• LA CRISI

Il viaggio di Paul Gallagher, speranza per il Venezuela

Dopo la lettera (ancora senza risposta) di Papa Francesco al presidente venezuelano Nicolas Maduro, dopo l'incontro del pontefice con il padre del dissidente Leopoldo Lopez, monsignor Gallagher parte alla volta del Venezuela. Il viaggio non ha motivi politici, ma è un'occasione per rilanciare il dialogo in un paese distrutto.

Monsignor Gallagher

Monsignor Gallagher arriverà in Venezuela per motivi religiosi, ma sarà impossibile ignorare crisi del paese. Il Segretario della sezione per i rapporti con altri Stati, Mons. Paul Gallagher, partirà per il paese sudamericano il 24 maggio prossimo per presiedere la consacrazione episcopale di Mons. Francisco Escalante Molina, nominato dal Papa Francesco Nunzio Apostolico del Congo. “Non è una missione diplomatica, non è stato inviato da Papa Francesco”, ha spiegato il Segretario di Stato, Pietro Parolin, ma vista la situazione “preoccupante” del paese, “potrebbe essere un’occasione per il dialogo”.

La Santa Sede mette sotto la lente di ingrandimento il dramma venezuelano. La nomina del nunzio venezuelano e l’annuncio del conseguente viaggio di Gallagher, arriva quasi in parallelo alla lettera personale scritta dal Papa a Nicolas Maduro, lettera che fa riferimento alla situazione del paese. Casualità? Sicuramente no. Precedentemente il Santo Padre aveva dedicato al paese il suo messaggio Urbi et Orbi di Pasqua, chiedendo che il messaggio pasquale “fosse anche proiettato sul popolo venezuelano, sotto le difficili condizioni in cui vive, così come coloro che hanno nelle loro mani il destino del paese, in modo che lavorino per il bene comune, alla ricerca di vie di dialogo e di collaborazione tra tutti”. 

Intanto si mantiene il silenzio da parte del governo venezuelano. Ad oggi non c’è risposta ufficiale alla lettera papale, tantomeno è previsto un incontro tra il presidente venezuelano e mons. Gallagher. Tuttavia il portavoce vaticano Federico Lombardi ha sottolineato all’agenzia AFP che sicuramente ci saranno incontri con le autorità del paese. Forse ci sarà un tentativo di gettare ponti tra governo e opposizione, in modo da riuscire ad affrontare “la peggiore crisi dell’era repubblicana” del Venezuela, secondo la Pontificia Commissione per l’America Latina. 

Una crisi economica che ha portato al paese allo sbando. Il testo dell'agenzia pontificia, pubblicato sul sito ufficiale il weekend scorso, descrive che “all'inflazione di oltre il 700% e alla progressiva carenza di beni di prima necessità si è aggiunta la peggiore crisi energetica della sua storia, che ha portato a chiudere molte istituzioni pubbliche, tra cui molte scuole, e ridurre al minimo le ore di lavoro per i dipendenti pubblici (due giorni lavorativi a settimana)”. 

Il Venezuela è davvero in ginocchio, dopo quasi due decenni di gestione inefficiente delle risorse dell’amministrazione chavista. Oggi con la caduta dei prezzi del petrolio, il Venezuela si trova senza una economia vera: il salario mensile di un lavoratore venezuelano è di appena 13,50 dollari. Secondo recenti studi (Ecovi), tra il 75 e l’81% della popolazione è povera; l’iperinflazione distrugge l’economia e le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale parlano di un’inflazione del 2.200 per cento alla fine del 2016. 

“In Venezuela siamo alla fame”. È stato il clamoroso appello lanciato da Leopoldo Lopez Gil, padre di Leopoldo Lopez, leader dell’opposizione in carcere da più di due anni. “Più che di fronte a una crisi politica siamo davanti ad un governo che ha rubato montagne di denaro pubblico. Almeno 300 miliardi di dollari”, ha dichiarato durante un incontro con i giornalisti alla Stampa Estera. Lopez Gil è venuto a Roma a incontrare la comunità venezuelana, ma è stato anche ricevuto dal Segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, e ha potuto salutare perfino il Papa.

Peraltro, la crisi istituzionale si aggrava ogni giorno. Lo spetto del referendum revocatorio mantiene in bilico il delfino di Chávez. L’opposizione del Venezuela ha presentato una petizione di referendum anti-Maduro con quasi 2 milioni di firme. Nel frattempo Nicolas Maduro si aggrappa al potere e usa la Corte costituzionale (Tribunale Supremo di Giustizia) per invalidare ogni decisione del parlamento venezuelano dominato dall’opposizione. Tra queste la “Legge di Amnistia e Riconciliazione Nazionale”, che aveva l’obiettivo di liberare 78 prigionieri politici (tra studenti, militari e politici di opposizione). 

Una bomba ad orologeria nelle mani di Nicolas Maduro. “Spero che il dialogo sia davvero possibile in Venezuela, ma un dialogo vero e non un altro inganno al popolo venezuelano”, ha sottolineato Leopoldo Lopez Gil dopo la sua visita al Santo Padre, forse l’unico capace di compiere un miracolo in Venezuela.