• LA SOLENNITA' DI MARIA MADRE DI DIO

Il Papa: «Servire la vita umana è servire Dio»

Papa Francesco aveva chiuso il 2017 nel tradizionale Te deum di ringraziamento dicendo che l’anno passato «che Dio ci aveva donato integro e sano, noi umani l’abbiamo in tanti modi sciupato e ferito con opere di morte, con menzogne e ingiustizie».

«Le guerre sono il segno flagrante di questo orgoglio recidivo e assurdo», ha detto il 31 dicembre Francesco. «Ma lo sono anche tutte le piccole e grandi offese alla vita, alla verità, alla fraternità, che causano molteplici forme di degrado umano, sociale e ambientale. Di tutto vogliamo e dobbiamo assumerci, davanti a Dio, ai fratelli e al creato, la nostra responsabilità».

Nell’apertura del 2018, avvenuta oggi con la celebrazione della messa per la solennità della Madre di Dio, il Papa insiste sulla grande novità della maternità divina di Maria: «l’uomo non è più solo; mai più orfano, è per sempre figlio. L’anno si apre con questa novità. (…) È specchiarci nel Dio fragile e bambino in braccio alla Madre e vedere che l’umanità è cara e sacra al Signore. Perciò, servire la vita umana è servire Dio e ogni vita, da quella nel grembo della madre a quella anziana, sofferente e malata, a quella scomoda e persino ripugnante, va accolta, amata e aiutata».

Il duplice richiamo del Papa, sia in chiusura che in apertura di anno, è quindi riferito alla vita, da servire dal suo concepimento fino alla fine naturale. Mentre nel primo Angelus del 2018, Francesco è tornato sul tema della pace, visto che proprio oggi si celebra la Giornata Mondiale della Pace con un tema caro al pontefice: “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. Ha chiesto perciò di non soffocare «le speranze di pace» di questi uomini e donne che si mettono in viaggio. «È importante che da parte di tutti, istituzioni civili, realtà educative, assistenziali ed ecclesiali, ci sia l’impegno per assicurare ai rifugiati, ai migranti, a tutti un avvenire di pace».

Nell’omelia della solennità della Madre di Dio, ieri mattina, Francesco ha anche invitato al silenzio contemplativo. Davanti al presepe. «Perché davanti al presepe ci riscopriamo amati, assaporiamo il senso genuino della vita. E guardando in silenzio, lasciamo che Gesù parli al nostro cuore: che la sua piccolezza smonti la nostra superbia, che la sua povertà disturbi le nostre fastosità, che la sua tenerezza smuova il nostro cuore insensibile. Ritagliare ogni giorno un momento di silenzio con Dio è custodire la nostra anima; è custodire la nostra libertà dalle banalità corrosive del consumo e dagli stordimenti della pubblicità, dal dilagare di parole vuote e dalle onde travolgenti delle chiacchiere e del clamore». 

Al Te deum di ieri, rivolgendosi in particolare alla città di Roma, aveva espresso apprezzamento anche «per tutte quelle persone che ogni giorno contribuiscono con piccoli ma preziosi gesti concreti al bene di Roma». Ha espresso «stima per i genitori, gli insegnanti e tutti gli educatori che, con questo medesimo stile, cercano di formare i bambini e i ragazzi al senso civico, a un’etica della responsabilità, educandoli a sentirsi parte, a prendersi cura, a interessarsi della realtà che li circonda».

Il Papa finisce il 2017 e comincia l’anno 2018 ricordando la vita che si fa carne in una donna che ha saputo ascoltare Dio e dire il suo “sì”; guardano al bambino Gesù e a sua Madre il Papa ha così rinnovato l’invito a custodire la vita. In tutto ciò, ha sottolineato Francesco, occorre guardare alla Madre e così «la devozione a Maria non è galateo spirituale, è un’esigenza della vita cristiana. Guardando alla Madre siamo incoraggiati a lasciare tante zavorre inutili e a ritrovare ciò che conta».