a cura di Benedetta Frigerio
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Inizia il 9 agosto a Manila l’indagine preliminare contro otto sacerdoti

Dal 4 agosto tutte le parrocchie della capitale delle Filippine, Manila, pregheranno e celebreranno messe per gli otto sacerdoti, tra cui quattro vescovi, accusati di sedizione e cospirazione per rovesciare il governo. Lo ha disposto sua eminenza il cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, arcivescovo della capitale, in vista dell’apertura il 9 agosto dell’indagine preliminare del dipartimento di giustizia che riguarda anche una trentina di altre persone. La Conferenza episcopale delle Filippine che difende i sacerdoti ha definito le accuse “al di là di ogni immaginazione”. Il 31 luglio a Dagupan City, nella Provincia di Pangasinan, circa 3.000 persone, tra studenti, lavoratori e fedeli hanno partecipato a una marcia di preghiera a sostegno del loro pastore, monsignor Socrates Buenaventura Villegas, una delle voci più critiche contro il modo con cui il presidente Rodrigo Duterte conduce la guerra contro la droga. Il dissenso della Chiesa, le sue aperte critiche sono all’origine delle crescenti tensioni con il governo che hanno portato all’arresto dei religiosi. La campagna antidroga è diventata un pretesto per violenze e abusi, incluse migliaia, forse addirittura decine di migliaia di uccisioni extragiudiziali. Lo scorso giugno il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha proposto di avviare una indagine, proposta che il presidente Dutarte ha respinto definendola una violazione della sovranità nazionale. L’arcivescovo ausiliare di Manila, monsignor Broderick Pabillo aveva dichiarato all’epoca: “se il governo si considera al di sopra di ogni sospetto nella sua lotta contro la droga, dovrebbe consentire una verifica di una autorità esterna. Se non lo fa, vuol dire che ha qualcosa da nascondere”.