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India, il "caso marò" diventa una farsa

Licenza natalizia di due settimane per i marò italiani detenuti in India da oltre dieci mesi. Ma l'intera vicenda ha dell'assurdo, e per il nostro governo si tratta di un bruttissimo flop. Roma ora minaccia azioni decise, ma è poco credibile.

I due militari italiani

Salvatore Girone e Massimiliano La Torre torneranno a casa per Natale, in cambio di una cauzione di 60 milioni di rupie (820mila euro) e di garanzie del governo italiano che torneranno in India allo scadere delle due settimane (aggiornato al 20 dicembre 2012)

 

La detenzione di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in India è stata per dieci mesi una vicenda drammatica ma ora, dopo l’ennesimo rinvio della sentenza della Corte Suprema di Nuova Delhi e la richiesta italiana di portare a casa i due militari per le festività natalizie, è divenuta una farsa.

I giudici che devono stabilire se la giurisdizione del caso compete all’India o all’Italia sono andati in vacanza fino al 2 gennaio e non  sembrano avere nessuna intenzione di emettere una sentenza in tempi rapidi nonostante il dibattimento sia terminato tre mesi or sono. Dopo quasi un  anno di carcerazione preventiva e un verdetto di condanna già scritto dal  tribunale del Kerala e basato su prove e testimonianze palesemente false,  inattendibili, pilotate e in alcuni casi costruite, l’ulteriore allungamento dei tempi da parte della Corte Suprema di Nuova Delhi rappresenta uno schiaffo gratuito quanto sonoro all’Italia e al suo governo.

I ministri degli Esteri e Difesa, Giulio Terzi e Giampaolo Di Paola, si mostrano ancora fiduciosi che la Corte indiana ci darà ragione, cioè  rispetterà il diritto internazionale ma considerato l’atteggiamento di pura malafede delle autorità del Pese asiatico è meglio non illudersi. Con una nota Palazzo Chigi ha espresso  "forte delusione e profondo rammarico'' per un ulteriore slittamento dei tempi che ''non appare assolutamente comprensibile agli occhi delle istituzioni e dell'opinione pubblica italiane e provoca forte preoccupazione''. Frasi che difficilmente  potranno smuovere gli indiani che finora si sono orgogliosamente fatti beffe  delle ragioni dell’Italia e del rispetto e delle leggi.

Attribuire all’India la responsabilità del flop di credibilità dell’Italia nella vicenda è però riduttivo. Anche se si atteggia a grande potenza dotata di portaerei, missili balistici e armi atomiche l’India è un Paese del Terzo mondo, dove quasi un miliardo di persone vivono nella povertà e i diritti umani sono così rispettati che rapporti internazionali lo considerano il  Paese peggiore dove vivere per le donne e uno dei peggiori per i bambini.

Oggi alcune fonti lasciano trapelare l’intenzione di Roma di portare il caso davanti alla Corte internazionale dell’Aja o altre iniziative simili che hanno però tre difetti: richiederanno molto tempo, giungono in ritardo e potrebbero non smuovere gli indiani che hanno già dimostrato quanto valga per loro il diritto internazionale quando hanno ribadito di voler applicare le loro leggi anche fuori dalle acque territoriali.

L’idea che Roma possa alzare la voce con Nuova Delhi fa sorridere proprio perché da metà febbraio a oggi il governo Monti (tra l’altro ormai in scadenza…) si è preoccupato solo di non urtare la sensibilità di Nuova Delhi raccomandando più volte persino ai media italiani non alzare i toni per non irritare gli indiani nonostante l’arresto di Latorre e Girone, militari in servizio, si configuri come un atto di guerra nei confronti dell’Italia.

In ogni caso eventuali iniziative italiane non prenderanno il via prima di metà gennaio anche perché in questi giorni Roma sta cercando di convincere le autorità indiane a concedere ai due prigionieri il permesso di recarsi in Italia per le festività natalizie. ”Sono convinto che gli indiani capiranno" ha detto il ministro Di Paola mentre Roma ha fornito ampie garanzie circa il rispetto delle condizioni e i tempi di rientro in India dei due militari che secondo il commissario Ajith Kumar "si sono sempre comportati in modo irreprensibile". Una frase più adatta a commentare la condotta di due fuorilegge che a giudicare l’atteggiamento di due militari italiani.

A decidere circa la “licenza natalizia” sarà un giudice del tribunale del Kerala dopo aver sentito anche i pareri del governo centrale e di quello locale ma anche questi sviluppi farseschi della vicenda evidenziano come il governo Monti abbia fin dall’inizio “calato le braghe” davanti agli indiani anteponendo la salvaguardia degli interessi commerciali con Nuova Delhi alla liberazione dei due militari. Non solo l’Italia non ha mai alzato i toni, non ha mai richiamato l’ambasciatore a Delhi né ritirato o minacciato di ritirare le sue forze militari dalla missione anti-pirateria nell’Oceano Indiano ma a inizio marzo, con Latorre e Girone già in carcere, il ministro Terzi si è recato in India con una folta delegazione a discutere d’affari.

Un gesto che deve aver convinto gli indiani che la liberazione dei due fucilieri non è una priorità neppure per il nostro governo.