• ACCORDI PERICOLOSI

Il Rosatellum (come Visco) è una bomba ad orologeria

Il voto sulla legge elettorale

Ieri due notizie eclatanti per la politica italiana: l’approvazione definitiva del Rosatellum bis e la riconferma di Visco alla Banca d’Italia. I dietrologi non sapevano se la prima fosse stata volutamente fatta coincidere con la seconda o viceversa. Fatto sta che entrambe si inseriscono in una dinamica di accordo tra le principali forze politiche di centrodestra e centrosinistra e rappresentano mine vaganti sulla strada del loro futuro.

Se dovessero aprirsi altre crepe nel sistema di vigilanza bancaria, sul banco degli imputati salirebbe subito il riconfermato governatore. Se dalle urne delle prossime politiche non dovesse emergere alcuna maggioranza netta, le colpe verrebbero date alla nuova legge elettorale. Dunque, potrebbe trattarsi, in entrambi i casi, di bombe a orologeria, pronte ad esplodere di qui a qualche mese. Anche perché il premier Gentiloni, che inizialmente avrebbe voluto tenersi fuori dal braccio di ferro sulla nuova legge elettorale, ha dovuto cedere alle pressioni di Renzi e si è fatto trascinare nella contesa, ponendo la fiducia.

Il Rosatellum bis, dopo otto voti di fiducia tra Camera e Senato, ha incassato il via libera di Palazzo Madama con 214 si, 61 no e 2 astensioni. Il patto a quattro, tra Pd, Forza Italia, Alternativa popolare e Lega ha retto, anche grazie all’appoggio dei verdiniani, che hanno garantito il numero legale, e di altre forze minori come i fittiani e l’Udc. Contrari il Movimento Cinque Stelle, che ha manifestato in piazza, invitando il Capo dello Stato a non firmare il testo di legge, Mdp e Sinistra italiana. Tutti i sostenitori della nuova legge mettono le mani avanti, ammettendo che non è perfetta ma dichiarando che, tra quelle prospettate negli ultimi mesi, è la migliore. La verità è che essa serve in primo luogo a sbarrare con ogni probabilità la strada a un governo targato Cinque Stelle e, in secondo luogo, a certificare il paracadute delle larghe intese nell’eventualità, assai probabile, che nessuna forza politica conquisti la maggioranza dei seggi in entrambi i rami del Parlamento.

La trama è questa, ma è comunque sbagliato gridare al colpo di mano o parlare di democrazia a rischio. Certo è che sarebbe stato molto più democratico avviare in Parlamento un confronto tra tutte le forze politiche, visto che la legge elettorale riguarda tutti, e, sarebbe stato assai più sensato muoversi in questa direzione subito dopo le sentenze della Corte Costituzionale, senza accelerare all’impazzata tre mesi prima della fine della legislatura.

Il Rosatellum bis sostituisce l’Italicum così come modificato dalla Corte Costituzionale alla Camera, e il Consultellum per il Senato. E’ un sistema misto proporzionale e maggioritario, in cui un terzo di deputati e senatori vengono eletti in collegi uninominali (ci sarà un solo candidato per coalizione e vincerà chi prenderà un voto in più degli avverari) e i restanti due terzi sono eletti con un sistema proporzionale di lista. Alla Camera i 630 seggi verranno assegnati in questo modo: 232 in collegi uninominali, 386 con il proporzionale e 12 nella circoscrizione estero. I 315 senatori verranno eletti nel seguente modo: 109 in collegi uninominali, 200 in collegi plurinominali e 6 nella circoscrizione estero.

Pertanto, dalle prime proiezioni sulla base dei sondaggi più recenti, il centrodestra è fortemente favorito al nord, grazie al peso crescente della Lega, e dovrebbe conquistare gran parte dei collegi uninominali, il centrosinistra potrebbe spuntarla nel centro-sud, dove il Pd è più forte e Forza Italia non ha un alleato così forte come il Carroccio ma solo Fratelli d’Italia o liste centriste. Anche in Sicilia e Sardegna lo schieramento berlusconiano sembra in vantaggio sugli avversari. A secco di collegi uninominali potrebbero rimanere i grillini, proprio perché, correndo da soli e non facendo alleanze, dovrebbero candidare personaggi talmente autorevoli da riuscire a catalizzare consensi anche in altri serbatoi elettorali, scavalcando le due coalizioni antagoniste.

Possono dormire sonni tranquilli, stando alle ultime proiezioni, anche i centristi di Alfano e gli altri cespugli del centrodestra, visto che la soglia di sbarramento del Rosatellum bis nella quota proporzionale è fissata al 3% su base nazionale, sia al Senato che alla Camera. Il nuovo coordinatore di Alternativa popolare, Maurizio Lupi si dice sicuro che il suo partito riuscirà ad eleggere qualche decina di deputati e senatori. Il Rosatellum bis prevede anche una soglia minima del 10% per le coalizioni, cioè quelle tra partiti che si uniscono nel timore di non farcela da soli. Tuttavia, occorre che almeno una delle liste alleate superi il 3%.

Il territorio nazionale sarà diviso in collegi plurinominali che dovranno essere definiti in fretta con un decreto del governo. Ogni collegio plurinominale non potrà eleggere più di otto deputati, ma in alcune Regioni più piccole ne eleggerà anche meno di otto.

Avrà poi certamente conseguenze politiche il divieto di voto disgiunto. In altre parole, il voto sarà espresso su una sola scheda e quindi non sarà possibile votare un candidato nel collegio uninominale e una lista a lui non collegata nella parte proporzionale. L’elettore sarà obbligato a un abbinamento predefinito candidato-partito, e su questo punto in effetti il Rosatellum bis appare assai deludente sotto il profilo della democraticità. E’ evidente anche in questo caso l’obiettivo di favorire la governabilità, evitando voti “strabici” e quindi indicazioni contraddittorie tra uninominale e proporzionale. Ma, nonostante tutto, dalle prossime elezioni politiche con il Rosatellum bis uscirà un Paese governabile?