• L'ANALISI

Il progetto europeista vira verso il globalismo

Il vecchio progetto Europeo quindi sembra pertanto ormai sorpassato e sostituito dal progetto globalista. Ciò perché i vecchi europeisti, per primi, hanno capito che il potere è ormai gestito fuori dall’Europa, sopra l’Europa, e l’Europa può solo cercare di convincersene o decidere di diventare qualcosa d’altro.

Temo, con sofferenza, che il progetto originale Europa, sia diventato obsoleto, sorpassato, non più realizzabile, non solo per la burocratizzazione eccessiva o per le evidenti ragioni di continua conflittualità fra i paesi membri, ma per molto di più: perché il potere si è spostato altrove. Ho poi sempre più l’impressione che chi è ora convinto che l’Europa non si riesca, o non si possa più fare, possano essere proprio gli ex europeisti più radicali, quelli del manifesto di Ventotene per intenderci. Ma quello che mi preoccupa di più è la loro possibile conversione al globalismo.

Si direbbe infatti che questi europeisti, ora dubbiosi, siano oggi intimamente delusi dalla difficoltà di realizzare questo progetto europeo, per le evidenti difficoltà a cambiare i caratteri dei paesi fondatori, troppo ancora attaccati alla loro identità e troppo ancora attaccati alle loro comuni radici, anche se cancellate, rifiutate e negate. E detti europeisti “ora dubbiosi” potrebbero appunto essersi già convertiti al “globalismo” quale alternativa dell’europeismo, per realizzare il loro progetto. Questo potrebbe concorrere a spiegare come mai siano proprio loro in prima fila a sostenere ora l’esigenza delle migrazioni e della condanna del sovranismo.

Il vecchio progetto Europeo quindi sembra pertanto ormai sorpassato e sostituito dal progetto globalista. Ciò perché i vecchi europeisti, per primi, hanno capito che il potere è ormai gestito fuori dall’Europa, sopra l’Europa, e l’Europa può solo cercare di convincersene o decidere di diventare qualcosa d’altro. Così sembrano aver perso l’interesse originale all’Europa. Certo il progetto europeo non viene rinnegato ufficialmente, perché è un po’ presto, imprudente e inopportuno fare oggi i globalisti, fin quando la crisi globale non sia risolta.

L’Europa però non può più essere quella formulata in progetti passati per una serie di ragioni. Anzitutto perché il mondo è cambiato troppo in fretta e i rapporti di forza non son più gli stessi di 70 anni fa. Poi perché la crisi economica iniziata negli anni ’70 è per l’Europa, da sola, irrisolvibile. E ancora perché l’Europa si è estesa a tanti popoli nuovi e diversi paesi (ben 28) complicando la gestibilità del progetto. In più, perché gli europei stessi son cambiati, hanno valori morali diversi, aspirazioni diverse, hanno vantaggi o svantaggi nuovi, hanno alleati nuovi, ecc…

Infine perché il cambiamento dell’atteggiamento dell’Autorità Morale, soprattutto verso le pretese (giustificate) del mondo globale, verso le radici (trascurate) della civiltà europea, verso luteranesimo, immigrazione, ambientalismo, ha creato grande confusione.

Il popolo cattolico sembra aver perso la guida o meglio non la segue più, non obbedisce più in silenzio, la contesta, molti la ignorano. Ciò è significativo perché, nonostante lo sforzo dei media, la Chiesa non sembra più essere considerata dal mondo l’interlocutore che rappresenta valori, pensiero e comportamento della religione cattolica universale. E quest’ultimo cambiamento è significativo non solo per l’Italia, ma per l’Europa e per il mondo intero. Se anche la massima Autorità Morale al mondo ignora le “radici cristiane” d’Europa e lascia emergere il sospetto che stia pensando a nuove “radici globali” per il mondo intero, modifica senza dubbio il suo ruolo. La fede non è una ideologia politica che fa cambiare atteggiamento mostrando e convincendo sull’opportunità di farlo. La fede è qualcosa di più complesso di una prospettiva machiavellica di opportunità intuita da creature umane.

San Giovanni Paolo II ricordava continuamente che l’identità europea è incomprensibile senza cristianesimo, perché è il cristianesimo che ha fatto maturare la civiltà europea, la sua cultura, dinamismo, intraprendenza, la sua capacità di progredire, risolvere problemi, valorizzare i suoi abitanti, estendere detti valori agli altri continenti e altre civiltà. Ecco, quando san Giovanni Paolo II dice “estendere detti valori ad altre continenti e civiltà”, non lascia dubbi che stesse pensando al mondo globale, che ha sempre necessitato i valori dell’Europa. Non è l’Europa ora a necessitare di assimilare i “non valori” di altri continenti e del globale.

Un grande autore spagnolo del secolo XX suppose persino che l’Europa potesse chiamarsi “Eurocristianità”, dati i suoi fondamenti comuni, dato che fu il cristianesimo a dare all’Europa la sua essenza, a configurarne l’unità dove trovarono casa popoli diversi, razze diverse, con culture e civiltà originali diverse che si unirono per convivere secondo i principi cristiani, principi che convertirono e unirono l’Europa per più di un millennio. E’ necessario ricordare che le radici d’Europa e la formazione della civiltà occidentale si fondarono proprio sulla sua conversione, cioè su un fatto religioso, non politico. Vale la pena ricordare (agli smemorati) quali siano stati quegli identici valori cristiani che hanno ispirato leggi e consuetudini, e non è affatto ideologia volerli ricordare.

Questi valori li enumerò san Giovanni Paolo II nel memorabile discorso a Santiago de Compostela, il 9 novembre 1982: “L’Europa, deve al cristianesimo alcuni valori che mantiene, come la dignità della persona umana, il profondo sentimento della giustizia e della libertà, la laboriosità, lo spirito di iniziativa, l’amore per la famiglia, il rispetto della vita, la tolleranza e il desiderio di cooperazione e di pace… “. Senza questi valori che senso avrebbe l’Europa, ed il suo ruolo nel mondo intero?

Quali di questi valori sono vivi e vissuti, oggi? La dignità della persona e il rispetto della vita, forse? Il sentimento di giustizia e libertà? l’amore per la famiglia? la tolleranza, cooperazione e pace, per caso? No, non più, questi valori son stati trasformati. Hanno invece “messo radici “valori ben diversi, contrari, che hanno disgregato quelli originali, producendo un rischio di Europa pagana nelle idee e nei costumi, che si trasferisce anche in scelte politiche ed economiche. Rischio che diviene maggiore se si confida nel globalismo che sappia imporre con strumenti più vincolanti questi non-valori o valori degenerati.

Lasciatemi concludere, almeno sulla Nuova BQ, invocando Maria, “Mater Ecclesiae et Regina Europa” perché protegga entrambe dall’incertezza morale che rischia di far recedere la sua civiltà a una civiltà solo scientifica, guidata da intelligenza artificiale senza un fine, con autonomia morale, destinata a sfuggire dalle mani di uomini immaturi che hanno investito in supposta conoscenza e non in sapienza.