ma Antonio gli disse: “Guarda Carlo che Pupi sta scrivendo un personaggio per te. E’ un personaggio meraviglioso, vedrai”.

E lui?
Ha sorriso.

Che personaggio stava scrivendo per lui…?
Nessuno, non era vero. Agli attori quando dici che gli stai scrivendo un personaggio meraviglioso per lui, li guarisci da tutto. E noi gli abbiamo regalato il suo sorriso. L’ultimo.