a cura di Francesco Boezi
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Il papa non ha accettato le dimissioni di Barbarin

Monsignor Philippe Barbarin

Questa mattina, 19 marzo, papa Francesco ha ricevuto in Udienza il cardinale Philippe Barbarin. L'arcivescovo di Lione aveva annunciato le sue dimissioni il 7 marzo scorso, subito dopo la sentenza di condanna in primo grado a sei mesi di carcere, con la condizionale, per non aver denunciato gli abusi sessuali commessi da padre Bernard Preynat tra il 1986 e il 1996. I crimini del sacerdote erano avvenuti vent'anni prima che Barbarin assumesse la guida della diocesi di Lione.

Il porporato francese si è recato in Vaticano per rassegnare le sue dimissioni nelle mani del pontefice che, però, non le ha accettate. Lo ha fatto sapere Alessandro Gisotti, direttore "ad interim" della Sala Stampa della Santa Sede, in una nota diffusa nella quale, però, viene specificato: "cosciente tuttavia delle difficoltà che vive in questo momento l’arcidiocesi, il Santo Padre ha lasciato il cardinale Barbarin libero di prendere la decisione migliore per la diocesi". E il porporato francese - ha fatto sapere sempre Gisotti - "ha deciso di ritirarsi per un periodo di tempo" durante il quale la guida della diocesi sarà assunta dal Vicario Generale, padre Yves Baumgarten.

Sull'incontro di ieri mattina in Vaticano l'arcivescovo ha emesso oggi un comunicato ufficiale in cui ha spiegato che il papa ha invocato la presunzione di innocenza per motivare la sua volontà di non accettare le dimissioni. Francesco, tuttavia, ha lasciato all'alto prelato la "libertà di prendere la decisione (...) migliore per la vita della diocesi di Lione, oggi". 

La sentenza del tribunale della città francese era arrivata nonostante la pubblica accusa non avesse chiesto alcuna condanna nei confronti del cardinale. In precedenza, la posizione di Barbarin per gli stessi fatti contestati era stata archiviata dalla procura di Lione. La difesa dell'arcivescovo ha annunciato il ricorso in appello contro la sentenza pronunciata dai giudici lo scorso 7 marzo. L'esito di questo ricorso potrebbe essere decisivo anche per il futuro dell'arcidiocesi francese. (Nico Spuntoni)

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