• ARTE

Il ritorno dei Preraffaelliti

Dopo un periodo di oblio, Rossetti, Millais, Burne-Jones e compagni tornano a riscuotere grande consenso. Merito di una mostra londinese, alla Tate Britain fino al 13 gennaio, che mette il risalto il valore della loro ricerca, di quel realismo vibrante in cui c'era ancora posto per la bellezza.

LadyLillith–Rossetti

Il 13 gennaio 2013 chiude a Londra alla Tate Britain la mostra I Preraffaelliti: un’avanguardia vittoriana, che ha registrato un clamoroso successo di pubblico e ha anche ottenuto un endorsement di tutto rispetto da L’Osservatore Romano. Perché tanto successo? Dopo un periodo di oblio, in cui erano considerati pomposi e decadenti – e in cui capolavori oggi valutati milioni di euro sono passati di mano per poche decine di migliaia di sterline – i Preraffaelliti sembrano oggi godere di un consenso generale. Il grande merito della mostra londinese – che pure è soprattutto una rassegna dei pezzi migliori di questa scuola artistica conservati in Europa, dal momento che i musei americani sono stati meno generosi nel concedere i loro pezzi – è di spiegare perché.

I Preraffaelliti sono i membri di una «confraternita» di pittori creata a Londra nel 1848 da Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), John Everett Millais (1829-1896) e William Holman Hunt (1827-1910). Il loro amico, e per certi versi mentore, Ford Madox Brown (1821-1893) non diventerà mai formalmente membro della confraternita, ma negli anni 1850-1860 la sua collaborazione con i Preraffaelliti è strettissima. Il nome viene dall’idea secondo cui la decadenza dell’arte è iniziata con il Rinascimento, e per riconquistare una prospettiva in cui l’arte da una parte rappresenti la realtà com’è e dall’altra trasmetta l’esperienza del mito, del rito e della fiaba è necessario risalire a prima di Raffaello Sanzio (1483-1520).

L’esperienza dei Preraffaelliti sarebbe incomprensibile senza il precedente del neogotico – il cui esponente principale è l’architetto convertito al cattolicesimo Augustus Welby Northmore Pugin (1812-1851), che rovescia le idee correnti secondo cui quella medievale sarebbe un’arte «inferiore», facendone invece un modello ideale. E senza le opere del critico, enormemente influente, John Ruskin (1819-1900) il quale, nella prima fase della sua vita – quella precedente all’abbandono della fede cristiana avvenuto quasi di colpo a Torino nel 1858, come reazione alla freddezza di un servizio religioso valdese messa a confronto con l’esuberanza «pagana» dei dipinti rinascimentali esposti in quella che oggi si chiama Galleria Sabauda – aveva a sua volta rivalutato il Medioevo.

La vera e propria «confraternita» preraffaellita del 1848 dura pochi anni, perché Millais e Hunt finiscono per prendere strade diverse, ma nel 1857 Rossetti ricostruisce un secondo gruppo di Preraffaelliti con William Morris (1834-1896) ed Edward Burne-Jones (1833-1898), due studenti di teologia protestanti di Oxford iniziati all’amore per il Medioevo dalle idee del beato John Henry Newman (1801-1890). Nell’ultima fase della sua vita Morris finirà per diventare un importante dirigente del socialismo inglese e un interlocutore di Friedrich Engels (1820-1895). Ma il suo sarà un curioso «socialismo feudale», fondato sull’idea che il Medioevo avesse realizzato un suo modello di cura dei poveri e di giustizia sociale, che l’avidità dei mercanti e della borghesia aveva successivamente distrutto. Lo stesso Morris è all’origine del movimento Arts and Craft, che porta oggetti di arredamento di gusto preraffaellita – mobili, mattonelle, vetri cattedrale per le finestre, tessuti, carte da parati, arazzi – nelle case di moltissimi inglesi.

La mostra di Londra non tace la ragione più superficiale del successo dei Preraffaelliti: l’invenzione della categoria di "top model" e il piacere degli appassionati dei loro quadri – ieri come oggi – a riconoscere dietro ogni quadro una delle grandi modelle, interessandosi anche alla loro vita privata, spesso molto complessa, ricostruita da ultimo nella bella serie televisiva del 2009 della BBC Desperate Romantics. Oggi i visitatori londinesi ammirano le molte declinazioni del volto unico di Jane Morris (1839-1914), moglie di William Morris e amante di Rossetti, considerata una delle donne più belle di tutti i tempi. Ma ammirano anche la moglie di Rossetti, Elizabeth Siddal (1829-1862), modella dell’opera votata dai visitatori come la più bella della mostra, l’Ofelia di Millais, le prostitute Fanny Cornforth (1835-1906) e Annie Miller (1835-1925) e le ricche ereditiere greche di Londra Maria Zambaco (1843-1914), Marie Spartali (1844-1927) e Aglaia Coronio (1834-1906), dette "le Tre Grazie". Burne-Jones perde completamente la testa per la Zambaco, ma tutte queste super-modelle – alcune delle quali, come la Siddal e la Spartali, diventano a loro volta discrete artiste – sono protagoniste di tante e tali relazioni e rotture sentimentali con i Preraffaelliti da far perdere il conto anche agli specialisti.

Reso il dovuto omaggio alla bellezza delle modelle – che per Rossetti, in quanto non solo spontanea ma coltivata e curata, è essa stessa una forma di arte – la mostra della Tate insiste sul fatto che il primo impulso "preraffaellita" non è la riproduzione di temi medievali ma il realismo. Tornare a "prima di Raffaello" per questi artisti significa abbandonare le convenzioni neo-rinascimentali e neoclassiche e rappresentare la realtà com’è, con un gusto maniacale del dettaglio, specie vegetale. Ma non solo: i Preraffaelliti diventano famosi quando Millais espone nel 1850 Cristo nella casa dei suoi genitori, denunciato dal romanziere Charles Dickens (1812-1870) come blasfemo perché Giuseppe e il ragazzo Gesù sono rappresentati realisticamente nella loro bottega di falegnami come stanchi e sporchi di segatura, ma difeso da Ruskin e oggi riconosciuto come opera autenticamente religiosa. E se l’opera più famosa di Brown è Lavoro, uno scorcio del sistema sociale vittoriano e della feroce contrapposizione fra ricchi e poveri, a Londra si possono ammirare anche La coscienza risvegliata di Hunt e Trovata di Rossetti, dipinti ultra-realisti dove due prostitute prendono coscienza della loro condizione degradata (il fatto che le modelle siano due vere prostitute, rispettivamente Annie Miller e Fanny Cornforth, rende i quadri ancora più realistici).

E tuttavia non c’è contraddizione fra il realismo di queste scene moderne e il gusto medievale della seconda generazione preraffaellita, che porta Burne-Jones – sia nei suoi dipinti sia nei disegni per gli oggetti di arredamento che William Morris dissemina nelle case della nobiltà e della borghesia – a ricostruire con passione il ciclo del Graal, la storia di Re Artù, favole come quella della Bella Addormentata e le leggende inglesi cantate nel Medioevo dal poeta Geoffrey Chaucer (1343-1400). Il filo rosso che lega il realismo sociale al ritorno al Medioevo è infatti la contestazione del conformismo vittoriano e delle bruttezze insieme architettoniche e sociali della rivoluzione industriale. Tramite la bellezza, sostengono i Preraffaelliti, un altro mondo è possibile.

La religione è molto presente nella mostra di Londra. Se gli atteggiamenti dei Preraffaelliti rispetto al cristianesimo sono i più diversi, e le loro vite private non sono certo esemplari, una nostalgia per il tempo degli eroi e dei santi pervade tutta la loro opera, non solo quella realizzata per una committenza specificamente religiosa come le vetrate che decorano numerose chiese neogotiche inglesi. Cerniera fra i primi Preraffaelliti realisti e i secondi medievaleggianti, La Luce del Mondo di Hunt, dove il pittore rappresenta Cristo Re che sta alla porta degli uomini e bussa, è la più bella testimonianza di questa nostalgia, ed è giustamente diventata una delle principali icone religiose del mondo anglosassone.